L’eredità di Hyde – Enzo Verrengia

Titolo: L'eredità di Hyde
Autore: Verrengia Enzo
Casa Editrice: Piemme editore
Genere: romanzo giallo
Pagine: 389
Prezzo: 16.50 €

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è una partita sullo scacchiere del mondo(pag. 315).

Il racconto di Enzo Verrengia inizia nel momento in cui termina quello del celebre scrittore Robert Louis Stevenson, “lo strano caso del Dott. Jekyll e del signor Hyde” del 1886. Nell’ultimo capitolo di Stevenson, il vecchio amico del dottor Jekyll, l’avvocato Utterson, trova il cadavere di Mr. Hyde, suicidatosi con dell’acido, proprio perché il Dott. Jekyll voleva evitare il diffondersi delle azioni dell’essere malvagio. È proprio qui entra in gioco il genio di Enzo Verrengia, che si inventa una morte simulata del Signor Hyde per sfuggire alla cattura ed essere libero di diffondere il male nel mondo.

Il suo popolo sconta le colpe di un’umanità che non vuole redimersi. E trova sempre degli altri sui quali scaricare il proprio carico di peccati. Henry Jekyll ha personalizzato questo processo sulla sua persona, inventandosi Edward Hyde. Ma nel farlo, ha deciso che, dopotutto, il peccato paga. Dunque la sua non è una deviazione dalla morale, bensì una rinuncia assoluta della morale” (pag. 200).

I primi segnali del passaggio di Hyde in una Londra in piena rivoluzione industriale sono una strage di cani, il rapimento di un infante e lo stupro di una giovane donna aristocratica: tutti episodi su cui Scotland Yard e l’avvocato Utterson indagano immediatamente, con l’idea però di essere eventi casuali, solo per il gusto di fare del male. Sarà l’arrivo del giovane medico Conan Doyle (padre del personaggio Sherlock Holmes) a mettere luce sull’intera questione, supportando la tesi che Hyde abbia un piano ben preciso in testa e bisogna fermare non solo il mostro in sé, quanto la possibilità che lui possa avere una discendenza altrettanto crudele e terribile.

“Noi chiamiamo risata dell’upupa qualcosa che è completamente diverso. Cerchiamo sempre di ridurre tutto a quello che possiamo comprendere. Ci rifiutiamo di accettare che possa esistere la totale diversità” (pag. 328).

Il romanzo, letto fino all’ultima parola, risulta essere avvincente e ricco di spunti di riflessione. Verrengia, durante la narrazione, inserisce molti commenti e aneddoti verosimili che riguardano il futuro di fatti o personaggi da lui citati. Stupisce il fatto che uno dei personaggi chiave, il medico Doyle, faccia una “comparsata” nei primi capitoli, scomparendo del tutto fin dopo la metà del romanzo, per poi rientrare prepotentemente sulla scena finale (quasi con tono saccente) ed essere il catalizzatore dell’epilogo conclusivo.

 

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