
Disclaimer
Dopo e durante la pubblicazione di Carta a Duda, qui tra questi Spazi, e infine delle due lunghe parti di conversazione con Carmilla Rossini, ci siamo trovati e pensare e ripensare alla nostra scrittura. E tuttora si va e si torna dall’idea fissa e necessaria che ebbè si tratta di un esame finale di realtà e da temersi definitivo, ossia, riesame della geografia di quest’ultima, dei suoi confini, per capirci, dei limiti propri a questa scrittura. Con quella della Rossini è scaturito, anzi traboccato in modo del tutto imprevisto il confronto, confronto che ha rotto l’argine all’amabile convinzione di essere bravi. Per carità, bravi è la constatazione, è il risultato dell’esame, bravi a dispetto della nostra stessa abilità : bravi nell’usare tutti gli strumenti dello scrivere e indifferenti al resto che resto non è. Il manierismo in storia dell’arte individua un modo di fare pittura di grande abilità, splendida invenzione e, nell’opinione del Vasari prima e del Lanzi poi, nient’altro che imitazione o poco o un qualcos’altro che alla fine non cattura, chissà annoia o, alle corte, indurrebbe la voglia di passare alle sale dei Guardi o dei Canaletto, così imprecisi nel dare l’impressione esatta. Ovvio che non può questa essere opinione né del Vasari né del Lanzi. Certo, osservi un’opera del Pontorno e non puoi proprio non esclamare che meraviglia, ah certo, ma, ma…ma… forse riesci a immaginare dietro tanta bravura la noia o il dispetto degli autori,, ma ecco il ma cchi llo sa, un desiderio di far fuori santi e madonne trascinandoli giù dal cielo qui su un red carpet srotolato tra gli sguardi bavosi di prelati in foia per quei colli oblunghi, da baciare, quei corpi velati e rivelati da tratti di leggiadra pornografia. Qualcuno ci ha detto che è ardua la scrittura di Rossini, ardua e barocca e ardua proprio come il barocco ha preteso di essere fin dalle origini ; a noi invece saltò per così dire al collo con la forza di una stretta che leva il respiro a qualsiasi forma di resistenza critica, così come le evoluzioni dello scalpello di Bernini (è strano le scalpel in francese, in inglese sì sì, è il bisturi) seppero costringere il costume della sua Santa Teresa. Santa Teresa : chi ne ha letto anche poco potrà confermarlo appieno, Teresa fu inventata dal Bernini. Fu la sua sfolgorazione. E chi abbia avuto modo di vedere il film Diamanti di Özpetek concorderà col dire, che i personaggi sono costumi : tra vestiti che ballano ma i vestiti sono sostanza non ornamento. Boldini. Il barocco. Di persona, se possiamo concederci il vizio di essere persone, as pessoas, riteniamo un errore di prospettiva considerare il barocco un manierismo sconsiderato, una degenerazione del gusto, del rigore, dall’esprit de géométrie precedenti e futuri ; cioè sì, a condizione tuttavia di considerare il non plus ultra dei traguardi in arte la terzina, triade, la trinità (?), appena enunciata. Il barocco, nella valutazione qui nostra di noi che facciamo fatica a scrivere io, molta fatica, perché non sappiamo a che io potremmo esserci votati o votarci ancora, il barocco fu la rivolta dell’es, il far saltare i tappi alla misura fittizia imposta dalla geometria euclidea del rinascimento. Fu un dire, basta, possiamo farci di più, ci vorrà del tempo a capirlo ma noi sappiamo che il pennello si tinge d’inconscio, che il regolo calcolatore misura la vastità del non detto, di quello che alfin solo con la musica si può dire. Il barocco fu sopra ogni cosa la musica, si osi dire che fu l’invenzione della musica, Händel e Bach per dire, il melodramma e, per questo motivo, tutte le possibilità della musica come noi la conosciamo in Occidente. Tutta, cioè fino a Rosalía persino. Per andare oltre e tornare al dilemma posto dall’arte letteraria della Rossini, il dilemma ci ha colti impreparati ElzeMìri, stufi anche di