Data di pubbl.: 2026
Pagine: 224
Prezzo: € 14,25
I fedeli, ma anche gli occasionali, lettori dei libri di Giorgio Ballario sanno bene chi è il maggiore Aldo Morosini dei Reali Carabinieri e come ormai si sia ben adattato alla vita nell’Africa Orientale Italiana della metà del 1930. Immaginiamo che ancora patisca il caldo torrido, implacabile di Massaua e le temperature più moderate di Asmara, ma poco si conosce dei suoi primi tempi nella colonia dell’epoca di Mussolini e delle sue avventure. Ecco, dunque, quattro impeccabili racconti, uno per stagione, attraverso i quali scopriamo le sue prime impressioni di Massaua, gli incontri con il piemontesissimo maresciallo Barbagallo che, oltre a essere un sottoposto, nel tempo diventerà suo inseparabile amico, e con lo sciumbasci Tesfaghì, prezioso trait d’union fra Morosini e i locali. A collegare i racconti fra loro una serata al ristorante Da Mario a Massaua in compagnia di alcuni personaggi che compaiono al fianco di Morosini nei romanzi di Ballario: l’ufficiale medico Claudio Ragazzoni, il professore d’italiano Furio Morandi e signora, l’avventuriero Henry de Monfreid. Sul tavolo piatti prelibati, ottimo vino bianco ghiacciato, un pacchetto di sigarette Macedonia e via: a Morosini tocca, a grande richiesta, il compito di narrare le sue prime esperienze d’investigazione africane.
Si parte così con la primavera e Le rondini di Taulud in cui un Morosini fresco di sbarco e sconvolto dalla calura si vede affidare dal suo capo, il colonnello Frangipane, il compito di liberare la locale Banca Nazionale del Lavoro dalla presenza di un pazzo che ha sequestrato direttore e impiegati asserragliandosi negli uffici. A presidiare l’esterno il maresciallo Barbagallo e i suoi uomini. Ma il sequestratore Alvise Ceccon è davvero pazzo o non ha le sue buone ragioni per quel folle gesto? A Morosini scoprirlo quasi a rischio della vita.
L’estate ci porta invece alla Missione Àssab (1933), cittadina all’estremità meridionale dell’Eritrea, una fornace ardente in fondo al deserto della Dancalia, sul mare. Qui Morosini dovrà capire cosa diavolo sta combinando il maresciallo capo dei locali carabinieri Pietro De Bernardinis in combutta con il funzionario del commissariato di governo. E qui conoscerà Tesfaghì che resterà in seguito suo fedele e inappuntabile sottoposto.
Con l’autunno arriva L’elefante di giada e se la storia inizia con un momento di vera passione fra Morosini e la bellissima Eleonora Pastorelli, le cose non proseguono granché bene per il marito di lei e infine lasciano l’amaro in bocca al nostro maggiore.
E finalmente giunge l’inverno con Il fantasma del porto. È davvero un fantasma quello che l’anziana vedova eritrea Aman vede entrare quasi ogni notte nella sua povera e miserabile casa? Morosini stenta a crederlo e fa bene perché dietro c’è ben altro.
Chiudono il libro due racconti già pubblicati altrove: Tutta colpa del gatto e L’uomo con la valigia, quest’ultimo con echi dei romanzi duri di Simenon, una bella indagine su come la percezione di ciò che ci circonda sia legata al vissuto di ciascuno di noi, a quegli atti che ci seguono dovunque andiamo.
Sei racconti da leggere e assaporare. Sei racconti come sempre documentati alla perfezione dal punto di vista storico, sociale e geografico dove non mancano richiami alle guerre, alle sommosse e ad altri eventi dell’epoca e una mirabile descrizione di abitanti, usi, costumi e architettura di quella che, un tempo, era una colonia italiana. Infine, come l’intelligente e coraggioso Aldo Morosini non manca mai di fare appena il lavoro glielo concede, dovremmo tutti rileggere gli scritti di Seneca e acquisire quella saggezza antica che calma gli istinti primordiali e i battiti inutilmente accelerati del cuore.


