Un’imprecisa cosa felice – Silvia Greco

Titolo: Un'imprecisa cosa felice
Autore: Silvia Greco
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Hacca
Genere: romanzo breve, Romanzo famigliare
Pagine: 185
Prezzo: 14,00 €

Silvia Greco, poetessa e cabarettista, fa il suo esordio come romanziera con il libro“Un’imprecisa cosa felice“. Un libro che inizia con  un prologo che ci parla di morte, non quella classica, come va di moda in questi giorni, ma quella più leggera che sorge improvvisamente per una serie di casualità. La storia è semplice come una fiaba d’altri tempi. I protagonisti sono persone genuine, gente di paese che guarda ancora al mondo con stupore. La storia si svolge negli anni novanta in un piccolo paesino, dove la gente vive a misura d’uomo. I personaggi principali sono Marta e Nino ed attorno a loro si muove una microstoria dove nell’alternarsi fra tempo presente e flashback conosciamo tanti personaggi ognuno con il suo peso specifico.

Marta è una giovane tosta e ribelle, senza essere un’eroina non si arrende alle avversità, ma anzi prende spunto dai problemi quotidiani per rendere più dolce la vita. La vita di Marta la vedo come un’avventura picaresca ambientata nei nostri giorni. Una giovane che cerca se stessa in un lungo peregrinare di esperienze, lavori ed incontri. Nino per me è un incrocio fra il Pinocchio delle fiabe ed il Forrest Gump cinematografico: il classico eterno bambino che cresce con i suoi tempi, ma che soprattutto reagisce alla vita con un approccio che la gente non comprende, ritenendolo pertanto “scemo”.

Attorno a questi due poli narrativi, nel libro si alternano in sequenza altri personaggi non secondari come lo zio Ernest,o attore di cabaret, la zia Marisa, che con il suo calore sa contagiare tutti quelli che le ruotano attorno, Elvira la madre iperprotettiva di Marta, ma anche i genitori di Nino che cercano di amarlo, ma non riusciranno mai a comprenderlo.

La storia è composta da micro-quadri o brevi racconti in cui ogni volta comprendiamo più che la storia in sè l’anima dei personaggi. Nulla è casuale, tutto ha una sua logica seppur dolce e l’autrice è brava a collegare tutte le tracce che lascia nelle pagine. Il sentimento che aleggia nella pagina è l’empatia verso tutte le persone, mai un giudizio, solo tenera comprensione. In una società in cui si premia sempre chi emerge, nel romanzo vediamo una narrazione che dà speranza e voce agli ultimi.

“Non è vero che sei scemo, sembri molto più intelligente di quando eri piccolo, si vede che ti ci è voluto un po’ più di tempo degli altri, che sarà mai” (pag. 68). Sembra un mondo fatato in cui adulti e ragazzini fanno a gara a chi conta più stelle….. “vinceva chi, senza barare, avvistava il numero più alto di stelle cadenti….il premio consisteva ….in un buono vizi 24, una serie di coccole elargite dai due perdenti, da usufruire nell’arco di ventiquattr’ore a partire dal giorno successivo alla vittoria.”  (pag 134).

Lo stile dell’autrice è fresco e leggero. Nel romanzo la Greco usa spesso frasi brevi, ma aggettivi calibrati e caldi che sembrano quasi dar colore ed anima a personaggi e situazioni. La sua abilità è anche quella di creare parole belle e calzanti come il “gattoso” che per Marta voleva dire la cosa più belle di tutte le cose belle, “quando di colpo ti fidi dell’intero universo e allora ti strusci e fai le fusa e dai le nasatine contro il mondo e ogni cosa vibrissa è in sintonia con pianeti….”(pag. 83). Un romanzo che nell’epilogo da speranza  perché, come dice nelle ultime righe, anche se ci lascia lo fa “lasciandoti un sorriso” (pag. 185).

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