Data di pubbl.: 2026
Pagine: 631
Prezzo: €22,50
È uscito Santa Barbara, il nuovo e atteso romanzo di Nicola Lagioia. Una bella notizia per i suoi ammiratori che subito si sono precipitati in libreria per aggiudicarsi una copia.
Io non sono mai stato un fan dello scrittore pugliese, ma l’ho sempre letto.
Con Santa Barbara Lagioia torna alla sua Puglia e riesce a scrivere un libro più brutto de La ferocia.
Già dalle prime pagine sono molte le cose che non vanno in questa Capurso sospesa tra realtà e immaginazione.
Il romanzo è una saga familiare che attraverso la storia d’Italia, di cui l’autore cerca di dare uno spaccato. Si parte dal profondo Sud, per l’esattezza da un piccolo paese alla porte di Bari, e tutto si svolge tra gli anni trenta e gli anni settanta del secolo scorso.
In seicentotrentuno pagine leggiamo le vicende di Nunzia e Nicola, del loro figlio Domenico, di Giovanni Levante e di altri numerosi personaggi, uomini e donne alle prese con passioni, tradimenti sullo sfondo la santa del paese.
Lagioia racconta mezzo secolo con una scrittura sempre avvitata su sé stessa, priva di uno stile letterario è la narrazione che mette in evidenza fatti e fattarelli legati solo al carattere ambizioso dei personaggi: una saga familiare che somiglia a una lunga e interminabile soap opera.
Lagioia, crea intorno alle vicende dei suoi personaggi contesti noiosi leggiamo cose già viste e dette, non c’è nella narrazione nessuna intuizione, Santa Barbara è un romanzo che non aggiunge nulla di nuovo, è solo una saga familiare e sono davvero pochi i fatti che catturano l’attenzione del lettore attento. Si nota l’assenza nel libro di una approfondita contestualizzazione della storia d’Italia, alla quale Lagioia accenna di tanto in tanto per dare una cornice alle poco interessanti vicende dei personaggi che danno vita a questa interminabile saga familiare, scritta e pensata come un romanzo d’appendice che si tinge di rosa.
Santa Barbara ha tutte le carte in regola per diventare una serie televisiva di successo, ma si fa fatica a leggerlo: descrizioni pompose, personaggi mai convincenti e nel complesso tutta la trama subisce l’influenza negativa dei fatti narrati che si intrecciano con i drammi quotidiani dei personaggi ai quali manca sempre il legame con i mutamenti storici, come se a Lagioia interessasse solo raccontare esclusivamente gli intrighi di Nunzia e Nicola e degli altri protagonisti della saga.
Così facendo Lagioia ha lasciato fuori dal libro la parte migliore, l’idea del romanzo che indaga l’enigma dell’esistenza.


