L’ElzErMejo – Una fortunata combinazione : conversazione con Carmilla Rossini 1

Incontrai Carmilla Rossini a Lisbona nell’ottobre scorso. Con mia moglie, mi fa orrore dire mia, di lei, quindi, d’ora in avanti, si rendesse necessario citarla, sarà DG, le sue iniziali e stop ; con DG dunque eravamo partiti da Linate in cerca della città di Pessoa ; e dovrei dire das pessoas, delle persone della sfuggente pessoa di Pessoa, l’omino con i baffi e l’impermeabile al vento di una nota fotografia e re degli eterònimi re degli avatàr, come noi, tutt’e due viaggiatori preparati come pianoforti e vestiti cioè di Saramagheriee di Tabuccherie, di pessoas appunto eppure di fado, non fosse che sul campo trovare il locale autentico, non occupato da americaniimbriaghi, ah difficile quindi desistemmo : gli americani contemporanei, scivolano fuori dalle loro tane notturne, uguali ai topi della peste, la di Camus, rosicchiano tutto il giorno, squittiscono, arrotano le lame delle loro erre e addio ninetta ; non possono o non riescono ad affamare o bombardare tutti noi come fossimo tanti West selvaggi ma glub glub tutto giù nel gargarozzo fino all’ultimo boccone prima di risalire sull’avionline : il disagio dell’inciviltà. A noi, oh le locations interessanti, direbbero i poveri di spiritripadvisors, cioè, una volta visitate, le dimore o i luoghi dei grandi portoghesi letterari, restava di abbandonarci alle multiple dimensioni iconiche di Lisbona, capitale dal fasto sempre modulato nella relativa minore di una maggiore discreta ; per capirci non è Parigi e nemmeno Vienna la città, non è Roma, non oggidì almeno, è educata infatti, obrigada e gentile e, data la conformazione con ambizioni aeree del suo territorio, è, ancor più che spaziovolume, dove abbandonarsi a una panchina nell’orto botanico, imbesuirsi di sogni ai cartelli di vendesi sui portoni di palazzine in completa ristrutturazione, di cui scopriremo poi il prezzo con desolazione, arrancare su per erte improvvise, pendenza mille per cento, e visitare il Museo da Resistência, dolorosissimo/a di un popolo che ha detto no a un potere di burocrati della morte per cinquant’anni e che adesso come dovunque si trova a dovere ancora fare i conti con le camicie grigie, di nero stinto cioè ; infine mangiare gelati dove nessun turista arriva, e chiedere in pasticceria che non ci parlino inglese benché del portoghese, almeno io, abbia a portata soltanto una razione di sussitenza ; DG non osò cimentarsi, se non in francese e alla fine l’italiano ha tali affinità con il portoghese che le cose basiche si possono maneggiare, : obrigada, por favor, de nada, diga. 

