Regesto delle forme – Giacomo Leronni

Titolo: Regesto delle forme
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 219
Prezzo: €20,00

Cosa resta dell’idea simbolista nella poesia contemporanea? Per Mario Luzi, che è stato un convinto poeta simbolista, il simbolismo è linfa vitale, uno strumento privilegiato per indagare il mistero dell’esistenza, scrutare l’inconscio, entrare nell’invisibile delle cose, andando oltre l’immediatezza della realtà.

Piero Bigongiari sostiene che la poesia non deve descrivere ma deve inventare.

Luzi e Bigongiari, due poeti che hanno fatto del retaggio simbolista l’imprescindibile radice della loro poetica.

Alla forza suggestiva del simbolismo si ispira Giacomo Leronni che ha appena pubblicato Regesto delle forme.

Il poeta pugliese è fortemente ispirato dal simbolismo francese e nei versi raccolti in questo libro, che coprono un arco di tempo piuttosto lungo, si interroga andando oltre il dicibile della parola.

Come scrive Vittorino Curci nella prefazione, Leronni tralascia (o lascia semplicemente ad altri) lo spaziotempo della realtà per inoltrarsi in una dimensione metafisica della poesia e interrogarsi ancora una volta sulla verità della poesia.

Per Leronni il simbolismo e un punto di non ritorno della poesia contemporanea, che nella poesia non ha il giusto spazio Nel Regesto delle forme Leronni si occupa di simboli forti come la luce, l’acqua, la notte, le tenebre, il bene e il male che hanno anche un risvolto spirituale.

Nel tempo in cui tutto è visibile bisogna andare oltre l’immagine, da questo punto di vista il simbolismo è attuale per il poeta che nella raccolta ripropone attraverso l’idea simbolista l’impegno complesso della parola poetica.

La scrittura per Leronni è l’intonaco sopravvissuto all’intonaco della casa: questo è lo sguardo dal quale il poeta scava nella potente visione del simbolo quando la forma dell’immagine non regge più e la sua poesia si trova necessariamente a interrogare l’oltre in cui le cose e non solo si stupiscono di essere vive.

Il poeta scrive che la vita è in subbuglio che nessuna parola abbranca. Qui Leronni avverte il bisogno spirituale di superare la realtà e con la sua poesia rifiuta l’immediato del reale per ricercare fuori dal tempo uno sguardo nuovo della parola che dice qualcos’altro che non sia la mera oggettività.

Così per Giacomo Leronni il simbolismo è esplorazione profonda per una ricerca di senso, è la vera lingua della regione superiore (come scrive Mario Luzi) in cui è possibile rinvenire i «Segni disertati dalla verità».

Regesto delle forme è il libro inattuale di un poeta che sceglie la via complessa del simbolismo quell’ «alfabeto implacabile / di cui nessuno può disporre» di cui il simbolo, per dirla con il pensiero di Novalis, non è un elemento intermedio tra la verità e la sua rappresentazione, né equivalente, né parallelo, – come dai più inteso – ma provoca un’attività spontanea e dunque una forza implicita e creativa in grado di generare poesia nuova.

Nel regime dell’eterno presente, Leronni abbraccia il simbolismo per dire che oggi esiste un modo di intendere, di ricercare e di scrivere in campo poetico diverso da quello comune dei nostri tempi.

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