Rosaspina – Jane Yolen

 Autore:JaneYolen

Titolo: Rosaspina

Editore: Leone Editore

Numero pagine: 247

Anno di pubblicazione: 2013

Prezzo di copertina: 12,00 €

Rosaspina è la storia di una principessa che viene svegliata da un bacio di un principe dopo un lungo sonno. “Solo un bacio ti sveglierà dall’orrore”
Tutti conoscono “La Bella Addormentata” ma la versione che Nana racconta alle sue nipotine ha qualcosa di strano: in questa storia molte persone si addormentano, molte non si svegliano più, il filo spinato circonda il castello, l’incantesimo di una fata nera (con gli stivali grossi e le aquile sul cappello) è la causa del sonno della povera principessa.

Becca è la più giovane delle nipoti di Nana, le sta vicino durante la vecchiaia e le fa una promessa prima di morire: ritrovare il castello e il principe. Nana è convinta di essere proprio Rosaspina, ma il suo passato è difficile da scoprire: troppe lacune e troppe incongruenze. Nonostante tutto Becca si mette in viaggio alla ricerca delle sue radici in Polonia, dove nessuno ha dimenticato ma pochi sono decisi a ricordare. Questa storia racconta gli orrori di Chelmno da un punto di vista di chi certe vicende non le conosce e cerca di capire. La vita di Nana è toccante, il suo passato è fatto di ricordi lontani e confusi, coraggio, amore e guerra. La ricerca della nipote è la parte più romanzata e un po’ scontata, a differenza di tutta la vicenda di Nana che, come tutte quelle che hanno a che fare con la cieca furia nazista, di prevedibile non ha niente.

Bella la narrazione che alterna i ricordi della piccola Becca scanditi dai racconti di Nana su Rosaspina e il suo presente fatto di domande e ipotesi. Un linguaggio semplice che racconta una storia di un passato che, per quanto buio, insegna che l’ultima cosa da fare è arrendersi. “Il tempo non giustifica la coscienza” disse Harvey tagliando corto. “Il tempo non cancella questo”. Si sbottonò la manica sinistra e tirò su la stoffa. Poi tese il braccio in modo che tutti potessero vedere il numero blu sbiadito che aveva tatuato sopra. “No” disse Stan senza alcuna interruzione della voce “il tempo può guarire le ferite, ma non cancella le cicatrici” (Pag. 91).

 

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