Nascosta anima italica in Portogallo, la Rossini. Ne ignoravamo tutto, a cominciare dalla semplice esistenza se non che, in gita a Coimbra econ bel modo di dire fin de siècle, per una fortunata combinazione ci imbattemmo nel prof. Calabretto, Svevo Calabretto, svevo di intenzione, calabrese di nascita, che ci illustrò le meraviglie della Igreja de Santa Cruz. Colto, sommesso, con lo stile del portoghese e il dominio impassibile del comico meridionale che mai si aspetta la reazione del pubblico, legammo con facilità e tutti insieme ci cacciammo, lì appena fuori dalla chiesa, per un bel tè sontuoso nella lussuria della pastelaria Visconde : per chi ama il tè, il tè in Portogallo è buono dappertutto, e capita di berne ottimo da coltivazioni delle Azzorre. Ci perdemmo in cucchiaiate voraci di latte portoghese, così lo si chiamava in Italia secoli fa, vedere l’Artusi, crème caramel è il suo corrispettivo chef pâtissier, ma la versione originaria locale, flan, è dieci volte migliore ; e lo dico con sulla punta delle lingua la memoria del sogno che sapeva cuocere con abilità e pazienza mia madre, a bagno maria, e insuperato fino al momento del primo assaggio qui in Coimbra. Calabretto ci raccontò come lui vivesse, avesse scelto da tempo il Portogallo ; studioso di musica e lingua con incarichi e definizioni universitarie che sono per me un mistero massonico : sono uscito dal conservatorio senza riuscire ad afferrare il concetto di dottorato e magistrale, ma importa poco sicché non capìi a che titolo e di che ricerche fosse il ricercatore il Calabretto in questa università coimbrense e, mi pare aver capito, di Porto. Il discorso introdusse Carmilla, Calabretto anzi disse di avere proprio scoperto Carmilla, caso letterario oscuro : ci raccontò un poco, ci fece leggere dal suo ipad alcune liriche di lei e a me parvero strepitose, voce che taglia e dilegua, mi ha fatto osservare un intenditore cui di recente le ho sottoposte. Entusiasti domandammo a Calabretto se sarebbe stato possibile incontrare questa Carmilla, e lui, bah carmilla è alla lettera una primula rossina, ci disse ma che sì proviamo e seduto stante le telefonò. Nessuna risposta però il professore ci assicurò che avrebbe riprovato. La Rossini, cercò di farne un quadro, è rintracciabile per le scie che lascia in una corrente sotterranea e notturna, tramite i suoi, non so come chiamarli se samizdat o pizzini… lei non frequenta l’editoria, tutta quella per grazia di agente e volontà del marketing, spiegò il Calabretto, sicché non esistono suoi lavori in commercio… è una clandestina carmilla… se vuoi se sai, se vuoi se puoi compri da lei o le fai un dono… come a una resistente proprio… vive bene in altro modo, del suo lavoroal teatro d’opera, ufficio relazioni esterne o stampa o qualcosa così… oggi mi pare che lo diriga… poi ogni giorno scrive per sé e quando ha pronto un certo numero di lavori si pubblica, sempre da sé.

Sapemmo così che Carmilla abitava in faccia a Lisbona sulla sponda opposta del Tago, in Almada cioè, cittadina o enclave dalla parte opposta del turismo, con un borgo vecchio dove noi avevamo trovato il nostro modesto e amato buen retiro bed without breakfast, in una calle,rua Bulhão Pato, così stretta che al nostro arrivo il taxi non era riuscito a lasciarci al portone del (nostro) appartamentino. Il Tago, aggiungo qui la nostra impressione benedetta, con la sua lagunavastissima, di sicuro più di Venezia, là dove si restringe in estuario, non si può nemmeno chiamarloimponente… è una apparizione di due chilometri di larghezza. La sera dopo, mentre cenavamo, Calabretto ci chiamò per dire che, tutto a posto carmilla vi aspetta ; ce ne  lasciò il numero e caso mai la mail, e che la chiamassimo anche subito. Dopo diversi attimi di esitazione chiamai.

