Data di pubbl.: 2026
Pagine: 235
Prezzo: € 18,00
«L’aforisma, la boutade devono essere come la punta di un iceberg: una piccola punta visibile, un’appendice emergente che poggia su una notevole, o comunque più grande possibile, massa culturale che rimane nascosta. Penso, a tal proposito, ad autori del calibro di Flaiano, Kraus, Fratini, Lec».
Così scrive Stefano Giometti, veterinario con la passione della scrittura breve, nella nota di presentazione del suo libro Odio il prossimo e anche quello dopo (titolo straordinario che è già un geniale aforisma).
Giometti ha tutte le qualità che deve avere un aforista: cinismo, ironia, disincanto, sabotaggio della lingua, sarcasmo, umorismo.
Come per Cioran, anche per Giometti scrivere aforismi significa portare la paura in mezzo alle parole.
Enrico Cerquiglini nell’introduzione scrive che Odio il prossimo e anche quello dopo si presenta come un’agile e spiazzante sequenza di aforismi, brevi poesie, giochi di parole e micro – drammi del quotidiano, tutti sorretti da un’ironia affilata e corrosiva.
Tra ironia e umorismo (e l’umorismo è una cosa seria) Giometti con una lingua precisa e tagliente affonda la penna nella carne viva delle parole e sulla pagina tutto diventa pensiero radicale che smarrisce, imbarazza, disturba: «L’età avanza, gli impegni si moltiplicano. Non posso più perdere tempo con chi non capisce un cazzo»; «Il sogno degli americani è l’incubo di tutti gli altri»; «Di corretto in Italia, c’è solo il caffè».
Giometti scrive i suoi aforismi folgoranti giocando magnificamente con la lingua: dà a una parola o a una frase un nuovo significato in grado di scatenare una risata solo grazie a una variazione minima, allo scambio di una lettera, ad esempio, o all’aggiunta o privazione di un apostrofo: « In men che non si fica»; « Dai! Stappa un brodino!»; «Scriveva sotto dittatura».
Ha ragione Cerquiglini a inserire Stefano Giometti nella tradizione nobile della letteratura italiana: quella degli iconoclasti, dei satirici, degli irregolari.
Con il suo stile unico e riconoscibile l’autore senza alcuna retorica conosce benissimo l’arte dell’aforisma e quindi intinge con grande abilità linguistica la penna nel veleno delle parole: con suoi pensieri ci sbatte in faccia tutto il tragico tascabile ( citando Guido Ceronetti) delle miserie esistenziali della condizione umana, facendoci allo stesso tempo riflettere e strappandoci un sorriso, perché l’umorismo è una cosa seria, ma è anche il modo più efficace per affondare il dito nella piaga del legno storto dell’umanità.

