Data di pubbl.: 2026
Pagine: 285
Prezzo: € 19,00
L’esperta informatica Mara Pozzi, partendo da Imperia in Liguria dove vive, accompagna la più giovane sorella Lisa a Triora, un paese abbarbicato a 700 e rotti metri di altezza noto nel 1500 come il borgo delle streghe. Lisa, da poco laureata a pieni voti, ha infatti scelto di fare uno stage proprio lì, nella biblioteca diretta dal dott. Carlo Fossati. Si occuperà dell’archivio etnografico. La decisione di Lisa ha provocato qualche discussione fra le due sorelle, legatissime, certo, ma ambedue di carattere forte e determinato. Ce la farà Lisa a seppellirsi per tre mesi in quel paesotto isolato da tutto? Questo si chiede Mara. Triora, però, svela subito il suo fascino: palazzi antichi, stradine tortuose e il bel ristorante di Angela, La Gatta Nera, accogliente e ricco di piatti squisiti. Ed è proprio Angela a consigliare a Lisa di trovare alloggio in un appartamento che l’erborista Elvira già affitta alla sua dipendente Michela, la quale sarà ben felice di dividere con Lisa l’alloggio e le spese per quei pochi mesi. Elvira si rivela una donna strana e interessante, come particolare per oggetti e profumi è il suo negozio. A quel punto, Lisa e Mara fanno un giro del borgo. In piazza scoprono che è in preparazione una rappresentazione del Macbeth di Shakespeare e, più oltre, dove comincia il bosco, s’imbattono nella vecchia Adua. Di lei si dice che sia una bàzura, una strega, ma tutto quello che le esce di bocca è il rammarico di non vedere da un paio di settimane l’amico Gino senza il quale, ormai, non si avventura più nel bosco in cerca di funghi perché ha paura. Di cosa?
Intanto, a Imperia, il commissario Leo Farri e l’ispettore Denis Ghinazzi sono al porto perché il mare ha restituito un cadavere. È un uomo, ma le sue condizioni sono tali che identificarlo è quasi impossibile. La dottoressa Triolo afferma, a un primo esame, che non è morto annegato bensì ucciso da una lama a doppio filo e poi gettato in acqua con un’ancora per tenerlo sul fondo. Ma, dopo un esame più approfondito, la Triolo trova nell’esofago del morto uno strano ciondolo che rappresenta Cerbero, cane a tre teste, guardiano dell’Ade e servo della dea Ecàte. E quando Ghinazzi chiede a Mara, che ha già in passato collaborato con la polizia per altri casi, se questo abbia un significato, scopre che Cerbero è il simbolo di Triora, l’immagine che appare nel suo stemma.
A Triora, Lisa inizia il suo lavoro in biblioteca e conosce il figlio del dott. Fossati, Fabio, spavaldo e fascinoso, che la invita a trascorrere una serata con lui al pub Black Eagle. Lisa vorrebbe che Michela la accompagnasse, ma la ragazza si rifiuta e Lisa si chiede come mai. Nel pub, Lisa incontra la sorella di Fabio, Lucinda, altezzosa e scostante, un polo di attrazione per gli uomini presenti, in particolare alcuni giovani che sembrano formare la sua corte. La giovane archivista si sente fuori posto, quel luogo non le piace e chiede a Fabio di riportarla a casa.
E mentre, insieme a Clara, la figlia sedicenne di Angela, decide di far parte di uno dei gruppi che reciteranno nel Macbeth, Lisa si chiede il perché degli strani sbalzi di umore di Michela, a Imperia l’indagine sul morto misterioso si sposta su Triora alla ricerca degli strani collegamenti che poco alla volta saltano fuori. Il ciondolo, infatti, è stato creato da un artigiano del vicino paese di Badalucco, ma l’uomo è reticente e spaventato quando Ghinazzi e l’agente Monica Martinelli si presentano da lui per informazioni.
E come se non bastasse, c’è una banda di giovani in motocross che ne combina di ogni nel paese di Triora. È di loro che Adua ha paura? Sono loro a servirsi di una vecchia stalla abbandonata nei boschi? E com’è morta la ventenne figlia dell’erborista Elvira, Desirè? E come si lega tutto questo con il morto che il mare ha restituito? Con l’aiuto di Mara, maga del deep web, della giornalista Tiziana, legata a Denis Ghinazzi, e della psicologa Grazia, un po’ alla volta si scoprirà l’arcano, ma non mancheranno colpi di scena e momenti terribili per i partecipanti a questa storia oscura dove quasi nessuno dice la verità e dove, ancora una volta, rattrista vedere come nei giovani la noia e la mancanza di interessi siano cattivi consiglieri.
Luisa Ferrero non è nuova al giallo – ha sempre dichiarato che è il suo genere preferito – ed è bravissima a costruire vicende complesse e intriganti portandole alla loro logica e impeccabile conclusione. A fare da corollario alla storia principale ci sono le vite dei principali protagonisti, i loro problemi e tormenti, i dolori e i ricordi che si portano dietro. Solida la trama e ottima la scrittura, fluida e gradevolissima.


