cent titres récit par svevo calabretto [II partie]
Hôpital de nuit

Do you like me?
How absurd!
What’s a question like that?
What’s a silence like that?
And what am I hanging around for,
riddled with what his silence said?
L’ospedale di notte sta nella corrente che si genera tra controsoffitti, illuminazione al neon e corrimano di plastica dai colori più vari. Corrente che passa per le porte automatiche e si adatta al loro fruscio e a determinarla non è soltanto l’aria, naturale o condizionata ma, forse, un sentimento; la percezione di un nonsoché. Ci naviga la rada flotta di piccoli vascelli dai differenti pavesi del personale sanitario notturno e allucinato. La costernazione per l’esattezza della morte, per la sua ricorsività, non priva di noia e luoghi comuni, si condensa nel notturno: Chopin scrisse ventuno costernazioni fino alla sua ultima, la sessantadue/due. I lettighieri della morgue fumano spesso. Après le gaspillage des décès, des brouhahas, de l’inconsistance des survivants et ses sonatines bureaucratiques: do you like me? Protocolli, curiosità e odori da cui ci si abitua a difendersi con la distrazione cui segue in qualche modo l’oblio. Il medico legale si ascolta con piacere, ha il parlare degli ossuti avvisi ai naviganti di mezzanotte, senza accenti, di uno speaker che abbia fatto corsi di voce e pronuncia e dice cose tali che persino il morto sembra possa interessarsene; in definitivasi parla di lui; del suo passaggio da qui al suo nord ovest il forense compone un quadro molto vivo. Che sia lo stesso ragazzo in total black che la De Céspedes ha notato correre via da Praceta da Claraboia café Aurora, è un’ipotesi che si vedrà di verificare. E c’è un altro sul tavolo che è invece una carta di identità, una foto in secondo piano e un numero. Soltanto.
– Di questo signore non abbiamo trovato documenti giudice, è strano visto il tipo e la moto che portava..
– Ah Felipe.. è.. è il soprannome.. giocatore di biliardo professionista.. vedremo il nome vero quando riusciremo.. la testa è intatta.. quasi
– Certo, come vede il casco.. è stato perforato ma come la vittima era in movimento l’impatto è stato tangenziale, il proiettile ha cambiato rotta, ha passato il cranio e uno dei lobi ma senza attraversarlo un po’ come un sasso che tocchi, strisci e rimbalzi sull’acqua..
La De Cèspedes osserva, posata sul supporto cervicale in silicone, la testa lavata e ferita del motociclista e pensa e non dice tutta la sua avversione per chi ha fantasie di tubi e scappamenti, di roarr. Face de facho macho. Ma non interrompe il flusso legale di parole del medico; la giudice domanda con gli occhi. Per quel forense prova una ammirazione che a lei stessa pare sconfini troppo spesso nei territori dell’amor succube, lo stesso e non raro della studente per il professore che per questo la seziona al microscopio del suo desiderio. Il medico legale non fa niente per manipolare e può e non può dirsi bello. La De Céspedes però conosce o, più che altro è in grado di intuire, di preconizzare le deviazioni dei suoi turbamenti e ciò le dà fastidio.
– Il colpo è arrivato dall’alto, da media distanza… da duecento metri non di più..
– Uno sniper..
– Consimile.. la vittima era un bersaglio molto nero, molto grande, andava a forse 40 all’ora.. un tiro molto ben calcolato, più che professionale.. se la vittima era un giocatore di biliardo anche il suo assassino era un calcolatore di quel tipo, con la testa dell’avversario come palla avversaria.. non so come si giochi a biliardo ma ne immagino la trigonometria.. l’impatto è stato molto potente, il calibro inusuale, il proiettile si è incastrato in un albero lì di fronte.. poi le dico.. la testa ha sbattuto contro le pareti interne del casco.. questo tipo di urto non è sufficiente in sé a uccidere.. e infatti la causa della morte è la frattura della C2..
– Come..
– Sì, il proiettile ha agito in due modi.. come uno scalpello e un formidabile colpo di frusta, la testa è stata sforzata di colpo all’indietro e nel millisecondo successivo ha subito una rotazione violenta sull’asse.. a cyclopic turn of a screw.. immagini giudice..
– Come in quelle manovre assassine delle arti marziali.. il dente dell’epistofeo si frattura, tronca il midollo…
– Esatto giudice.. e li si stacca la spina e la caldaia smette di bollire.
– E uno. E quest’altro?