La voce di Carmilla mi parve, ed è, accogliente come una placenta, per intenderci di mezzosoprano. Si sente che è educata o di natura o dall’ambiente teatrale, ma con il bell’incedere dell’italiano del centritalia, quel che si ascolta a scendere man mano verso Siena e oltre e giù giù e a levante o ponente ; e con un che ormai di modulazioni portoghesi, lingua con cui, sulle prime, ti sembra che chiunque, alla meno personale delle domande replichi con una serenata al chiaro di luna. Carmilla, ridendo, una bella risata di petto, mi dice che chissà che cosa mi credo di lei, ma che sì anche, se proprio mi garba tanto per vedersi tra italici, garantiti non fascisti calabretto mi ha detto ; ma famo a capisse, finì per buttarsi in un romanesco di fantasia, ‘na conversatzione, ssì sse po’ ffa’ ‘na conversatzione ma n’intervista bah, no, però che domani è di riposo, ci possiamo vedere a casa sua, pomeriggio oppure la sera, come si preferisce. Foto zero, por favor. L’indirizzo, Praça de Oliveira 5 che, da dove abbiamo affittato noi, sarà una passeggiata di un quarto d’ora nonostante il groviglio impiccioso di strade, vicolitorti, calli, chiassi che definiscono il nucleo originario dell’oggi vastoterritorio di Almada, ex cantieri navali, officine, città operaia, CDU, coligaçao democratica unitaria, un’alleanza comunisti e verdi sinistra insomma ; per chi è pratico, una Sesto San Giovanni ma delle origini. Finalmente la casa, un villino piccino e lungo, dall’aspetto un po’ ritagliato, dipinto di verde salvia, chiuso da un muretto a calce e con un enorme magnolia che lo nasconde ; ma proprio bellino dentro, sofisticato nei toni del bianco vanigliato delle pareti quasi disadorne, pochi quadri di autori obliati, qualche mobile antico, eredità di Duda ex ragazza di buona famiglia lisbonese, ci dice Carmilla e, via le scarpe por favor in una piccolissima specie di anticamera votata a custodirle, poi come d’uso ci guida a illustrarci l’ambiente, il salotto, dove Carmilla scrive, la tastiera, il Mac mini con uno schermo smisurato su un bel tavolo di legno, prospettiva vetrata sul Tago e la distesa di un boschetto avvilito giù per un pendio che affonda a un centinaio di metri nel Tago, l’impressione però è di volare alti ; poi la loro camera con il letto giapponese bassissimo e la biancheria riposta ai piedi sempre con rigore giapponese, niente ciabattine ché le due si aggirano solo a piedi nudi su un pavimento bellissimo ; lo credo in laminato, farò una gaffe ; la camera da studio insonorizzata di Duda, una sdraio imbottita, stile psico color samurai, un leggio e lungo tre pareti corre una libreria bassa, proprio dei Billy bianchi, colma di spartiti, al muro una cornice vuota con sotto un bel vaso di fiori freschi. Infine la cucina, il living ; dalla finestra si vede la ragazza canterina di cui Carmilla scoprirò che escreve ; sta stendendo un bucato. Carmilla : una testa ben misurata dal pelo cortissimo e rossino, fisico di ballerina, spalle d’aria, collo tilda swinton, niente petto, femminile ma androgina, pare un ossimoro ma non lo è, occhi : io credevo che verdi fossero un’invenzione cinematografica e invece esistono. Non le dai i suoi quasi cinquanta, dir tanto 40, orecchini fastosi di un’artigiana libanese molto molto chic, mi mi dirà DG. E Duda, un po’ più giovane, capelli pixie cut (ho scoperto su Vogue), vale a dire conuna frangetta emma stone e con dei bei segni di espressione a bordo occhi, una carnagione intonata alla tinta del suo violino (ne facciamo la conoscenza, un Greiner ci dice, ottimo tedesco a quanto dice) per via di indefiniti insanguamenti, siciliani, africani, latini, sono un fritto misto con molti carapaci, aggiunge in italiano con l’aria di chi più che indossare un abito sappia di esserne indossata. (Ho la sensazione di essere una giornalista di moda). Sono le cinque, e ci vengono offerti sumos, succhi di frutta, del caffè ma io non ne bevo mai per via della pressione, dei biscotti home made. Ottimi. Cozy. La conversazione che leggerete si protrasse da quella sera per ore e, anzi, in più occasioni perché Carmilla si rivelò ospite molto cordiale, sicché ci invitò subito a cena e poi prima che che ripartissimo per l’Italia, e infine, in segno di attenzione per me, l’uomo del tè, a una merendina dolce in un bellissimo locale senza americani che mangiano salsiccia alle quattro. 

