A tu per tu con… Michela Murgia

Il primo libro che ho recensito per Gli Amanti dei Libri è stato “Accabadora”. Ho pensato di essere stata fortunata perché ho trovato il testo di Michela Murgia davvero splendido. L’ho letto d’un fiato, appassionandomi subito ai personaggi, all’ambiente e anche ai profumi. Ho avuto l’onore e il piacere di rivolgere qualche domanda all’autrice del libro che ho tanto apprezzato alla vigilia dell’uscita del suo nuovo romanzo “L’incontro” e ve ne riporto il risultato.

A un anno di distanza, trovo delle differenze d’interpretazione; nella recensione avevo dato molta importanza al tema dell’eutanasia, ma ora scopro (ho letto alcune interviste che le sono state fatte per preparare questa) che il focus del libro è la maternità. Infatti, Tzia è l’ultima madre per molti, ma la prima per Maria, quella dell’anima. Ci può dire qualcosa in più su questo tema? Com’è nata in lei l’urgenza di scrivere questo libro? C’è un messaggio che ha voluto lanciare? Pensa che scriverà ancora su questo argomento?

Credo che lanciare messaggi sia il compito del papa all’Angelus, non degli scrittori; i romanzi che hanno l’ambizione limitata di lanciare messaggi, in genere a me appaiono abbastanza noiosi. Volevo invece raccontare una storia di relazioni fuori dallo schema della cosiddetta famiglia naturale, perché penso che di naturale nei legami umani non ci sia niente che non sia mediato dalla cultura. La Sardegna nel tempo ha sviluppato complessi codici di relazione, giungendo fino al punto di trasformare la maternità in una attitudine collettiva. Dentro a questa prospettiva rientrano sia la filiazione d’anima che il servizio silenzioso e impronunciabile dell’accabadora.

Ho letto che a Seveso una casa famiglia ha intitolato “Accabadora” un percorso di affidamento dolce. Si interessa personalmente a questo progetto?

In termini di vicinanza ideale, certamente.

In seguito, sempre per Gli Amanti dei Libri, ho letto e recensito “Viaggio in Sardegna” e penso sia stato propedeutico per il successivo libro “Accabadora”. E’ vero?

In parte sì, nel senso che alcune ricerche hanno alzato la soglia delle mie consapevolezze su alcuni aspetti della cultura dell’isola, in particolare su quello comunitario.

Nel libro dedicato alla sua terra natìa consiglia di non scegliere il mare in Sardegna, che è bello ovunque, ma di decidere che tipo di visitatore si vuole essere. Può spiegare brevemente questo concetto?

Scegliere un posto significa aver già deciso cosa si sta andando a cercare. E’ l’approccio da villaggio turistico, quello di chi non vuole sorprese, di chi è già in meta senza nemmeno essere partito. Se invece la ricerca si sposta su sé stessi e sul tipo di viaggiatore che si vuole essere, ogni orizzonte diventa possibile e si può accettare anche di correre il rischio di scoprire posti che nessuna guida ti segnalerebbe mai.

So che ha un sito internet e che il suo primo libro “ Il mondo deve sapere” è nato da un blog. Ci può spiegare perché per lei è importante comunicare via internet?

Perché è un moltiplicatore relazionale e io agli incroci non so resistere, su qualunque strada mi si manifestino.

Conosco la sua posizione sull’E.A.P. (editoria a pagamento), che definisce “modalità di circuizione truffaldina”. Cosa consiglia a chi ama scrivere e vorrebbe pubblicare?

Cercarsi un agente e farsi valutare. E magari dargli retta, se ti dice che quello che scrivi non vale granché.

Leggi anche la recensione di “Accabadora” di Michela Murgia

Leggi anche la recensione di “Viaggio in Sardegna” di Michela Murgia

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