– Anche a questo un colpo solo di fucile.. anche qui a distanza di 150/200 metri, dall’alto.. c’è un particolare da professionisti avanzati, il calibro dicevo, un 6,50.. nato per il tiro cosiddetto sportivo, perché il proiettile è più leggero del 7,26 Nato per esempio.. il 6,50 taglia l’aria come un coltello, non perde efficacia nel volo.. solo un professionista tira al fucile.. è stata un’esecuzione.. niente emozioni, niente rabbia, sparafucil mi nomino una stoccata e muor ma nel nostro esercito, nemmeno i corpi speciali usano questi calibri e armi così.. gli americani mi pare qualcosa.. oppure..
– oppure qualcun’altro.. qualcuno che la sa lunga
– per esempio.. sul secondo.. vede da sé.. il proiettile ha attraversati i piani muscolari del collo, ha intercettato e tranciato i processi di C3-C4 poi, poi nel cor più non mi sento penetra nel mediastino posteriore, perfora il sacco pericardico e il miocardio, una morte doppia, sincera.. anche qui millisecondi.. il poveretto non so se abbia sentito dolore.. la puntura di una vespa è peggio.
Dialogo di servizio. Il procuratore capo che parla e mastica pommes de terre au gratin dauphinois, agli occhi della giudice è fastidioso. La bocca e le labbra in moto la portano ai telefilm del tenente Colombo. Li ha visti tutti di recente, non all’epoca, non era nata, tutte le stagioni in Prime, in Prime o forse era Disney, una piattaforma, non importa il dato, e che sono un bell’allenamento a considerare l’essere umano un dispositif sémantique à crimes; ma non sa il perché di questa associazione, pas de corrélation sémantique, per quanto sofisticata.
– Che cosa abbiamo dottora?
Il procuratore si forbisce le labbra con il tovagliolo poi finisce tutto in una gran sorsata un mezzo bicchiere di vino. Un cameriere accorre per colmare il mezzo vuoto.
– Nulla, del primo il soprannome Felipe e il mestiere, ma al nome arriviamo se è per questo è a tutta la storia che..
– Sospetti, indizi, congetture?
– Sospetti, indizi, tutto nel mondo è indizio, congetture sa che le aborro, si finisce col pensare e cioè pensare di avere ragione. La ragione però sta sempre da un’altra parte, cioè dove le pare. «On a la tendence à immaginer les êtres comme on voudrait qu’il soient. Et moi je ne suis qu’une fon ction nai re dont le métier est de chercher la vérité par les moyens à sa disposition»
– Perfetto..chi lo dice
– Simenon, cioè Maigret, mi sono messa al femminile une fonctionnaire..
– Invidio la sua abilità, come fa a ricordarsi, del popolo dei citatori lei è la regina, i codici sono per lei una funzione della sua memoria. Niente congetture maaa la stampa, sa com’è, dopo due morti scrive strage.. e questo ministro, badi, i ministri amministrano il consenso.. politics De Céspedes, politics is an overwhelming subject.. l’attuale mi scrive mail che mi, che ci esortano a fare fare fare, o o o, per ogni minuteria metallica che capita. Me la cavo con cose vaghe, dette con il tono delle certezze.. è un esercizio estenuante..
– Lavoriamo per lo stesso ministero tuttavia sa che per la politics sono considerata un’anarchista, manca mi vedano come una black block.. ed è vero che sono un po’ come il banchiere anarchico della novella di Pessoa.. sou um anarquista que combate e liberta..
– Non ha mangiato nulla De Céspedes, sempre così?
– Devo avere un antenato vietcong, potrei vivere a ciotoline di riso..
– Un dolce lo prendiamo però, qui fanno cose di apocalittica bontà..
– Ho visto, il gelato alla vaniglia forse, se è di vera vaniglia è un caposaldo della gelateria.
Un cameriere prontissimo nel capire l’andamento del pranzo al tavolo del procuratore entra su caposaldo a chiedere se i signori a questo punto vogliono indagare, dice indagare, il carrello dei dolci. Il cameriere lancia al suo pubblico eletto il monologo dei dolci. Il procuratore individua subito una sontuosa Saint Honoré e De Cespedes chiede se c’è il gelato alla vaniglia.. c’è.
– Qualcosa nel buio? Dottoressa la prego assaggi questa saint honoré, qui dove non l’ho attaccata..
La dottoressa De Céspedes si fa convincere e assaggia. Per un attimo è tentata di ordinare anche per sé la torta, non solo il gelato, ma desiste.
