Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Laura Bortoluzzi
Pagine: 457
Prezzo: € 20,00
Madrid. Non è passato molto tempo dal terribile caso della Bambina senza nome, la piccola Mihaela ora tenuta in osservazione in un istituto per minori. La cinquantenne Elena Blanco ispettore capo della BAC – Brigada de Análisis de casos – prova per quella sfortunata creatura un affetto profondo tanto da volerla adottare visto che il padre biologico, il rumeno Grigore Nicolescu, non si decide a prenderla con sé. È il suo compagno, l’ispettore Zárate, a non volerne sapere. Se per Elena, Mihaela è un ritorno a una maternità distrutta dalla perdita del figlio Lucas, per Zárate è solo un ricordo dell’orribile morte della collega Chesca.
Ma altri e più gravi problemi affliggono la squadra. È il vecchio medico legale Buendía ad avvertire Elena che nei pressi de La Canada Real, principale centro di vendita al dettaglio della droga, e nello specifico nel deposito di Mediodia II dove sono ammassati migliaia di veicoli, un furgone portato lì dopo un recupero per furto avvenuto diciassette giorni prima, ha rivelato il suo macabro contenuto: un uomo all’incirca trentenne con il ventre squarciato, gli organi interni rimossi e al loro posto un feto di ventotto settimane, una femmina. Le condizioni del cordone ombelicale fanno supporre che anche la madre sia morta. Un test del DNA rivela che i due cadaveri sono padre e figlio. Chi può aver commesso una simile atrocità? Una vendetta dei narcotrafficanti visto che il morto era un ex drogato?
“Che motivo c’è di commettere un crimine del genere? … Di casi, alla BAC, ne hanno visti tanti e sanno che la razionalizzazione della violenza estrema, il discorso allucinato dell’omicida, è ciò che permette loro di dare un senso a incubi come la tortura e il cannibalismo.” (p. 34)
Al Centro Sociale che si occupa dei drogati di Villaverde, i poliziotti della BAC Orduno e Reyes scoprono che il morto si chiamava Gerardo Valero Planas e che si stava disintossicando. Peccato che una più accurata ricerca di Zárate appuri che il vero Gerardo è morto sei anni prima. Un successivo collegamento li porta al negozio del senegalese, e re dello spaccio di Villaverde, Byram e, grazie alle indicazioni di costui, in una villetta nei pressi di Zaragoza, nel quartiere Torres di San Lamberto a casa di Cecilia Preciado, odontoiatra, 33 anni e sposata. Gerardo era suo marito, il suo vero nome Guillermo Escartín, la sua professione poliziotto impegnato in una delicata e pericolosa indagine sotto copertura nel quartiere di Villaverde. Il locale commissariato, chiamato la Sezione, sotto il comando di Ángel Cristo, ha una pessima fama, ma protezioni potenti, molto potenti. È in quella direzione che bisogna indagare? Zárate si propone come infiltrato, ma Elena preferisce che sia la giovane poliziotta gender fluid Reyes a farlo. È la nipote del commissario capo Rentero e godrà di fiducia e protezione. È la scelta giusta? E che rischi corre Reyes? E perché Rentero non vuole dire alcunché sull’indagine sotto copertura di Escartín? Ben presto, intanto, spunta un nuovo cadavere nelle stesse condizioni di quello di Guillermo Escartín. Le cose si complicano, trovare collegamenti fra i cadaveri, la modalità della loro morte, i feti nei loro ventri e la Sezione di Villaverde sembra impossibile eppure un legame c’è, ma troppi tacciono per colpe personali, una cattiva interpretazione di legge e giustizia, interessi economici, brama di potere. Reyes trema di fronte alle cose che scopre un po’ alla volta e rischia di fare la fine di Escartín come, trent’anni prima, era toccato al padre di Zárate che ancora cerca con accanimento i colpevoli veri di quella morte. Peccato non abbia capito che ‘non spetta a lui amministrare la giustizia’, e non è il solo a non averlo compreso.
Nel frattempo, noi lettori seguiamo le tragiche vicissitudini della giovane e bella Violeta arrivata in Spagna dal Messico e finita in una vecchia cascina nel paese abbandonato di Cubillos insieme ad altre donne usate in modo spietato come uteri in affitto e, in modo altrettanto spietato, massacrate. Tutte?
Thriller complesso il nuovo libro di Carmen Mola – nome dietro il quale si celano tre ottimi scrittori e sceneggiatori spagnoli – e ad altissima tensione, con potenti temi centrali. Il primo: la maternità e quanto le ruota intorno. Madri negate, surrogate, disposte a tutto per la salvezza di un figlio o per vendicarne la morte, in lutto per la sua mancanza e pronte a sacrificare l’amore per il proprio compagno pur di tornare madri. Padri assenti o che giocano a essere Dio, governando destini che non appartengono loro. Uomini che disprezzano le donne e altri che hanno mal inteso i concetti di dovere, lealtà e rettitudine e perso la concezione del limite fra giustizia e vendetta.