Sbobinare le conversazioni mi ha portato via molto tempo. Peraltro non avrei saputo che farmene, tutto era nato dalla semplice idea di proporre un’artista che se ne sta in quinta, per usare un termine appropriato, che non parla ne fa parlare di sé, non vince premi, niente ribalta, tanto che ci siamo poi interrogati, con lei, con Carmilla se pubblicare o no la lettera, La carta a Duda, vera lettera privata, così senza remore, del tutto disinteressata a farsi leggere e che tuttavia, prima che partissimo, a me soltanto lesse, non saprei descrivere con che tono ma come se fosse stata scritta da un’altra persona per chissà chi. Di pubblicare pure questa intervista il pensiero è sorto solo durante i tre mesi che durò l’uscita di Carta a Duda, Carmilla tra l’altro ne mandava una trascrizione dell’originale a penna, mondato da lei delle ripetizioni, dalle fatiche, mi disse, della sua scrittura a mano e un poco per volta, con preghiera che lo rivedessi, in cerca di inciampi. Nello sbobinare il dialogo ho evidentemente perso la testa a trovare una punteggiatura adatta a rendere il parlato, e non riuscendoci, vedrete che ho piazzato due punti ogni pochino, due punti due punti. Immaginarsi ora Carmilla e Duda  accoccolate su un bel divano di un bel canneté tra l’azzurro e il verde, DG con il suo occhio pittorico saprebbe dirne le percentuali di colore ; Duda ci ascolterà discorrere per un po’ e poi Desculpa Duda vai estudar, un bel bacio a Carmilla e via ; a mere kiss of love, very touching (di nuovo compare in me la giornalista di moda) Ok, ready steady go.

Elzemiro : Intanto grazie per averci accolti qui in questa tonalità minore, molto apprezzabile. Pavimento bellissimo, un laminato mai visto in Italia, splendido

Carmilla : Wow, occhio da interior designer, è molto bello anche per e me il laminato, è bello ma la deludo è legnoproprio, legno di legno ; merito di Duda che è un tipo muito noblesse oblige, una che nada per meno mai, costato una follia ma regalo di’ ssu babbo che non potè tollerare sua figlia camminasse su un laminato, orore

E. Ah bè ma imita il laminato alla perfezione (risate prolungate) Hmm non so come trattarci, io sono un po’condizionato dal Lei, un parecchio sogno-di-un-walzer, lei non so, forse occorre stabilire una regola

C. Trattiamoci bene, tu tu tu, non sono in grado di tener… te lontano ( ride) ma ho detto e ripeto niente foto, un regista mi disse una volta che ho una faccia da cinema e mi voleva in un suo film ma me no no mai, questo incontro è sotto il segno della tua gentilezza, però fatti persuaso che, aspetta ti copio, davanti a te sta un walzer senza dama : se mi inquadri il telefono non mi vede, come un vampiro, del resto mi chiamo carmilla mica per niente. Sono aria con un nome.

E. Va bene benone. Non ci avrei mai pensato. Ma chi fotografa tutto è lei ( DG ndr), io fisso quello che posso con la retina, quello che non resta, puff, perduto. Ti chiedo scusa ma sono impacciato perché non sono un giornalista e non so mica come si fa a una inter versazione professionale

C. Andiamo a braccio

E. A bracciate altroché… vabbè tetuté abbiamo in comune che tu lavori in teatro e veniamo proprio dalla stessa cullaproprio la Scala, ci ho fatto il regista tanto tempo fa, per il resto ho insegnato a recitare fino alla pensione ma il palcoscenico, come dire, attivo, l’ho lasciato forse quindici anni fa, punto stop, da quel momento ho mandato avanti solo allievi, sai in conservatorio. Per me mi sono ritagliato un posto per una mia attività genetica ma di contrabbando, scrivere e scriveremo, ma anche in questo siamo un po’ fratellini, se Calabretto non erra, anch’io scrivo molto, pubblico niente a parte i miei raccontini, da quindici anni, in una rivista on line. In teatro