– Credo che quello di questo orologio sia un meccanismo complicato da smontare, così, a sensazione
– Vuol dire?
– Non saprei.. due morti in due strade, ore, momenti sconnessi, due morti che non parlano tra loro.. persone.. il primo sta in un quadro fosco espressionista, il secondo.. ha visto quel vecchio film italiano un borghese piccolo piccolo.. non so.. di giorno.. sembrano..
– Esecuzioni?
– Un progetto esecutivo.. parlare di mafia sarebbe una conclusione senza principio..
– Ha ragione di crederlo?
– Ma no.. e ma sì.. siamo abituati a cercare e la mia sensazione è che dovremmo imparare alla svelta a trovare.. peraltro..
– Peraltro?
– la scientifica.. i proiettili di entrambi i casi, due 6,50
– Qualcosa ho sentito..
– È un calibro nato per il tiro sportivo.. taglia l’aria alla lontana come un coltello il proiettile perché è leggero, è adatto al tiro di precisione appunto, l’arma, con il silenziatore anche, non ne mancano in commercio, abbiamo controllato in rete, un Voere austriaco per esempio, ma nessun tipo di arma è stato trovato..
– Avete?
– Frugato scale e balconcini di tutti i palazzi secondo le ipotesi balistiche.. il colpo è partito dall’alto ma a quell’ora, di giorno nessuno vede o sente se a una finestra, da un palazzo qualcuno fa tiro al bersaglio.. qualcuno..
– Ah dunque?
– Alcune forze speciali, non le nostre, no, non ancora, usano fucili di precisione di quel calibro.. lo stato maggiore dell’esercito mi ha confermato.. è un’arma del desiderio inappagato..
– Non mi dica..
– Che qualcuno ha accesso ad armi che l’esercito vorrebbe ma non ha.. sì potrei dirlo.. ho dei sospetti. Vedremo. Per ora non abbiamo che due omicidi..
– In che senso..
– Che abbiamo due morti, un morto da biliardo.. questo forse ci porta a qualcosa ma l’altro nada.. e non so se una falsa testimone o falsa duchessa così come si presenta.. parla solo inglese.. e sa, non credo di sbagliare.. c’è qualcosa di troppo o di troppo poco perché siano due semplici omicidi.. in altre condizioni potremmo archiviare i casi.. invece a me sa di ingredienti per una zuppa inglese di delitti.. da commettere.. a lei che si diletta di latino piacerebbe dire scelus multiplex ma non esiste un articolo del codice per definirne la sostanza né una scala graduata per misurarne l’orrore.. e nemmeno gli elementi per definirlo tale.. de toute façon il y a quelque chose qui cloche
– Chi se ne occupa, la solita bellissima Florinda ?
– Per favore.. al solito, il mio pollaio, lo amo. Ho idea piuttosto che mi servirà spendere più del dovuto, voglio dire se mi autorizza, straordinari ed extra per le persone..
– Autorizzo il suo giudizio, badi non ho il portafoglio di Trump..
– Che vuole dire..
– Che lui può fallire e dire che è un successo, anzi che non è successo che non succede.. io, noi no. Siamo i polli noi, al solito.
– Al solito. Grazie per il pranzo procuratore ma ho da scappare, oggi le mando il referto delle autopsie, lettura appassionante, un ricamo vedrà.. con permesso.
