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Non recensiamo libri

di editoria a pagamento!

La scelta è maturata in seguito a confronti ed approfondimenti sull’argomento ed è un caposaldo della nostra linea redazionale. Siamo infatti contro quella che viene anche definita vanity press perché riteniamo che un editore debba valutare un libro sulla base della qualità, considerandolo frutto di lavoro e creazione originale su cui investire. Pertanto, non troviamo giusto che la pubblicazione del libro sia pagata interamente (o in gran parte) dallo scrittore. Purtroppo, però, sono molti gli autori a proprie spese (così li definisce Umberto Eco nel romanzo “Il pendolo di Foucault”) che ogni anno restano vittime di questo meccanismo del mercato editoriale: alcuni sono presi per ingenuità, altri per la gola facendo leva sul loro desiderio di veder pubblicata la propria opera (ecco da cosa nasce il termine vanity press). Inoltre, leggendo molti libri di editori a pagamento, fatta eccezione per qualche volume pregevole, abbiamo notato che spesso mancano revisione ed editing: si trovano contenuto grezzo, struttura non organica, sbilanciamenti narrativi, refusi e errori grammaticali (ahinoi questo è un tasto dolente a prescindere dall’editore!). Ecco, quindi, che l’editoria a pagamento danneggia anche i lettori che, ignari del fenomeno, si ritrovano tra le mani un qualcosa che è distante dall’essere un libro “fatto e finito”: infatti, la priorità dell’editore a pagamento non è raggiungere il lettore con un buon prodotto, ma attirare quanti più scrittori possibili. Nel 2010 si è tenuta la prima Giornata Nazionale contro l’editoria a pagamento  (che ricorre il 31 maggio) e per l’occasione, in un’intervista a Booksblog.it, la promotrice dell’evento Linda Rando ha così spiegato il fenomeno:
“Sarebbe come pagare il proprio datore di lavoro per continuare a lavorare nell’azienda: un’assurdità. È problematica perché, oltre a intasare il mercato con migliaia e migliaia di pubblicazione prive di qualità (la maggioranza degli editori a pagamento non fa uno straccio di selezione ma finge di farla) inganna gli aspiranti scrittori. Li riempie di lusinghe, fa loro credere che pagare sia l’unico modo per pubblicare, che non ci siano editori che pubblicano gratis e via dicendo. In sostanza raccontano un cumulo di frottole”.

Vogliamo che i lettori possano gustare opere in cui gli stessi editori hanno creduto in modo autentico per originalità e qualità, su cui hanno lavorato mettendoci di tasca propria consapevoli che il prodotto finale li potrà ripagare e che accompagnano con interesse nel mercato editoriale.

 

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