La spia – Jorge Díaz

Titolo: La spia
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Vari
Pagine: 468
Prezzo: € 20,00

Spagna, 1952, deserto di Almería, nei pressi della cittadina di Mojácar non lontano dal mare. Tre ragazzi sui vent’anni e due cani da combattimento inseguono un uomo anziano. Sono Lucas, Cosme detto il Pazzo e padrone dei cani, e Antonito. L’uomo fugge disperato. Se c’è qualcosa di cui ha un sacro terrore sono i cani. Gli ricordano quelli dei nazisti nei campi di concentramento. Alla fine, per lui non c’è scampo e la sua morte è orribile. Le sue amicizie altolocate – si vocifera che sia addirittura amico del Caudillo, il generale Franco – vogliono un’indagine e spediscono a Mojácar il giovane caporale della Guardia Civil Javier Bermejo del nuovo laboratorio di criminalistica, al suo primo incarico. Ad aiutarlo, l’impiegato comunale, il colto e intelligente Eusebio, e il sindaco e prete della locale chiesa don Anselmo. Contro di lui il marchese dottor Arévalo, il primo a vedere il corpo martoriato del morto. A sconvolgergli la vita e la già difficile indagine, la figlia di costui, Isabel. Bermejo, solo in quel paese bellissimo e sperduto più arabo che spagnolo, dove manca persino l’acqua corrente, pieno di nostalgia per la sua fidanzata e futura sposa Ines, faticherà non poco a venire a capo della faccenda, ma soprattutto a capire chi era il morto, ufficialmente noto come il barone Ino von Rolland.

In realtà non esiste alcun barone von Rolland. L’uomo che si nasconde dietro quel titolo e quel nome altisonanti è Isaac Ezratty, nato a Salonicco il 15 aprile del 1893 da una ricca famiglia di mercanti ebrei sefarditi, discendenti di quegli ebrei che nel 1492 fuggirono dalla Spagna per scampare alle persecuzioni di Isabella la Cattolica. Isaac, o meglio von Rolland – perché tale resterà fino alla fine dei suoi giorni – ha avuto una vita incredibile e misteriosa. Gli studi in Germania, giovanissimo, hanno fatto sì che s’innamorasse di quel paese tanto da considerarsi un tedesco a tutti gli effetti. Durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1917, è a Barcellona e diventa amico del commissario Brabo Portillo, potente, arrogante, insolente e avido. Grazie a lui traffica in armi a beneficio della Germania, organizza scioperi e attentati per impedire a imprenditori e giornali di aiutare gli alleati – la Spagna sarebbe ufficialmente neutrale durante il conflitto, ma … – e si occupa dell’approvvigionamento dei nuovi sommergibili tedeschi. L’incarico lo ha ricevuto da un ufficiale tedesco e suo amico fraterno, quel Wilhelm Canaris che tempo dopo diventerà il capo dei servizi segreti, la Abwehr, sotto i nazisti. Proprio nei pressi di Mojécar, infatti, zona un tempo di miniere, von Rolland ha trovato un vecchio molo da utilizzare allo scopo. In quell’epoca incontrerà il dottor Arévalo e soprattutto la moglie di costui, la bellissima Erika. Già, perché quest’uomo senza scrupoli, che conosce perfettamente parecchie lingue e sa come affascinare e ottenere ciò che vuole, ha un terribile debole per le donne. A lui, piccolo di statura, sempre elegantissimo e ricco come un Creso, piacciono alte e formose. E le donne gli cascano ai piedi, lo adorano: solo lui è capace di guardarle come fossero le uniche al mondo.

A Mojécar, von Rolland acquista il Torreón, la vecchia casa dei dazi che resterà per sempre la sua dimora. Poi scompare per riapparire circa tre anni prima del giorno della sua morte. E nel frattempo? Cosa gli è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale? E subito dopo? E cosa nasconde il Torreón nelle sue stanze segrete?

Jorge Díaz, scrittore e sceneggiatore, nonché membro del terzetto che firma con lo pseudonimo Carmen Mola libri thriller, narra la vita straordinaria, complessa e crudele di un uomo realmente esistito, una spia e un mestatore senza scrupoli, un ebreo che non ha mai voluto riconoscersi come tale – a chi gli domanda come questo sia stato possibile nella Germania nazista, risponde: Quando non vuoi vedere qualcosa e non vuoi che ti riguardi, giustifichi tutto (p. 271) -, permettendoci di viaggiare attraverso due guerre mondiali e diversi Paesi in Europa e in America Latina. Di von Rolland non si sa molto, in realtà, ma Díaz mescola abilmente verità storica e immaginazione in un cocktail perfetto e affascinante. Magnifiche e devastanti le pagine che raccontano la vita nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald – alla fine, le origini di von Rolland verranno alla luce e neppure lui si salverà – perché scritte come una semplice cronaca dell’orrore, senza compiacimento e con un gelido distacco che le rende ancora più atroci.

Trama gialla, storia e avventura si mescolano mirabilmente in un libro da non perdere.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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