Data di pubbl.: 2026
Pagine: 99
Prezzo: € 12,00
Nino Iacovella è un poeta che odia gli indifferenti e la sua poesia è sempre un fendente, un bisturi che taglia la carne viva della realtà e la fa sanguinare.
Esce in questi giorni La parte arida della pianura, il nuovo libro del poeta abruzzese.
Già dalle prime pagine siamo nello schianto, perché per Nino la poesia è prima di tutto uno schianto di nervi, il modo per arrivare sino al fondale di una preghiera laica, è una parola che brucia il fiato per chiamare il fuoco.
Iacovella con un respiro poematico e tanta indignazione civile in questo libro scava nell’aridità esistenziale che ci sta soffocando, si muove senza metafore e orpelli nella terra desolata ormai diventata un deserto di disperazione.
Il poeta dà voce alla luce plumbea che ogni cosa inghiotte e a tutte le sue scale di grigio che assassinano la speranza: «Ad occhi aperti dinanzi alla pianura / carezzi la sua lingua sconosciuta / Questa è una terra che ci segna: il dito punta all’orizzonte che sfuma / La linea è continua anche quando inciampa / sulla soglia del dirupo».
Il poeta è un uomo che cammina nel buio, tocca il sangue della carne viva, sente addosso il freddo del mondo, con la sua lucidità suona l’allarme, sta nella parte arida della pianura, che si allarga ogni giorno sempre di più, con gli occhi aperti perché mai come in questo momento davanti allo sfacelo è necessario stare in uno stato di vigilanza.
«Non sappiamo più dirla la bellezza / che dai muri risale le vene / come l’edera, è per questa volta / è vero, non è un male / che tale pianta si nutra della linfa / di marezza che ci appartiene».
Iacovella è un poeta umano troppo umano e i suoi versi guardano all’uomo ferito che subisce il mercato, l’economia liberista e il mondo che accade a due passi dal telecomando.
La sua poesia incide cicatrici sulla pelle, la sua scrittura è un pugnale che lacera, è una fitta nel petto che fa tremare e scuote.
Davanti ai versi di Nino Iacovella non si resta indifferenti. Lui è un poeta anarchico che non usa allegorie, quello che pensa lo dice, e lo dice per disturbare e non per compiacere.
«Nel freddo siamo la carne che rimpolpa / le mascelle della terra»
Il poeta spalanca le finestre su questo nostro tempo diventato una pianura arida, in ogni poesia ci fa sentire addosso in modo spietato il grande freddo del nostro stare al mondo: «Accennare con il muso la casa è lì / e bisogna aspettare fino a quando / la chiusa della porta si aprirà / e il fiume sarà un muro d’acqua /che ti arriverà addosso trascinando / via ogni fondamenta umana».
La parte arida della pianura è l’ultimo non luogo in cui noi uomini in bilico finiremo i nostri giorni, facendo i conti con la nostra estinzione: seguirà una deflagrazione potente dopo che non avremo superato il crash test per la totale assenza di una coscienza.


