Concerto per mio padre – Yasmine Ghata

Titolo: Concerto per mio padre
Autore: Ghata Yasmine
Casa Editrice: Del Vecchio editore
Genere: Romanzo
Traduttore: Angelo Molica Franco
Pagine: 117
Prezzo: 13.00 €

Due fratelli fanno i conti con la morte del padre, Barbe Blanche, suonatore di târ celebre in tutto il paese. Il maggiore tra i due, Hossein, riceve in eredità lo strumento che, come vuole la tradizione, viene trasmesso di padre in figlio: “Le regole erano immutabili da generazioni: solo il figlio maggiore di un suonatore di târ può strappare lo strumento al lutto. Esso non sbaglia mai, le corde sanno riconoscere senza possibilità di errore gli autentici successori” (pag.106).

Tuttavia, lo strumento non accetta il nuovo padrone. Sembra quasi che voglia ribellarsi, comportandosi come un semplice pezzo di legno: nessuna meravigliosa armonia della tradizione iraniana, ma solo “vibrazioni secche di uno strumento a lutto” (pag. 20). Quale terribile mistero custodisce il târ nella sua sinuosa cassa intagliata nel gelso? Una maledizione impedisce al ragazzo di liberare le magiche note musicali che per anni ha sentito suonare al padre.

Unica possibile scelta per Hossein è partire in una poetica, e nel contempo sconvolgente, ricerca della verità. Accompagnato dal fratello minore Nur, il ragazzo va in cerca del più famoso liutaio della regione, nella città di Ardabil. Una terribile sorpresa attende i due fratelli all’arrivo nella città: Barbe Blanche è accusato di un atroce delitto e devono essere i suoi figli a scontarne la pena con la prigionia. Attraverso l’espiazione del delitto del padre, si compirà il destino di Hossein: sofferenza, incredulità, dolore, infine, la rivelazione. Il giovane si manifesterà quale sublime suonatore di târ, riuscendo a far suonare lo strumento di Moshem, il musicista profeta ispirato da Allah, invidiato da Barbe Blanche per la sua straordinaria capacità di toccare il cielo con le note. E, per riparare fino in fondo al delitto commesso da Barbe Blanche, Hossein dovrà accettare la pesante eredità del defunto Moshem, che con la sua musica vicina a Dio ha compiuto miracoli nei confronti dei suoi concittadini.

Ogni passo di questo romanzo sembra accompagnato dalla suggestiva melodia del târ, una musica incantatrice capace di rivelare il divino, ma solo se accompagnata dalla sincerità e dalla purezza d’animo: “Il divino si trova in tutto e converge verso il tutto. L’estasi sboccia nel momento in cui la musica ci permette di contemplare l’universo come un libro aperto” (pag.77), afferma Moshem.

Personaggi intensi sono i protagonisti di una storia affascinante che ci trasporta lontano nel tempo e nello spazio: Yasmine Ghata ha uno stile fine e ricercato e la sua scrittura ha la grande capacità di evocare le immagini e suscitare le emozioni. Da ogni pagina sembrano scaturire le magiche note del târ e alla fine ci si sente affascinati da questo mondo così diverso dal nostro, più spirituale, più vicino all’essenza della cose. «Ai miei occhi, scrivere nel terzo millennio, è rallentare il mondo, prendersi il tempo necessario per guardarlo in faccia» dichiara come introduzione al romanzo l’autrice. E il desiderio che scaturisce dalla lettura è proprio quello di rallentare il ritmo, di trovare un po’ di tempo per la riflessione, magari proprio attraverso il potere straordinario della musica.

 

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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