C. Parole grosse, non in teatro ma in, UN, teatro, c’è una differenza… 

E. Giochi sempre in diminuendo

C. E sti’ c*** i teatranti veri, gli artisti sono fenomeni soprannaturali, guarda, mai capito come faccia uno a recitare, un cantante a cantare, un violinista a suonare, sono misteri e scelte di vita impenetrabili all’indagine, nemmeno con la tac, le loro abilità 

E. Misteri sottoscrivo. 

C. Ma mica solo, chiunque scelga, hmm venga scelto per un mestiere di teatro è un mistero, macchinisti, tutta la gente del palcoscenico, mi viene la parola equipaggio : è come entrare in marina nei sommergibili, qualcuno dice anche come scegliere la clausura, guarda che ho una ammirazione sconfinata per i macchinisti : il loro gesto, come ti afferrano il martello e, come dicono, quando buttano un chiodo senza sbagliare mai bè, me mi commuove, non trovo altre parole : trovo un cambio di scena più bello di qualsiasi altro spettacolo, la penombra, una meditazione. Poi chiaro : il prodigio di ogni proprio strumento, il canto, l’orchestra, uno sciame nell’arnia, mi dà i brividi : mi pare tu possa essere d’accordo la bellezza della musica e del teatro, e certo del cinema, mi pare che stia in questo, nella fabbrica collettiva…

E. 100%, la musica, il teatro è blood toil tears and sweat, fatica e anche rabbia, cioè vivere. Bergman in un’intervista proclamò di sentirsi come uno dei diecimila tra quei che, nel medioevo, portavano pietre alle cattedrali. Meravigliosi ignoti. E allora pure chi negli uffici traffica per supportare tutto questo lavoro con la propaganda è un teatrante

C. Sì, se proprio vuoi 

E. Avviciniamoci  al merito di questa conversazione, ho letto le poesie che mi ha passato Calebretto ti dico le trovo taglienti e aeree, o nitide, mi spiace fare confronti ma c’è in te del Gottfried Benn senza il crepuscolo della Germania, del koan senza shinto, tu sparigli le carte mi viene da dire, uno stupido ti chiederebbe dove trovi l’ispirazione e poi ho notato con grande soddisfazione che non scrivi mai io : ah questa cosa mi fa impazzire 

C. T’ho detto che non esisto? E allora nello specifico che vuoi da una che non esiste

E. Lo diceva anche un grande attore italiano, ma mi sa che sei un po’ giovane per

C. Ma va giovane, Carmelo Bene lo so e l’ho amato  : di sfuggita però mi apparve nel cielo della televisione e mi parve lo sparring partner di tutti : ma tutti non se ne accorse

E. E allora senhora poeta, friggo sperando che tu mi legga Carta a Duda, ma per depistarci un poco faccio io lo sparring partner e ti lancio, vai a sapere, una distrazione filosofica, c’è una frase di Nietzsche, quello che invece di sparigliare le carte, ribaltò il tavolo da gioco, dice : Abbiamo l’arte per non morire di verità

C. Nietzsche a parte Nascita (..della tragedia ndr) e Zarathustra ( Così parlò.. ndr), e di Ecce Homo, che mi dici? lui scrisse anche un sacco di musica lo sai e liriche anche, belle, almeno quelle dove lui perde di vista il pensatore e si appare poeta :passami l’immagine di ogni film standard con lei sopra e lui sotto ma è così, quando lascia che sia la poesia a cavalcarlo lui gode del riflesso di lei che gode ma lui non c’è. La poiesia è Circe, Odisseo ebbe l’intuizione di chiamarsi nessuno, non so come si dica in greco : Ted Hughes è più potente e disse che le poesie sono animali, creature viventi che sfuggono al possesso del proprio autore, che le parole non sono inerti, che hanno odore e corpo, che per sceglierle dobbiamo imparare a ‘sentirle’, cioè a toccarle, a guardarle, a mangiarle.Mi sono persa

E. Abbiamo l’arte per non morire di verità

C. Sì ecco : gli aforismi o li afferri a mente serena e li prendi per la : per quello che c’è scritto e chissà com’è stato detto. La differenza è lì, nel parlato, nel corpo. Se invece ti precipiti nella fossa dei cosa vuol dire, dei voleva dire, finisci con sua sorella in una cellula nazista. 

