A tu per tu con… Christian Mascheroni

Christian Mascheroni è autore di quattro romanzi di cui l’ultimo, Wienna, è da poco uscito presso Las Vegas Edizioni. Oltre a scrivere libri Christian svolge un’intensa attività di divulgazione culturale, fra trasmissioni televisive (Ti racconto un libro, in onda su Iris), blog e associazioni culturali. Noi Amanti dei libri gli abbiamo posto qualche domanda sul suo ultimo romanzo e più in generale sul suo rapporto con la scrittura. Conosciamolo meglio!

Scrittura e memoria hanno da sempre un legame inscindibile. Wienna è appunto il racconto di un viaggio di ritorno alla propria terra d’origine ma soprattutto della ricerca di un passato perduto. Cosa è significato per lei la stesura di questo romanzo? In che rapporto pone parola scritta e memoria?

Scrivere Wienna mi ha permesso di conoscere meglio il me stesso di oggi, di guardare con un occhio diverso il presente. Io ho un legame stretto con la memoria, con il ricordo, e la parola è sempre stata la forma privilegiata per fissare il momento sulla pagina e non lasciarlo sbiadire nel tempo. Scrivo da anni un diario ed è sempre stato un allenamento per tenere vive le emozioni del passato. Con questo romanzo, tuttavia, qualcosa è cambiato. All’inizio è stato un modo per ricordare la città di mia madre, dove passavo estati ed inverni, ma dove soprattutto devo la mia formazione. Eppure, prima di consegnare il manoscritto all’editore, ho capito che avevo sbagliato la chiave di scrittura. Perciò sono volato a Vienna, e per cinque giorni ho vissuto la città come se fossi il protagonista, con gli occhi di un uomo che smette di pensare al passato e ancora la sua salvezza al presente.  Wienna è quindi un racconto dove la nostalgia è legata a quello che viviamo adesso e non indietro nel tempo.

La città di Vienna ha un ruolo centrale nel suo romanzo. La nostra memoria di lettori va immediatamente ad autori come Schnitzler e Roth, che di Vienna ci hanno dato un’immagine fortemente suggestiva. Oltre alla conoscenza diretta della città si ritiene in qualche modo influenzato dai grandi narratori della letteratura mitteleuropea?

In casa mia si respirava la cultura mitteleuropea in ogni sua esalazione. Il profumo dei libri di mia madre, che era viennese,  era evocativo di un mondo che andava ben oltre la parola scritta. Devo molto soprattutto alla letteratura mitteleuropea per l’infanzia. Erich Kästner era uno degli autori che amavo di più e mia madre possedeva libri autografati da lui. Mi emozionava pensare che mia madre, da piccola, avesse  diverse dediche di uno dei più grandi autori di letteratura per l’infanzia. La mia personale visione di Vienna non è mai stata influenzata o indicata da chi Vienna l’ha descritta nei suoi libri, bensì dagli autori che sprigionavano “viennesità” dalle loro parole.

Veniamo ai protagonisti del romanzo: Werner, sensibile ed irrequieto, Astrid affascinante quanto impulsiva, Florjan sarcastico ma profondamente emotivo, Reinhold apparentemente più stabile ma gravato da rimpianti. Come nascono questi personaggi e in quale di essi si riconosce maggiormente?

Tutti e quattro i personaggi rispecchiano non solo la mia personalità, ma i miei personali “miglioramici”. Il mio migliore amico, per esempio, è come Reinhold, è quello che spesso mi aiuta a mettere a fuoco una situazione e a renderla più “terrestre”, perché io invece vago, sono un sognatore arrabbiato, un navigatore di stelle. Ma sono anche impulsivo come Astrid, mentre il sarcasmo è un lato che abbiamo tutti nella nostra cerchia di amici. E’ stato facile connotare i personaggi. Anche nelle loro reazioni più estreme sono realistici. Mi è stato fatto notare, per esempio, che le prese in giro sembrano esagerate, o i momenti di pathos. Vi assicuro che io e i miei amici siamo proprio così, esagerati, estremi, a volte fuori di testa! Ma è quello che volevo far capire al lettore: l’amicizia, quella vera, non ha limiti, non ha barriere, non ha confini e soprattutto non ha regole.

Nonostante abbiano profili molto diversi i protagonisti di Wienna sembrano essere tutti e quattro caratterizzati da una profonda frustrazione e da un’incapacità di affrontare le problematiche comuni ai giovani della loro età: il rapporto con la famiglia, le relazioni sentimentali, la costruzione di un futuro. Pensa  che queste siano caratteristiche comuni ai giovani di questa generazione?

Penso che oggi il problema più grande sia l’affermazione del NOI. Tutti siamo proiettati nel cercare di affermare il SE STESSO, L’IO, senza pensare che spesso i problemi che viviamo, i sogni, i bisogni, sono uguali per tutti. Per questo focalizzo l’attenzione sul tema dell’amicizia. Quella vera riesce a scavare in profondità e a trovare radici comuni, anche di fronte a personalità diverse. Il confronto aiuta molto a canalizzare le energie verso la costruzione di un futuro più radioso, così come a vivere le relazioni prescindendo dagli egoismi. Non sono pessimista tuttavia. Le nuove generazioni stanno crescendo in un periodo storico difficile, crudo, duro. Vedo molti ragazzi lottare per un mondo migliore. Spesso vado più d’accordo con i ragazzi più giovani che con i miei coetanei o quelli più vecchi di me. Questione di elasticità mentale, di vedute, di libertà condivisa. Però sono molto critico verso il nostro paese e il la nostra gente. La frustrazione spesso nasce dentro nuclei dove permane l’incapacità di reinventarsi, la stasi, la pigrizia mentale, l’ottusità.

Oltre all’attività di romanziere sappiamo che lei ha anche un sito internet e che collabora attivamente a trasmissioni televisive di divulgazione culturale. Come si rapporta con il mondo dei mass media? Che vuol dire essere scrittori nell’era di internet?

Internet è uno strumento straordinario, e come tale va conosciuto ed anche un po’ temuto. Il difetto più grande è che, in campo culturale, non c’è attenzione per la divulgazione, ma per la proiezione del proprio io. Tutti pretendono di dire la propria, ma nessuno sa ascoltare. A volte sarebbe meglio divulgare che criticare, litigare, confutare. Esprimere la propria opinione è sicuramente importante, ma ascoltare quelle degli altri e dialogare è altrettanto funzionale per dare un respiro maggiore alla cultura. Spesso manca il racconto. Quando è nato infatti il nostro programma, Ti racconto un libro, ci siamo subito detti che dovevamo fare un programma non di critica letteraria, ma di divulgazione, una piattaforma dove dare strumenti e non dare giudizi. Questo periodo richiede questo secondo me: conoscere prima gli strumenti per fare cultura, non farla partendo dalle proprie esigenze di “esserci” nel mondo.

C’è un messaggio che vorrebbe rivolgere ai lettori del nostro giornale on line?

I libri sono e saranno sempre una possibilità per uscire dalla crisi. Qualsiasi crisi sia: economica, di valori, sociale, politica, emotiva. I libri sono sia finestra per vedere il mondo, sia specchio per guardarsi dentro. Conosco persone che devono la loro vita ai libri. Non sottovalutiamo il loro potere.

Leggi anche la nostra recensione di “Wienna” di Christian Mascheroni

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