In un chiaro gelido mattino di gennaio – Roland Schimmelpfennig

Titolo: In un chiaro gelido mattino di gennaio all’ inizio del ventunesimo secolo
Autore: Roland Schimmelpfennig
Casa Editrice: Fazi editore
Genere: Narrativa
Traduttore: Stefano Jorio
Pagine: 230
Prezzo: 18,00

“Sapete che ho visto il lupo? Credo di averlo visto, almeno. Avete sentito parlare del lupo? Da queste parti c’è un lupo. Mi sa che l’ho visto.”

La sensazione di una presenza, la convinzione di una presenza, una presenza avvertita più volte e magari condivisa, è talvolta più pesante di un incontro reale, fisico, a tu per tu. Allo sguardo, occhi negli occhi, all’olfatto, all’udire rumori associati a precisi gesti, si sostituisce un’insieme di sensazioni potentissime, riassumibili forse nel sesto senso, o altro ancora.

Il romanzo scritto da Roland Schimmelpfennig, noto drammaturgo tedesco contemporaneo, e pubblicato in Italia da Fazi Editore, ci svela immediatamente la presenza, con una macchia nera in copertina.
“in un chiaro gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo” (titolo del libro), …un lupo solitario…attraversa il confine che separa Germania e Polonia.
Per quanto mi riguarda siamo davanti ad un incipit da prima fila nella partenza di un gran premio automobilistico.
La forza evocativa di queste due immagini, il lupo solitario, e il confine drammaticamente noto tra i due Paesi europei, è formidabile.
Ed è con questi primi elementi che prende il via il manifestarsi pagina dopo pagina di numerose singole storie, apparentemente autonome e distaccate le une dalle altre, ma legate, per buona parte inconsapevolmente, ad un unico filo. E’ il lupo che si ripresenta, dove l’ultimo suo antenato si era visto più di 160 anni prima. Perché?

Apparso il lupo, non molto tempo dopo si verifica su un’importante arteria stradale un incidente enorme, drammatico e qualcuno vede proprio il lupo, a bordo strada. Successivamente due giovani, due fidanzatini scompaiono e poco dopo pure un cacciatore. Succede anche molto altro e ad un certo punto le storie cominciano ad intrecciarsi, sempre accompagnate dalla presenza del nostro amico.
L’ansia cresce, accadrà qualcosa di eclatante, e quando leggerete, specie se al buio, vi volterete spesso indietro, sentirete strani brusii, rumori sconosciuti.
E’ evidente che l’autore, abituato a gestire le sue opere, messe in scena in numerosissimi teatri in tutto il mondo, ha in mano la storia come un impasto d’argilla. La manipola, la fa lievitare e cuoce insieme ad essa il lettore.
Insomma c’è di che farsi coinvolgere. Non c’è molto da divertirsi, ma c’è da appassionarsi alle storie, e a me questo aspetto piace particolarmente.
In questo romanzo poi, il piacere è moltiplicato da quello che io definirei un meccanismo di scrittura del quale non conosco il nome, ammesso che lo abbia.
Mi sembra però di aver notato questo: come ho già scritto, il romanzo è un insieme di numerose singole, piccole, grandi storie indipendenti, ma più d’una non è interessante in quanto tale, ma in quanto sposta l’attenzione su altri elementi o fatti correlati.
La più evidente è la storia della scomparsa dei due giovani: avrà il suo corso, avrà il suo esito, ma leggeremo di più dei problemi dei rispettivi genitori che non dei figli. Una struttura a mio parere estremamente interessante.
Auguro a tutti una piacevole lettura.

“Non mi molla, quello sguardo. Lo sguardo, Jacky, gli occhi, non avevo mai visto niente del genere. Lo sguardo era così freddo. Non me l’aspettavo.

Il lupo lo aveva messo di fronte a se stesso.”

Claudio Della Pietà.

in un chiaro gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo
Roland Schimmelpfennig

Fazi Editore
ISBN 9788893252027

Euro 18,00
Pag. 230

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