E. Vale a dire che l’arte non ha altro che il proprio farsi, che non c’è niente da spiegare, che è tutta lì, già spiegata che o l’afferri o ciccia bubù

C. Ma sì, forse è più complicata la faccenda di così ma sì : ancora ricordo a scuola gli orrendi il poeta qui voleva dire. Ti dico, siccome mi interessava solo la lettura… non la letteratura,la lettura, il fatto non l’organizzazione, il catasto, la categoria, il catechismo… mi ritagliai, cinque anni durante, il diritto di andare alle fonti, storia della letteratura orore (in romanesco ndr) ; come la storia : catalogo di condottieri, d’inhocsignovinces, di orore. Ebbi uno scontro una volta,  bè non solo una volta, ma quella volta che scontro, tema : interroga il poeta su questi versi, giuro, testuale, interroga il poeta, ma sei scema profe, pensai : l’opera d’arte en garde a vue, sorvegliata speciale : farla breve quella volta  scrissi di botto che il poeta, il Pascoli by the way, non fosse sospetto dei suoi versi, che non sapevo proprio che cosa il poeta avesse da rispondermi se non quello che stava scritto, e per spregio, siccome mi dilettavo di metrica, da modesta pia..niera, sì la metrica, aggiunsi quello che il poeta aveva scritto : endecasillabi, abab caba, struttura. Anche il poeta solitario lavora tra le voci cooperanti di minuscoli operai insieme, angiolilli operosi, note fabricative. Non hai idea di come la s’imbufalì l’indecente docente, animalula talpula blandula (parodia dell’esergo all’Adriano di Yourcenar ndr) si può mostrare come è fatta un’opera d’arte, si possono matematizzare le cose, il tuo bel Mac sta matematizzando anche questi discorsi tra noi(sto registrando con il mio “Air” ndr) li stai trasformando in bit bit but, but spiegarne la metafisica è da preti, da pilosofi senz’acca tutta roba molto cattedra del santo spirito, molto, sai il cattolicesimo è la religione che nega la verità con l’espediente di affermarla, così che la verità che siamo corpi mortali passa in secondo piano rispetto alla promessa del carapace che risorge, con dentro l’animella. È così che agisce la voluttà di spiegare, significa, guarda che non c’è il che vedi, c’è l’al di là. Ho sempre litigato con la teoria del sottotesto, non esiste sottotesto, c’è il pretesto dello scritto che poi la voce attua con l’intonazione. Aria con senso. L’educazione da un certo livello di istruzione in poi è addestramento a macinare idee, ukaze, slogan dominanti ; ma le idee sono il contrario del pensare… uffa fà fai qualcosa, interrompila la libertaria anarchica ti prego ( ride)

E. Le idee sono il contrario del pensare mi piace e credo che te la ruberò : ricordo più di te gli stupidari scolastici, l’opera d’arte destava sospetti per cui dovevi trovarle il che cosa vuol dire, la mettevi nuda sull’Appelplatz così da strapparla alla sua umanità : ma la soluzione finale è la roba di oggi, un manipolo di ultra capitalisti col dito sul pulsante dei missili della tecnologia e piazza pulita, tutto il bellebuono, l’arte, pum. Visti con quest’occhio i bombardamenti sull’Ucraina hanno questo senso. Pardon sto sbarellando

