La Visionaria- Assunta Sanzari Panza

Titolo: La Visionaria
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 96
Prezzo: 16.00

Partiamo da una premessa importante: amo leggere e sono esigente nelle mie letture. Che siano poesie o romanzi, adoro perdermi tra le pagine e le parole, ma devono valerne la pena anche perchè, ultimamente (causa un ritmo di vita quotidiano frenetico fatto di tre lavori e un tempo pieno come papà), riuscire a leggere senza addormentarmi è una impresa che definire titanica è ancora riduttivo. Vi dico questo perchè questo libro ha avuto, da subito, un grande pregio: catturare la mia attenzione e tenermi sveglio. Sopratutto, mi ha “tenuto emozionato”. E se c’è riuscito con me che ho più arretrati di sonno che atomi in corpo, sicuramente saprà fare lo stesso con voi.

Fatta questa doverosa introduzione, inizio a parlarv i del libro e lo faccio proprio partendo dalle prime pagine dove ho trovato una citazione interessante di Max Bense (riportata da Davide Rondoni, uno che davvero la sa lunga): «Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo». Cosa significa questo? Che non siete di fronte a un libro che vi prende per mano e vi porta a fare una passeggiata domenicale. Siete di fronte a un libro che vi afferra per la collottola e vi trascina dentro un appartamento buio mentre voi nel frattempo pensate: “ma dove andiamo?”, però continuate ad seguirlo, perché la vostra guida sa esattamente i passi e dove andare. Sì, è vero, le poesie possono essere difficili. tuttavia esiste una differenza tra un libro “difficile” e uno che “richiede attenzione”. La differenza è che il primo spesso non vale lo sforzo della lettura mentre il secondo necessita di un momento dedicato per capire cosa sta dicendo la’utore (non potete leggerlo mentre guardate la tv, insomma).Ecco. La Visionaria è il secondo tipo di libro.

Questa raccolta è divisa in quattro sezioni: Bíos, Onirica, Eliotiana, Fragmenta. Suonano vagamente come i nomi dei quattro cavalieri dell’Apocalisse (se l’Apocalisse fosse stata organizzata da qualcuno con un dottorato in letteratura comparata). Non vogliatemene per questo commento. Non è una critica. È un’osservazione che mi ha reso questo testo ancora più “simpatico”.

Bíos è la vita vissuta. Quella vera. Quella con i morti, i padri e le bambine che guardano le cose che i grandi non vorrebbero fargli vedere. Onirica è il sogno, ma non il sogno bello: il sogno in cui corri e non arrivi mai. Eliotiana è la letteratura come casa comune. Fragmenta è la sezione più breve e forse la più straordinaria: una serie di testi brevissimi che sembrano aforismi, se gli aforismi fossero stati scritti da qualcuno che ha appena visto qualcosa di indicibile.

Tutto molto interessante ma perchè leggere proprio questo libro e non altro?

Perché è un libro che parla di tutti noi usando la voce di una sola. Perché affronta la morte, il lutto, la violenza domestica (A Giulia, prima del lago di Barcis è una delle pagine più strazianti e necessarie della letteratura recente), la maternità e l’abbandono senza mai cedere alla lamentazione fine a sé stessa. Perché la lingua usata (torrenziale e precisa, oscura e luminosa)è sicuramente tra le più originali che la prosa poetica italiana ci offra oggi. Perchè non tutti sono in grado di scrivere parole nuove (donnabambina, vitamorte che non sono semplici parole composte ma nuove entità linguistiche). Perché è un libro che fa quello che i libri buoni devono fare: vi cambia leggermente mentre lo leggete, e quando lo chiudete non siete esattamente le stesse persone di prima. C’è anche da dire che la sua sezione di frammenti brevissimi, potete leggerla in dieci minuti (anche se vi resteranno in testa per giorni).

Credo che dovreste leggerlo anche perché la poesia italiana contemporanea ha bisogno che voi la leggiate, e questo è un ottimo posto da cui cominciare, o ricominciare. E inoltre, diciamocelo, c’è già abbastanza roba nel mondo che fa le cose a metà. È ora di leggere qualcosa che le fa per intero.

E infine: perché La Visionaria del titolo non è solo l’autrice. Siamo anche noi, lettori, invitati a vedere ( forse per la prima volta) ciò che sapevamo già, ma non avevamo trovato il modo di dire.

Consigliatissimo

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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