Lontano da casa

Titolo: Lontano da casa
Autore: Enrico Pandiani
Casa Editrice: Salani editore
Genere: giallo, romanzo noir
Pagine: 389
Prezzo: €16,80

Enrico Pandiani, a mio avviso, rappresenta una delle vere eccellenze nel panorama della letteratura gialla/noir nostrana. Suo il ciclo de Les Italiens che vanta ormai ben sette titoli e personaggi e trame indimenticabili costruite con vera sapienza e un umorismo intelligente e sottile. Ma lo scrittore Pandiani ha molte frecce al suo arco e ama spaziare all’interno dei generi noir e romanzo duro sperimentando storie nuove e diverse. Lo ha fatto con Polvere e lo rifà oggi con Lontano da casa (2021). 

Protagonista, questa volta, una giovane iraniana di etnia curda, Jasmina Nazeri, arrivata in Italia, e poi a Torino, da bambina e rimasta orfana a soli quindici anni di entrambi i genitori. Ha trovato un alloggio in zona Barriera di Milano grazie a due travestiti, Rosanna il cui vero nome maschile è Merhawi e Mary, del Sud Italia. Due creature che vegliano su di lei con profonda amicizia insieme ad Antonio, amabile sessantenne che la considera una sorella minore. Con lui Jasmina si occupa del banco alimentare e della distribuzione del cibo a quelle famiglie – di italiani e di migranti – che vivono al di sotto della soglia di povertà. Nel tempo rimanente, insegna italiano ai giovani migranti appena arrivati in Italia e tiene compagnia all’anziana signora Artale, confinata in una casa di riposo e prossima a finire i suoi giorni in solitudine. Jasmina, a poco più di trent’anni, ha indirizzato la propria vita verso la cura degli altri, a lenire la loro fame fisica e intellettuale, a sostenerli con amore, compassione e coraggio. 

“Gli immigranti pensano molto, tutti quelli che hanno alle spalle un destino brutto, o segnato, o difficile pensano molto. Sognano a occhi aperti di cambiare vita, di non finire nei guai, di non farsi rimandare indietro, di non morire.” (pag.153)

Per Jasmina queste sono Persone, al di là del colore della pelle e della fede che professano. Intorno a lei, alla sua vita piena di accudimento ma anche di dolore per quelli impossibili da raggiungere e salvare, si muove il quartiere periferico della Barriera:

“La periferia di notte era un universo straniante, una solitudine priva di suoni, fatta di scorci rivelati da una luce quasi marginale. Se non fosse stato per qualche veicolo in movimento e la mole luminosa dell’ospedale, l’angolo di città che stava attraversando sarebbe sembrato un mondo abbandonato da secoli.” (pag. 279)

Saranno prima la scomparsa e poi la morte violenta di due migranti a lei ben noti, Taiwo e Mame, a scatenare una serie di eventi che metteranno Jasmina al centro di un intrigo complesso e rocambolesco e le faranno incontrare un’antagonista di tutto rispetto: l’ispettore Pandora Magrelli, un personaggio inquietante e singolare agli antipodi di Jasmina per atteggiamento, convinzioni e vita personale. È pur vero, come dicono i testi vedantici, che “nessun uomo buono è completamente buono e nessun uomo cattivo è completamente cattivo” e anche Pandora avrà in serbo per il lettore delle interessanti sorprese. Ma qui ci fermiamo poiché si tratta di un giallo e nulla più di quanto già detto va’ rivelato ai suoi futuri lettori.

Quello che colpisce nel libro di Pandiani, e che in qualche modo quasi trascende la trama gialla, sono, a parer mio, alcuni fondamentali elementi. Il primo è la ferma denuncia sociale, il coraggio e la forza verbale con i quali l’autore affronta un tema di grande e penosa attualità: quello dell’arrivo e dell’accettazione dei migranti extracomunitari nel nostro Paese. Lo fa con forza, precisione e perfetta conoscenza della situazione in cui molti di loro versano (e così non dovrebbe essere in un Paese che si dichiara civile). 

Ma c’è di più. Questo romanzo, che appare nel tempo sospeso della pandemia sebbene di essa non parli, comunica a chi legge il senso di isolamento e solitudine morale e materiale nel quale la nostra società è ormai da tempo sprofondata. In questa accezione, rappresenta dunque un perfetto apologo di un mondo malato dove il rispetto dell’altro, la misericordia, l’amicizia e la lealtà verso un essere umano o un ideale di vita sono concetti ormai obsoleti. 

Un romanzo, infine, che richiama in molti momenti il migliore Simenon dei romanzi duri e l’indimenticabile e indimenticato Izzo.

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Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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