C. Ma guarda che è ovvio, le cose non procedono come in un classeur, nel casellario giudiziario degli orfani di metodo scientifico regarding us who are such stuff as dreams are made on : non ci sono classi, non ci sono categorie and our little life is rounded with a sleep… Kant dicono di lui che andasse a spasso ogni giorno alla stessa ora, su e giù con metodo herr SS-Hauptsturmführer di Danzica : invece tutto si avvicina a tutto, ne assorbe particelle, e le rigetta, si assomiglia, si discosta, la mutazione è l’istinto della realtà, l’ibridazione, il contraddetto mica contraddice nulla, tutto è mutevolezza di equilibri instabili, warning : it is dangerous to lean out to the stars incineration hazard : il reale ruota fortune rota volvitur, descendo minoratus nam sub axe legimus Hecubam reginam (Carl Orff Carmina Burana ndr): la musica è riflesso di galassie in rotazione… come sono tanti i quanti… sono proprio una filosofiera… una che al massimo è malgré soi… and her little life is rounded with a sleep (citazione finale da Shakespeare, The Tempest, IV,I,146, ndr)

E.Torniamo a te. Tu lavori in un teatro da quasi sempre per mantenerti

C. E finisce lì, sono il preventivo di una  pensionata. Mi pagano per scrivere e ci campo, la mia è  scrittura da trincea, come  Trakl sai, che scrisse tutto sotto le bombe, o Wittgenstein altro sinistrato 

E. Ti piace il calembour

C. Le calembour c’est moi

E. E Carmilla chi è?

C. Carmilla, lo sai è un racconto di Sheridan Le Fanu (1872 ndr) e poi di uno, non so se due film della Rank, tu ricorderai meglio di me, che son la pia indagatrice di tempi per me trapassati remoti, la Rank (vuoi che non ricordi, ci sono nato con i fantascienza della rank, ndr) il suo logo era un culturista in perizoma che tirava una gran botta a un gong … mia madre mi disse di aver visto il film e di essersi innamorata di quella illa, che le suonava di buon auspicio : mia madre faceva i tarocchi alle clienti e io da principio dovevo essere carminilla, poi troppo lungo, e ridànghete, Carmilla. La saffica vampirilla, davvero veggente mia madre…

E. Uh. Ti senti più vampira?

C. O più Saffo? Ma peffavore da te non me l’aspettavo (tace tre volte poi) mi sono fatta vampirizzare, qualche volta sì… sono stata a un passo da una rupe : questo è nella carta

E. Forse non..

(Qui un lungo silenzio, durante il quale sembrò guizzassero per l’ambiente dei lampi  di tuttavia ndr)

E. Mi hai detto di tua madre e tuo padre?

C. Pois não. (tronca di colpo il discorso). Ascoltate signori miei, a quest’ora noi di solito prepariamo la cena. E allora o mi permetti di allestirla, è un mio compito, non ti stupire, Duda lava i pavimenti e stira, me mi tocca cambiare pile e testine agli spazzolini da denti che quando si fermano secondo lei sono rotti, faccio le lavatrici, stendo e cucino. Spesa collettiva… quindi se vi va di fermarvi qui che magari faccio una pasta e patate all’italiana o andiamo qui vicino al Chafariz, per voi hanno tutti i tipi morti, se vi piace pare che il polpo morto sia… ma sono amici e per noi patate fritte, pomodori e formaggio e… che dite? ( il suono del violino si è interrotto, si sente il suono di una porta che si apre)

E. Sono vegetariano anch’io

DG. Io no ma non vorrei incrociare turisti col cappello di paglia e, sì francamente mi piacerebbe qui con voi, voi due che fareste ristorante o casina?

C. Noi siamo casalinghe per natura (urla)Dudinhaaa casinha? (arriva un casinha da lontano) deciso : pasta e patate. Intanto ecco tre terzine, arrivate fresche stamane… non so ancora se valgono qualcosa… gentile omaggio da Carmila… qui una elle me l’hanno levata (sottovoce con calma attenta a snocciolare il ritmo a memoria): 

Verranno altri agosti Gottfried Benn
altre arsure e nessuna più solitaria
della prima, pace da bambini

Dispositivi semantici
non sicuri di esistere
Per cui la morte è ossimoro

De toute façon
C'est moi, l'étrangère,
De l’allemande mère.
Pasquale D'Ascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi di questa rivista  sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito

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