Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Alessandra Bertuccelli
Pagine: 193
Prezzo: €18,00
Vladimir Sabourín è un poeta di lingua bulgara di origine franco cubana. È nato a Santiago de Cuba, la lingua materna è il bulgaro, ma quella paterna è lo spagnolo.
Filologo, critico letterario e storico della cultura sceglie di essere poeta di una lingua “minore” (come scrive Kisil Vasilev nella prefazione).
L’operaio e la morte è il suo terzo libro e adesso lo possiamo leggere integralmente nella nostra lingua tradotto da Alessandra Bertuccelli e pubblicato da Internopoesia.
Poeta complesso e politico, Sabourín, nato in una dittatura comunista, pochi mesi dopo la nascita viene portato in un’altra dittatura comunista.
La sua poesia è un viaggio da una dittatura all’altra. Un viaggio attraverso l’oceano, nel ventre di una nave rugginosa.
Così Kiril Vasilev ci introduce nel mondo poetico di Saboutín in cui si trovano tutti gli elementi di una critica spietata all’ideologia che annienta l’umano.
L’operaio al centro del libro è un mostro, un essere che oltrepassa il limite dell’ordine naturale, un essere che ha la forza e l’audacia di vincere la natura.
«Che cosa è accaduto – scrive Vasilev – a questo operaio mostro dopo il crollo dei regimi comunisti? Che cosa è accaduto al Re del Paradiso Terrestre, quando il Paradiso è fallito? Detronizzato, il Re è stato scacciato dalle fabbriche, è rimasto per strada senza stipendio, pensione e risparmi, rubati dagli ex segretari di partito, dalla nomenklatura commerciale e dai rappresentanti della polizia segreta».
Al poeta non interessa la figura dell’operaio così come era al centro della propaganda comunista.
Ne L’operaio e la morte Sabourín mette in risalto il disfacimento della sua condizione: «Nell’improvvisa catastrofe che li ha colpiti una / Disciplina senza Dio / senza padrone vanifica / La salvifica fuga e la pietrificazione. / Stanno lavorando».
Il poeta con una precisa sfrontatezza provocatoria mette sotto accusa la società a cui appartiene.
Nella sua poesia sempre carica di impegno civile e politico, Sabourín è il testimone del passaggio da una dittatura all’altra e qui vede crollare tutte le ipotizzabili utopie del Paradiso in terra e tra queste macerie troviamo sempre l’operaio che nonostante i nuovi processi della modernità anche nell’epoca post-ideologica («Cercando questo Paradiso terrestre al vertice / Del Purgatorio capitalista» si trova a fare i conti con la propria morte.