In casa dell’attore Alberto Isola. Dopo il sabotaggio al teatro. È una casa, non un appartamento, una casa anni trenta, un po’ Streamline un po’ Déco. Sa la fece costruire un ricco americano prima della seconda guerra mondiale. Pare fosse servita, che servisse, anche da ambasciata ombra di gruppi non meglio interessati a condizionare certe scelte e a frenarne altre del governo statunitense, suprematisti li chiamerebbero con tutta probabilità oggigiorno. Isola l’ha acquistata dopo che da anni era in abbandono, l’ha restaurata e convertita in un porto sicuro: il soggiorno di forse cento metri quadri è pieno di antiquariato confortante. Un arco a tutto sesto, brutto, tipico dell’epoca di costruzione, lo separa dalla biblioteca, un quadrilatero di libreria a tutta altezza. Tra il XIX e il XX secolo i ricchi borghesi, da Palermo a Parigi, occupavano ogni spazio a disposizione nello loro dimore di ninnoli e nannoli, kenzie, tavolini, passamaneria, tende. Vigeva l’horror vacui. Gaudì c’è da pensare che fece costruire le sue case asimmetriche per evitare che gli occupanti vi portassero tutti i mobili di famiglia, dalle loro origini remote a quei giorni. Isola è un commediante stralunato e irriverente, politico, molti lo amano, soprattutto là dove lo sentono più spesso, a teatro. Domina tra l’altro un francese accademico ed è la ragione per cui ha molto successo in pellicole francesi. Bella l’ultima, La boulette noire, tratta dalla pièce teatrale ¡Silencio, silencio he dicho! ¡Silencio! di cui Isola è protagonista in questi giorni. La giudice osserva che il commediante è una persona altra dal doutor Isola, cinquantenne piuttosto carré, un po’ quelconque nel vestire, la botton down a maniche corte Lacoste color pervinca, e nonostante sia in casa e faccia caldo, la cravatta al collo di un colore di difficile definizione, vicino al verde ma che l’occhio quasi non registra; dei mocassini dalla suola di gomma che, si vede, non ha mai toccato terra, e molto morbidi ai piedi, mocassini da casa, costosi. Isola siede su un divano foderato di una tela robusta dal disegno che ricorda il kilim e carico di cuscini della stessa declinazione. Dalle altissime finestre, la luce arriva mais tamisée par des longues rideaux gris, così che al toccare i mobili crea l’effetto complessivo di un De Pisis. La pièce di cui Isola è protagonista, è un lavoro di un giovane autore; il titolo è, alla lettera, le ultime parole Bernarda Alba, l’ultimo lavoro di García Lorca, ¡silencio, silencio he dicho! ¡Silencio! Forse un monito, forse un ammonimento. Il teatro dove Isola la recita ha subito un sabotaggio, c’è stato un incendio e dovrà restare chiuso per le riparazioni indispensabili ma il direttore ha chiamato alle armi il personale che sta lavorando a forza per rimettere in funzione l’apparato tecnico danneggiato. I pompieri hanno subito visto l’evidenza del dolo.
– È una bella casa, complimenti
– Lo dirò a chi me l’ha arredata, è il mio compagno, io mi sarei fermato a un letto, a un branda, un tavolo e due sedie, non ho gusto, nemmeno cattivo, delle cose vedo solo le funzioni non altro..
– Non è spiritoso
– No, la mia capacità si scatena solo sulle tavole o sul set col regista e tutti, il crew, in mezzo ai colleghi.. poi torno a casa ed eccomi qui, camicia e cravatta.. come mio padre del resto.. prima di morire in ospedale, chiese del barbiere, si fece lavare e vestire e profumare, poi così tutto vestito non volle ritornare sotto le lenzuola, gli rifecero per bene il letto.. mi disse, bene ora posso morire io non quell’orribile pezzente che recita la parte del morto anzitempo.. e morì..
– Buffo, quindi lei è un..
– Un borghese grigio su grigio, il commediante è quell’altro, lo farei mangiare in cucina ma oggi occorre stare attenti col personale, tenerlo stretto con mille attenzioni.. io voglio essere il pixel di un totalone di folla esterno giorno..
– Buffo, eppure..
– Qui vede e parla con Alberto Isola, dottore in lingua e letteratura francese alla Sorbona. Non mi sono trovato un nome d’arte. Sono gay ma non ne faccio una bandiera così come non sventolerei la bandiera contraria. Sono tornato in Europa dal Messico dove i miei avi hanno accumulato una fortuna in tutti i modi di quel mondo dove di nuovo c’è solo il vecchio che l’europa vi ha forzato e dove si può ancora accumulare una fortuna. Oggi meno. La risorsa è, sono i trafficking. I poveri annaspano, affogano, non si astengono da traffici da poveri e il capitalismo ha l’acqua molto oltre la linea di galleggiamento, scarroccia ma dà colpi di caviglie a chiunque annaspi nell’acqua intorno e voglia salire a bordo.
– Ha dei sospetti
– Dottora no, per quanto ci si possa odiare nel nostro ambiente (un bel respiro profondo) no, nessuno di noi metterebbe in pericolo il proprio posto di lavoro e chi gli dà lavoro.. non in teatro.. non se lo sognerebbe nemmeno.. sa.. mi lasci fare un po’ di retorica ma noi altri.. i teatranti sono ancora un po’ convento.. magari conventicola.. anche nel cinema..
– Mi scusi ( la dottora cava di tasca il telefono) Procuratore sì (medita le parole che ascolta) Va bene (chiude la conversazione, ripone il telefono in tasca, anzi no nella tasca opposta della bella giacca, per quanto Zara) Mi spiace dottore Isola, la chiamerò così ma si tratterà di stabilire chi è in pericolo, se lei o Alberto..
