Data di pubbl.: 2025
Traduttore: Maria Pina Iannuzzi
Pagine: 109
Prezzo: €13,00
Cioran sosteneva che per scrivere un aforisma bisogna aver conosciuto la paura in mezzo alle parole.
Lo scrittore di aforismi non deve temere le parole e soprattutto deve essere fulminante e spietato nello scrivere quello che realmente pensa perché, sempre citando Cioran ” tutto ciò che non è diretto e nullo”.
A questa regola hanno obbedito in più grandi e sinceri scrittori di aforismi: Karl Kraus, Guido Ceronetti, Ennio Flaiano (per citarne alcuni) hanno riconosciuto la paura in mezzo alle parole e con una brevità sconvolgente hanno avuto il coraggio di essere irregolari e inattuali nello scrivere quello che gli altri pensano ma non hanno le palle di dire, perché vogliono essere massa e coro, osando sfidare la morale comune dell’ipocrisia e del camaleontismo delle opinioni.
Scrivere un aforisma è un atto di responsabilità morale, un gesto di coraggio, perché conoscere la paura in mezzo alle parole significa non tradire mai la verità.
Carlos Vitale, scrittore argentino, arriva in Italia con La scortesia del suicida (un titolo straordinario), un libro di scritture brevi in cui l’aforisma incontra la prosa poetica, e anche lui quando annota i suoi pensieri, che sono sempre estremi e radicali, ci fa conoscere la paura in mezzo alle parole.
Vitale è uno scrittore da maneggiare con cura perché il suo pensiero è sempre dinamitardo e a noi piace molto proprio per questo.
Non lasciano via di scampo le sue parole che sono scritte per deflagrare senza pensare alle conseguenze.
«Nella brevità dei testi – scrive Doris Bellomusto nella prefazione – ritroviamo verità irrisorie e talvolta amare, domande senza risposta, gli scritti sanno farsi oracolo e profezia».
Carlos Vitale è uno scrittore scomodo e irregolare è un vero collezionista di squartamenti. Ogni frammento de La scortesia del suicida è una lama che si conficca nella carne, da ogni parola esce il sangue del pensiero.
« Nella cena successiva alla consegna dei premi, un poeta insultava e vituperava tutti i presenti. Era uno dei premiati»; «Camminavo per strada leggendo una lodevole recensione sulla mia poesia pubblicata su una rivista italiana, quando una colomba mi cacò sulla pagina»; «Al suo risveglio Gregorio Samsa una mattina, dopo un sonno tranquillo, capì che era stato vittima di un inganno: non si era trasformato in una libellula»; «Mi rende invidioso che non sia riuscito a vendermi per un piatto di lenticchie».
Carlos Vitale è uno scrittore urticante, provocatorio, irregolare, libero, inattuale.
E, come giustamente scriveva Cioran, quando le epoche sono torbide bisogna leggere gli inattuali, perché sono proprio loro che scuoteranno le coscienze.


