Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Michela Carpi
Pagine: 256
Prezzo: 19,00 euro
“…l’ultima cosa che Cara ricordava di aver sentito dire da sua nonna, prima che se ne andasse la mattina seguente nella sua Buick fu: Se hai un briciolo di buon senso, e io so che ce l’hai, allora vattene da questa insensatezza.”
“Lupi nella notte” è il titolo del romanzo con cui Jimenez Edizioni ha aperto il nuovo anno, romanzo di un nuovo autore che entra a far parte del loro catalogo: Michael Farris Smith, scrittore, musicista e sceneggiatore, pluripremiato e del quale speriamo di poter leggere molto altro.
A mio parere la partenza, intesa come il primo romanzo che ci è dato di gustare, è molto buona. La storia mi ha coinvolto moltissimo, ha suscitato in me grande curiosità, voglia di capire. Mi ha introdotto in un labirinto, spesso buio, nel quale ho faticato cercando l’uscita, sbattendo spesso il naso su un fondo cieco, come appunto succede nel più classico dei labirinti.
In un anonimo territorio degli Stati Uniti, tra boschi, prati e motel piuttosto miseri, l’autore ci presenta gradualmente, pagina dopo pagina, diverse singole persone. Ognuna accede a questa storia da un suo stato, dalla propria situazione particolarmente segnata, e segue un suo personale sentiero di questo inquietante labirinto. Trovandosi intrappolato/a, e costretto/a a tornare sui propri passi, nei capitoli successivi i personaggi si incontrano, si conoscono in un nuovo antro, in un nuovo buco da cui devono ripartire. E lo fanno insieme.
“La vecchia li guardò poco sorpresa, come se si aspettasse il loro arrivo. Aveva ancora in mano la busta con le sue cose. Ancora tagliata e graffiata per aver attraversato il bosco. Ancora con gli occhi smarriti. Ma era silenziosa come una brezza mentre li fissava. Accanto a lei c’era una bambina.”
Come ho detto ciascuno percorre apparentemente un suo itinerario, Wanetah (la vecchia), la bambina, Cara, e due balordi, due delinquenti, gli unici ad essere in coppia, ma conoscendoli capirete che è solo una caso che stiano insieme visto quanto sono diversi. Questi sono i cinque elementi umani che vivono in pochi giorni una curiosa e sufficientemente angosciante avventura, intrecciando le loro vite attorno alla ricerca di qualcuno o qualcosa che si nasconde come un lupo nella notte. E io aggiungo, nella nebbia. Si, nella nebbia, perché la nebbia si infila tra le pagine, tra le frasi di questo libro, talvolta per nascondere, talvolta per proteggere, talvolta per aiutarli a nascondersi, talvolta per placare gli animi, per mettere a tacere.
Ogni personaggio è a suo modo protagonista della vicenda, che mi piacerebbe un giorno chiedere all’autore come sia nata. Certo una figura prevale, il lettore se ne accorgerà presto, ma ciò che mi ha colpito moltissimo e che mi è piaciuto della struttura complessiva del romanzo, è proprio la singolarità di ogni persona. Ognuno mantiene la sua identità attraverso tutta la storia. Condivide quello che serve, partecipa all’avventura, ci mette del suo, quello che ha, quello che può, quello che riesce. Sono personaggi stupendi. Gli uomini, come capita spesso, non fanno una gran figura, e le donne sono fantastiche.
Tra tutti, chi mi resta nel cuore è Cara. Sola, come tutti gli altri, ma forte, fortissima, altruista, essenziale, aperta, coraggiosa, una forza della natura, uno spirito con fondamenta saldissime, con radici profonde nel tempo e nello spazio.
Del tempo ho già detto, ce n’è poco, la storia si snocciola in poche manciate di ore, e anche lo spazio non è enorme, ma molto ben definito e caratterizzato: una vecchia chiesa e i suoi sotterranei (luogo del mistero), i boschi ampi e intricati (luogo della ricerca spasmodica e nascondiglio ideale), i motel (luoghi del malaffare). Poche cose, pochi elementi, mi ripeto, ma ben collocati.
Non abbiate paura dei lupi! E nemmeno dei sogni.
Buona lettura.
“Non c’era nulla da mettere in discussione, solo da assecondare.”



