5 famiglie su 100 ricorrono ai finanziamenti per il caro-libri

scuola-ansa.jpg_415368877Il conto alla rovescia dalla prima campanella si stringe sempre di più e con l’arrivo del nuovo anno scolastico ecco le famiglie che cominciano a fare i conti con le proprie possibilità d’acquisto per tutto l’armamentario necessario per mandare i figli a scuola. Una volta tirate le somme ecco che quest’anno mamma e papa dovranno spendere in media 710 euro per libri, quaderni e diari , un aumento di circa 10 euro rispetto all’anno scorso e il 5% di questi dovrà ricorrere addirittura ad un prestito per far fronte al caro-libri. La segnalazione arriva dall’ Osservatorio Findomestic che fa luce anche su altre questioni: se il 31% dei genitori dovrà ricorrere ai propri risparmi, il 18 % dovrà chiedere aiuto esterno, il 6% farà affidamento su parenti e amici, il 4% beneficerà di una vorsa di studio mentre il 5% ricorrerà ad un finanziamento, dato sensibilmente in crescita rispetto all’anno scorso. L’allarme caro-scuola quest’anno arriva anche dalle associazioni dei consumatori: “Oggi in media una famiglia spende 250 euro l’anno per l’acquisto dei libri per ogni figlio più l’eventuale corredo e altri materiali, superando anche il tetto dei 400 euro annui” spiega il presidente, Lamberto Santini, che suggerisce “detrazioni fiscali significative” sull’acquisto di libri scolastici e materiale didattico. Addirittura un appello del Codacons al ministro Giannini che chiede di bloccare i prezzi dei libri per almeno 5 anni e di imporre dei tetti di spesa. La situazione non migliora neanche per gli insegnanti, specie se precari. “Inizia l’anno scolastico e ancora una volta scoperti un posto su sette: emergenza precariato”, dice Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir. Un posto su sette è scoperto “perché pur di non stabilizzarsi si è fatto di tutto- dice Pacifico – dalle deroghe alle direttive Ue, a partire dalla Legge 106/2011, al taglio di 200mila posti solo negli ultimi sei anni; dalle classi-pollaio alla riduzione del tempo-scuola ai minimi termini, dalla soppressione incostituzionale di 2mila istituti solo nell’ultimo biennio, fino alla sparizione di altrettanti dirigenti e Dsga. Le ultime 33mila immissioni in ruolo, tra cui circa 28mila docenti, non hanno risolto il problema, considerato che lo Stato assume in maniera inferiore ai pensionamenti e lascia almeno due terzi di posti vacanti in organico di diritto. Più della metà dei docenti inseriti nella GaE avrebbe infatti diritto a essere stabilizzato”.

Fonte Tiscali

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