La felicità delle piccole cose – Caroline Vermalle

Titolo: La felicità delle piccole cose
Autore: Caroline Vermalle
Data di pubbl.: 2014
Casa Editrice: Feltrinelli
Genere: Romanzo
Traduttore: Monica Pesetti
Pagine: 218
Prezzo: 15,00

In una Parigi innevata e nostalgica incontriamo Frédéric Solis, elegante quarantenne, avvocato di successo, collezionista di opere d’arte e appassionato di Impressionismo. Affascinante ed in carriera, l’uomo appare agli altri come l’esempio del successo e della felicità, eppure…le sue serate trascorrono in solitudine e i suoi contatti sono quasi esclusivamente di lavoro, non vi è traccia di amicizie o di amore nelle sue giornate. Perché Frédéric non mette in gioco i suoi sentimenti? Quello che gli è manca è l’affetto e la comprensione di una famiglia, quello che lo divora è un senso di vuoto e di abbandono che risale all’infanzia, quando il padre è scomparso improvvisamente. Questo dolore è stato capace di spingere la sua ambizione e la sua volontà, facendolo emergere negli studi e primeggiare nel mondo del lavoro, ma è stato anche la causa dei suoi fallimenti in campo sentimentale.

Ma il vento è destinato a cambiare: una misteriosa eredità, ricevuta da un oscuro benefattore, metterà in modo una serie di avvenimenti destinati a cambiare la vita di Frédéric. Misteriosi biglietti del treno, un ingresso al Musée d’Orsay e una strana mappa: si tratta forse di una caccia al tesoro? E per quale motivo Frédéric ritiene che dietro questi indizi si celi un misterioso dipinto di Monet, il suo pittore preferito?

Con l’aiuto della giovane assistente Pétronille, pasticciona ma volonterosa, Frédéric inizia a seguire gli indizi che lo porteranno nella magica atmosfera del Nord della Francia, tanto cara agli a impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet Giverny e (come poteva mancare?) il Musée d’Orsay, che vanta una grande collezione impressionista. I viaggi saranno l’occasione per scalfire l’apparente perfezione della sua esistenza e per riscoprire il valore dell’amicizia e il calore dell’affetto, ma soprattutto per fare pace con il proprio passato. E’ proprio vero…”a volte nella vita capitano delle cose che ti rimettono in riga”. (p.53)

Una storia piacevole e bene delineata dalla quale emergono due elementi di grande fascino: lo charme della Francia degli impressionisti, con le atmosfere magiche che i loro colori sono capaci di evocare, e la scelta narrativa della caccia al tesoro, con indizi che invogliano il lettore ad arrivare al capitolo seguente.

Un’atmosfera romantica e di grande fascino fa da sfondo ad storia leggera che ha però la capacità di farci riflettere sul valore dei sentimenti e dei legami affettivi e di ricordarci l’importanza di saper dare all’altro e, in primo luogo a noi stessi, una seconda opportunità. Frédéric Solis è un bel personaggio, umano nelle sue debolezze e paure; intorno al lui ruota una girandola variopinta di personaggi simpatici e un po’ stralunati, ma animati da buoni sentimenti e che sono capaci di scaldare il cuore al lettore.

Ruolo non in secondo piano quello dell’arte, a cui spetta l’onore di risvegliare il cuore del protagonista, le cui peregrinazioni ruotano intorno ai capolavori impressionisti, citati, ammirati e desiderati, vecchi amici che fanno parte dei ricordi di tutti noi: “Spesso una di queste opere così familiari ci invita a fermarci. Ah sì, conosciamo anche questa. L’abbiamo vista tante volte. E’ piccola e sembra volerci sussurrare qualcosa all’orecchio. Rallentiamo, ci fermiamo, pieghiamo la testa di lato. E all’improvviso un senso di pace ci pervade.” (p. 198). Potere dell’arte.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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