Di questo e quello – Angela Torri

Titolo: Di questo e quello
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 111
Prezzo: € 14,00

«Sono un’inguaribile curiosa e mi capita spesso di imbattermi in testimonianze, storie, racconti che poi non posso più lasciare andare, è così che diversi scritti hanno preso corpo, e io mi sento a posto solo dopo averli fissati su carta, perché non si perdano e possano incontrare altre persone».

Angela Torri scrive e racconta di quello che conosce, la letteratura per lei significa prima di tutto testimoniare il vissuto.

Questa fa prima di ogni cosa anche in Di questo e quello, il suo ultimo libro che è una raccolta di racconti.

La scrittrice umbra segue il filo visibile e invisibile dei ricordi, non si allontana quasi mai dalla realtà e nel mettere insieme le parole non trascura mai il dato fondamentale dell’esperienza. Ogni racconto nasce da un frammento di ricordo, da un incontro, da un’emozione che diventa pane da spezzare con gli altri.

«Da consunti taccuini –scrive Torri in Fili, il primo racconto che apre il libro e che può considerarsi il manifesto dell’intera opera. Riemergono storie e incontri che non restano confinati nelle pagine o definiti dalle parole, vibrano e vivono autonomi, richiamano mondi, sollecitano sensi, superando certe volte, le immagini catturate dalla macchina fotografica, quando le immateriali parole si fanno sostanza, attraverso i chilometri dell’anima, nel gioco dei passi che inseguono orizzonti».

Nelle pagine del libro seguiamo con grande trasporto l’occhio interiore di Angela Torri che mette insieme il filo dei suoi ricordi per scrivere delle persone che ha incontrato, dei luoghi che ha visitato, del suo vagabondare in cerca di un centro di gravità permanente.

Di questo e quello è un libro che contiene i mondi interiori della sua autrice, ma soprattutto è un viaggio nella scrittura che nasce da una presa diretta con l’esperienza vissuta come gesto.

Racconti civili, esistenziali, letteratura di viaggio. C’è tutto questo nelle pagine di Angela Torri che in maniera scapigliata ha messo nero su bianco la propria anatomia dell’irrequietezza, testimoniando dal vivo la sua passione per la conoscenza e la sua fiducia nell’umano, nonostante i drammi del quotidiano.

Da leggere con attenzione Volevo essere libero, il racconto in cui l’autrice racconta il suo incontro con Elio Martinis, un ex partigiano, nome di battaglia Furore che racconta la sua mai domata voglia di libertà e gli anni della lotta, combattuta sempre da ribelle.

A mio avviso il vertice del libro è Il prete salvègo. In questo racconto Angela Torri ci racconta di un personaggio straordinario che ha scopeto durante una delle sue escursioni in montagna e ci fa scoprire la figura di un prete anticonformista, eretico, anarchico nello spirito, nemico delle gerarchie ecclesiastiche e che si contrapponeva all’obbedienza cieca e consapevole ai governi.

Un uomo che piantava castagni e quando la gente del paese gli chiedeva perché perdesse tempo con quelle piante, lui, il suo sorriso eretico rispondeva: «Bisogna piantare castagnari per investire nel millennio».

Di questo e quello andrebbe letto solo per queste due storie di persone eccezionali che la scrittrice ha avuto la fortuna in questi tempi bui di incontrare sulla strada.

L’intero libro di Angela Torri lo troviamo in queste sue parole che abbiamo il dovere di fare nostre: «La disumanità non può essere totale, finché ci sarà qualcuno disposta a piantare un albero per i figli che verranno.  Prenderci cura di ciò che ci circonda sia esso un albero, un borgo, una comunità, è un atto di resistenza e forse questo è il modo per dare un senso duraturo al nostro transito terreno».

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