chiamarci così come il consimile di un insetto, ma non di uno scarafaggio ; che per lo meno sarebbe l’apertura di una moderna stagione kafkiana. Il dilemma è dunque se la Rossini abbia o no superato Elzemiro e la risposta che martella è che sì, Rossini vs. Elzemiro 10 a 5. E con ciò la questione parrebbe chiusa. Ci sentiamo in debito con lei per avere occupato in modo così sorprendente uno spazio che noi, questo è il sentimento, avremmo speso altrimenti con storielline racimolate dai fondi di una memoria labile e di un’inventiva instabile : il senso di smarrimento è duplice, triplice, molteplice nella sua versatilità. Tuttavia, così tra questa immensità arriva da Carmilla una mail di omaggio, qualche riga densa, con lo squisito dono finale di una strofa : tre terzine di endeca e decasillabi alternati e liberi ; tutto dice lei, in segno di stima, ma per chi mai, e gratitudine, ma perché mai. Il dilemma così si acuisce. Eccola la mail :
Caro amico, ho letto le due sessioni di intervista che hai pubblicato da poco e ti voglio intanto o in definitiva ringraziare per non avere spostato una parola, una riga, o tagliato o sfrondato nulla della nostra conversazione. Siccome per mestiere devo essere abile potatrice di discorsi che non finiscono da nessuna parte, ti sono grata per avere ritenuto invece che tutte le nostre chiacchiere meritassero la versione integrale,, così come integrale è stata la pubblicazione di carta a Duda,,, sei stato bravo e di parola, sono contenta anche delle obiezioni di qualche lettore,, mi hai detto delle voci che hai raccolto di chi mi ha trovato barocca,, e con nell’aria l’inferenza : oh ciel che peso : lo/li ringrazio assaissimissimamente,,, barocca, pois, lo ritengo di fatto una constatazione se lo è, e un enorme complimento pure se non vuole. Ringrazio e non da ultima, devo proprio ringraziare anche Barbara Bottazzi con cui non ci siamo mai scambiate una frase, una riga e che però, per forza, è lei che ha reso possibile la mia apparizione tra le pieghe de gli amanti dei libri
La letteratura,, è un mio pallino amico mio, me lo concedi, domanda retorica,, essa non può essere né un giardino d’infanzia né il giardino dove si lascino pascolare mandrie di spostati in cerca di pace e redenzione dal loro male di vivere, unica opportunità concessa di vedere e sentirne delle belle finché si respira (meglio di me ricordi del Totò il Pensa alla salute). Una parola con un suo charme : spostati : indica con ammirevole precisione la condizione di chi è qui ma non di preciso qui,, surfing the same kind of wave but not the same one (;) la letteratura non è né sostituisce una terapia verbale né l’aloperidrolo. Non cura, anzi se mai ammala o,, diciamo così per dire, è sintomo e timone nel sintomo. Peraltro ; mi permetto di divagare e suppongo ti siano presenti due onde sovrapposte dello stesso La per esempio,, ma non di preciso lo stesso, metti uno a 440, o 442, e l’altro a 432,,,, sono solo 8 o 10 hertz di sfaso, solo o abbastanza 8 o 10, e le due onde, emesse da due corde separate ma toccate nello stesso istante non coincidono ; eppure sono corde di La, il La che all’orchestra prima del concerto,, pulito com’è da eccessivi armonici,, è l’oboe a suonarlo ai violini, ai celli, il La che tutti ritrovano, a condizione che per tutti il diapason sia a 440. Una parola è come un La, oppure,,, è il neutrone che, da un inconsapevole spark, si spara contro una massa inerte e anonima e informe di materia lessicale,,, il vocabolario arricchito ; e da lì a seguire, gli eventi fisici si concatenano in un’esplosione ben organizzata cui diamo nome letteratura, la cui affinità con la materia musicale, la significante pura, dovrebbe ritrovarsi nel labirinto dei significati,, delle strutture, della forma io (.) bè sì, io sono lontana e da qui le cose possono apparire diverse così,,, non