– Questa è proprio carina, occorre pensarci su. Sa una cosa.. no.. niente.
Considerazioni della giudice De Cèspedes con un un uomo che le piace. Mentre parla, su un altro binario del pensare, la giudice valuta se accetterà per quella sera la possibilità di concludere per fortunata la combinazione di quell’incontro. Le piace l’uomo che sta seduto con lei al tavolino del locale dove entrambi sono soli di fronte a un calice del pétillant national. L’uomo è coperto non da una frasca ma dal piano tondo di marmo del tavolo, non è nudo come è ovvio, ma la giudice è abile a scartocciare l’intonaco alle persone. Quasi sempre le si rivelano, con la fantasia che esercitano sugli altri i suoi occhi, le miserie di barrighe calanti sulla linea delle mutande, lordosi pronunciate in linguaggi morti, miserie insomma. Ma non in questo caso. Dalla combinazione di scanner ed ecodoppler della dottora, l’uomo esce come un Odisseo quando, per un attimo si presenta a Nausicaa, ripulito dal fiume e dall’arte di Atena, la bellezza in palpito. Concludere o continuare, è una domanda che la dottora si fa. Di solito non ha difficoltà ad affrontare con maggiore o minore successo il coup de canapé e il rodeo che segue, dopo, intorno al letto in penombre a recuperare mutande e reggiseno, callants o calzini e tutto. E scappare dalla camera con lui addormentato, i maschi dormono sodo di solito dopo la scarica di endorfine del sesso. Pacificati come se avessero tettato il latte dalla mamma, piombano nel sonno e lei se ne va, impiastricciata di saliva e sperma, via via, giusto un po’ di carta igienica per il grosso del dna. Un vecchio professore di patologia, che lei assunse per proprio mentore, mentore e basta, uno che la invitava in pasticceria e le spiegava tutte le meraviglie della porcellana di Meissen e del Du Rire di Bergson, una volta le disse, lavarsi dopo l’amore mai, bisognerebbe baciare le mani che hanno esplorato il corpo amato. Anche le proprie. Ora De Céspedes si presenta.
– Ho fatto l’accademia di recitazione insieme con diritto. So simulare tutto molto bene, non ti fidare di me. Mi sono diplomata con uno spettacolo dove noi tutte le protagoniste femminili eravamo i guepières e calze con la riga dall’inizio alla fine, il Reigen, il Girotondo di Schnitzler
– Non conosco
– Ah è bellissimo, ci sono dieci coppie che si rincorrono e alternano in altrettante situazioni di letto.. io facevo la moglie del borghese.. ero a mio agio.. quella che ottiene dal marito ciò che lui riserva all’altra.. la ragazzina.. per nascondere il proprio giovane signore.. un gioco perverso..
– E perché non hai fatto l’attrice..
– Les liaisons dangereuses ou les ambitions sans issue perché mi vinse l’idea delle irruzioni all’alba armi alla mano in casa di efferati delinquenti.. mio nonno era un anarchico, combatté in Spagna per la Repubblica, poi fu deportato, non era uno di quegli anarchici che lo stato pfui.. no, credeva in uno stato che si regolasse per mutua responsabilità sociale, un grande sindacato, era camusiano prima di camus. Io sono entrata in magistratura, ero tentata dalla polizia, ma poi, magistratura, meno contundente, ma non credere tocca anche a me l’uso della pistola, dell’antiproiettile, maschera antigas una volta, ho paura naturalmente quando capita e sono talvolta audace, quanto basta a tenermi a galla tra compagni di valore.. sono pronta al cimento di sparare, al momento giusto.. una volta.. ho sparato in aria. L’idea di bucare un corpo umano e distruggerlo chissà, mi disturba e mi atterrisce.. e sai perché faccio la magistrata.. per scrivere prima o poi un principi di magistratura anarchica..« Do you like me?..
I asked the blue blazer.
No answer.
Silence bounced out of his books.
Silence fell off his tongue
and sat between us
and clogged my throat.
It slaughtered my trust.
It tore cigarettes out of my mouth.
We exchanged blind words,
and I did not cry,
and I did not beg,
blackness lunged in my heart,
and something that had been good,
a sort of kindly oxygen,
turned into a gas oven»
— Bei versi, notevoli..
– Sono di Anne Sexton, un’americana molto audace e robusta.
Fine della seconda parte



