Zero History – William Gibson

Titolo: Zero History
Autore: Gibson William
Casa Editrice: Fanucci
Genere: Giallo & Thriller
Traduttore: Daniele Brolli
Pagine: 548
Prezzo: 6,99


Inizio con l’evidenziare una delle poche cose che non funziona: in questa edizione non vi  è nessun accenno al fatto che il volume è la conclusione di una trilogia cominciata con i libri “L’accademia dei sogni ” e “Guerreros”. E’ bene precisarlo  perchè un lettore potrebbe pensare di avere a che fare con un ‘opera a sè, invece i personaggi e le loro relazioni sono stati già sviluppati nei precenti racconti.

I protagonisti, che sono quelli di una storia che è difficile classificare in un genere a causa della tendenza di Gibson a mescolare vari tipi di narrazioni, sono tutte persone che escono da un passato travagliato, ma non sanno nè trovare un futuro,  nè lenire le proprie ferite.  La concezione stessa dei personaggi è complessa, l’autore ha una tesi da dimostrare  e usa le sue creature nel tessuto del racconto esattamente come pezzi di un puzzle che presi singolarmente sembrano assurdi, ma nel contesto generale aquisiscono la loro dimensione.

C’è Bigend un imprenditore capace di utilizzare le debolezze per controllare le persone che assolda per i suioi fini di conquista nel marketing commerciale. Lo scopo di questa ricerca è rintracciare uno stilista che, sotto traccia, ha messo sul mercato una nuova linea di jeans. Bigend vorrebbe assumere lo stilista e usare il suo brand per le divise dell’esercito americano. Le persone assoldate da Bigend sono Hollis Henry, una giornalista con  passato da cantante e Milgrim  un esperto di criptologia che si sente in debito nei confronti del suo padrone per averlo aiutato a disontossicarsi in una clinica svizzera.

Una trama in realtà semplice si complica perchè nulla è mai come sembra: Bigend manipola e forse è a sua volta manipolato, Milgrim pensa d’essere stato aiutato nel debellare la sua dipendenza, ma in realtà le sue manie e le sue nevrosi continuano. In questo romanzo non abbiamo dei veri buoni e dei veri cattivi, ognuno ha una propria agenda o dei propri programmi per salvaguardare sè stesso e sopravvivere. Nelle pagine regna una tensione snervante, un desiderio di mettersi in mostra e raggiungere il vertice e, se per Bigend il vertice è quello del marketing commerciale, per Garreth è sfidare la sorte e sè stessi in prove sportive oltre ogni limite.

Potremmo dire che ogni aspetto usato dall’autore serve a far riflettere il lettore spinto ad andare oltre il mero svolgersi dei fatti: le nuove guerre  non sono più combattute mediante azioni violente, ma attraverso le regole, portate all’eccesso dell’economia. L’uso della tecnologia informatica e tecnologica come Iphone, Twitter e localizzatori diventa mezzo di controllo e allo stesso tempo di spersonalizzazione dell’individuo.  Peraltro l’oggetto della ricerca non è stato scelto a caso, perchè i jeans sono l’indumento più globale che esista.

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