vorrei tornare in italia, paese di cui mi vergogno da esiliata e mi vergognerei anche da turista (con le dovute eccezioni geografiche),,, così come appare nei cataloghi, per titoli e titoli, tu lo sai, guardo i cataloghi delle case editrici e vi scorgo titoli per pouponnières : Pessoa sarebbe d’accordo, che sarebbe stato meglio non essere nati piuttosto che andare lallando paroline dal senso limitato alla comprensione delle esigenze di alimentarsi, ruttare e svuotarsi, poopuke. Una sola parola invece,,,,, va bene mio carissimo capisco, capisco che il tema della assenza dai nostri tempi e nel nostro mondo dei lumi della letteratura è una mia fissazione,,, lo posso fare perché io, bè non conto che come il due di picche, che vuoi, sono una redattrice, una che scrive in funzione, al servizio di una necessità di propaganda, propaganda della musica ok per sé,, ma io come Dickinson sono ignota al mondo, e sono sicura che in pochi, metto da parte barocca, direbbero che sono alle vette di Dickinson,,, a mia parziale scusante il fatto che di fatto lei è,, non essendoci più e io,, presente non sono. Dunque in malora, mi posso permettere qualsiasi giudizio icastico perché chi potrebbe contraddire chi non c’è. Nessuno, ma bada lì, nessuno, è pur qualcosa, un nuddu che ti ficca un piolo acuminato nell’unico occhio che c’hai, invece, con i miei due perfetti e funzionanti occhi, da qui, non vedo sorgere dalla vette dei Thomas Männer,, e nemmeno aggirarsi in giro per li duri calli os Saramagos,,, non posso escludere che sia una mia desolata impressione e ti sono grata per avermi voluto far conoscere a un mondo che, sono sicura, per lo più mi avrà già dimenticata. Ti dedico, anzi vi dedico pochi versi in chiusura, con un affettuoso abbraccio anche da parte di Duda che si associa a me e insieme ti preghiamo di tornare il più presto possibile a Lisbona,,, ora mentre ti scrivo lei è nella sua tana a studiare ché stasera hanno la generale della Grande di Schubert, l’opera dalla maestosa sonorità degli archi insieme, che devono essere perfetti virtuosi, onde dello stesso peso sovrapposte sulla medesima linea (.) dirige, il direttore della sinfonica di Milano, un viennese che è anche un formidabile violinista, non l’ho mai sentito suonare forse tu sì e mi dirai, ma ccche te lo dico affa’ sei di Milano,,il Tjeknavorian. Sono stata alla seconda prova e ne ho trovato strepitosa la capacità di orchestrazione, la precisione tagliente del gesto. Duda conferma, dice che è proprio bravissimo con l’orchestra e fa suonare tutti i ritornelli. Un’ultima cosa sai : mi pare che la nostra conversazione non abbia da ottobre mai avuto fine e nei fatti infatti è così ; tornate presto, ma non tanto presto da trovarvi qui a comburere in una città investita da una e una e una ondas de calor così grandi che del passaggio non se ne vede la fine,,, suggerisco di tornare a,, non saprei,, verso novembre, quando l’atlantico indosserà il suo guardaroba autunno inverno che è di uno chic impressionante ; mi accorgo che sto tirando in lungo questa che avrebbe dovuto essere solo una mail di commiato (;) in cauda mi permetto di caudeggiare il nostro penpal Svevo, sì lo Svevo Calabretto di cui ti manderò notizie che non sai,,, scrive cose graziose e raffinate, dei Boccherini,, sarebbe carino ospitarlo lì da voi,,, vabbè non sto a dire tanto di più, eccovi i miei versi, cari
abbraccio dg e ovviamente te, até à próxima
vostra carmillacaramella
Al fondo del silenzio composto
Da corrente e fronde, onde, vento e sassi
E gracchi di cornacchie e garriti
Di balestrucci rotanti o rondoni,
E tutti richiamano a qualcosa
Che sapere non è dato sapere,
Al fondo dell’arazzo ecco che un claxon
Irrompe e strappa e una voce cattura
lo spazio, osa l’ioparlo e : buongiorno.
Carmilla Rossini giugno, 2026
p.s. abbiamo l’arte per non morire di Bauhaus


