A tu per tu con… Michel Faber

michel faberAbbiamo incontrato Michel Faber a Milano in occasione della presentazione in Italia del suo ultimo attesissimo romanzo “Il libro delle cose nuove e strane” (Bompiani), che lo scrittore pubblica a ben tredici anni di distanza dal bestseller “Il petalo cremisi e il bianco” . E’ difficile definire questo nuovo romanzo di Faber. Racconta la storia d’amore intensa e coinvolgente tra un uomo e una donna, Bea e Peter, in cui non mancano le difficoltà di una relazione di coppia tanto più che Peter è un missionario ed è stato scelto per diffondere la religione cattolica in un pianeta ostile e lontano milioni di kilometri dalla terra, e allora la storia assume i toni  avventurosi ed enigmatici del romanzo di fantascienza.

Com’è le è venuta l’idea bizzarra, che poi forse tanto bizzarra non è, di immaginare una colonizzazione religiosa di un pianeta lontano dal nostro?

Il libro ha avuto un lungo periodo di gestazione. Quando l’ho iniziato il Regno Unito aveva appena deciso di aderire alla richiesta degli Stati Uniti di bombardare l’Iraq e l’Afghanistan. Ero deluso e arrabbiato di fronte alla stupidità della razza umana che crede di poter risolvere i problemi del mondo con la guerra. Pensavo che avrei scritto solo di un mondo popolato da alieni.  E per un periodo ci ho provato ma poi mi sono reso conto che era impossibile, che la storia aveva bisogno anche di esseri umani. Poi ho pensato alla consolazione che le persone ottengono dalla religione e a quanto possa aiutarle a superare dolori insopportabili. Immediatamente dopo mia moglie si è ammalata di tumore terminale. Mi sembrava giusto cominciare a concentrarmi sui grandi  quesiti relativi alla perdita di una persona cara e cosa poter fare per riconciliarsi con questa perdita e in questo senso ho cominciato a guardare alla religione con maggiore interesse.

È credente? Cosa pensa della Chiesa cattolica e di questo nuovo Papa che  sta cercando di prendere delle strade diverse rispetto a quelle dei suoi predecessori?

Io sono ateo, mi piacerebbe credere in Dio ma  non ci riesco. Vorrei poter pensare, visto che ho perso mia moglie, che un giorno potrò incontrarla in un’altra vita ma so che non succederà. Però non voglio neppure distruggere le speranze di coloro che invece sono convinti di poter ritrovare le persone amate in un’altra vita. Fare satira sulla religione è molto facile e non era il mio obiettivo. Ho voluto cercare invece  di comprendere quello che la religione riesce a fare per le persone nel momento in cui hanno perso tutto. Nel 2005 un giornale mi chiese di scrivere un brano su Papa Giovanni Paolo II durante il periodo della sua malattia. Io mi chiedevo perché dovessi scriverlo, sono ateo e non me ne importava nulla, poi ho scritto questo brano, s’intitola  “Un milione di bambini nati per il non utilizzo di contraccettivi” .

È mai stato pubblicato?

Credo di no, non credo sia quello che avrebbero voluto.il libro delle cose nuove e stane

Non è credente, come ha fatto ad immedesimarsi così tanto con il protagonista del suo romanzo, un missionario che continua a fare citazioni bibliche?

La religione mi ha sempre affascinato, ho letto la Bibbia e  la conosco molto bene per cui per me è stato semplice fare queste citazioni. So che le persone religiose quando sono in un momento difficile tendono ad aprire a caso la Bibbia fiduciose che lì troveranno una risposta ai loro problemi. L’ho fatto anch’io quando avevo bisogno che Peter stabilisse un contatto con le popolazioni aliene, ho aperto la Bibbia ed è venuta fuori la citazione appropriata da inserire nel mio libro. Inoltre mia moglie stava morendo mentre scrivevo questo libro. Entrambi avevamo molto domande da porci riguardo i grandi quesiti della vita e questo mi ha dato maggiore capacità di comprendere la religione e di comprendere la mente di una persona che nella fede trova conforto. Riuscire ad immedesimarsi in una persona che non gli somiglia è la sfida che deve affrontare ogni scrittore.

L’anima cos’è dunque?  E’ l’unica cosa che umani e alieni hanno in comune?

(mostra un’immagine che ha realizzato sua moglie quando era molto malata, ci sono un corpo, un falò, le tonalità sono quelle del rosso e dell’arancione). Questa è la scansione del corpo di Eva con la risonanza magnetica , il volto è il suo e l’ha attacato sul suo corpo, il resto l’ha dipinto:  rappresenta il luogo dov’è nata e il fuoco è quello che fece suo padre con tutte le sue bambole nel giardino di casa quando era piccolina. Si chiama “Il falò delle vanità. Ti dò quello che rimane”. Eva sapeva che sarebbe stata cremata, che il suo corpo fisico sarebbe scomparso, che tutto è destinato ad essere distrutto.  Forse quello che rimane è il suo spirito, il mio ricordo di lei, forse questo qualcosa che rimane è la sua anima. In “Under the skin”, “Sotto la pelle” alla fine del libro la protagonista salta in aria insieme alla propria auto e diventa parte dell’atmosfera. Eva pensava la stessa cosa di sé (mostra un’altra immagine di Eva, ci sono il suo corpo e il cielo, i colori grigio e azzurro). Pensava che il suo corpo sarebbe diventato parte dell’universo. Non c’è alcuna differenza tra il suo corpo e il resto dell’universo.

Quando si termina di scrivere un libro come ci si distacca da quello che si è scritto, la scrittura ha un valore catartico per lei?

Io sono sempre distaccato da quello che scrivo in realtà. Sono molto analitico e attento perché tutto sia plasmato nel modo giusto. Però quando Eva era in vita ogni volta che completavo un capitolo glielo facevo leggere e aspettavo un suo feedback. Lei  era in grado di leggere il libro così come l’avrei letto io ad un anno di distanza. Riusciva ad evidenziare perfettemante cosa non andava e io potevo intervenire. Eravamo un’ottima squadra.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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