Data di pubbl.: 2026
Pagine: 89
Prezzo: € 15,00
Di fronte al vuoto del suo tempo il poeta ha il compito di riempire la paura nichilista dello smarrimento con le parole, redigere un inventario.
È quello che fa Enrico Cerquiglini in Inventari del vuoto, un viaggio nella grande notte di questi nostri giorni in cui il vuoto non è mancanza di cose, ma assenza di senso.
Poesia sempre ancorata allo sfacelo del reale, questa di Cerquiglini, attenta con inquietudine alle dinamiche smantellate di un presente che annaspa e va verso un’agonia nella quale noi uomini del nostro tempo facciamo sempre più difficoltà a respirare.
Poesia – referto in cui scrivere versi è cercare ossigeno in una stanza già respirata.
Cerquiglini fino allo sfinimento sta con la penna in mano davanti al suo e nostro tempo. Sul taccuino registra l’assurdo come si annota la temperatura di un cadavere.
«Se c’è un senso, forse è questo: / registrare l’assurdo. / Non per sperare. / Solo per dire / che il silenzio non ci ha ancora inghiottiti».
Cerquiglini come il suo amato Pasolini è convinto che ogni società produce il proprio deserto è in questo nostro contemporaneo sconforto il poeta si carica di consapevolezza e sceglie l’impegno civile come uno stato di vigilanza per mettere nero su bianco l’inventario del vuoto che abbiamo davanti e che bisogna guardare avendo gli occhi ben aperti e soprattutto essendo disillusi e disincantati, chiamandolo senza reticenze con il suo nome.
Inventari del vuoto è un libro che testimonia l’impegno quotidiano di un poeta che ha deciso di restare implicato nell’accadere e davanti al vuoto di senso che dilaga senza argini nel nostro tempo combattere con le parole (atti di resistenza in un mondo in cui è difficile trovare una lingua nuova) cercando in maniera ostinata uno spazio in cui sia possibile preservare quello che resta di umano di questa nostra sottospecie che sta scivolando verso la barbarie più crudele.
«Eppure si scrive. / Non per aggiungere qualcosa -/ non c’è nulla da aggiungere -/ ma per constatare che siamo ancora qui / penna in mano».
Enrico Cerquiglini con Inventari del vuoto si conferma un poeta civile che ha a cuore il destino collettivo del genere umano di cui tutti noi facciamo parte.
Cerquiglini scrive poesia perché oltre ad avere qualcosa da dire dà alla poesia la possibilità di esistere.
Il suo inventario poetico con le sue pagine di resistenza e di indignazione sfidano il vuoto e a esso resistono.
Enrico è un poeta fuori campo che scava dove la vita fa male, proprio al centro quel vuoto nel quale tutti siamo finiti perché abbiamo smesso di ascoltare la nostra coscienza («il Noi è un pronome clinico»).

