Lo strip – tease del linguaggio – Donato Di Poce

Titolo: Lo strip - tease del linguaggio
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 78
Prezzo: € 15,00

Per Donato Di Poce l’aforisma è soprattutto un modo di indagare  l’esistenza attraverso una scrittura breve che sappia essere una fulminante folgorazione del pensiero.

Immerso in una ricerca innovativa del linguaggio, Di Poce ha inventato un modo tutto suo di scrivere aforismi che lui chiama poesisma, una via di mezzo che diventa sintesi tra la poesia e appunto l’aforisma.

Da Eretica esce Lo strep – tease del linguaggio, la nuova raccolta di poesismi in cui lo scrittore si cimenta ancora una volta con la creAttività della speculazione letteraria e esistenziale.

Un libro che Di Poce dedica a Roland Barthes, maestro di Strep- tease del linguaggio.

Il libro è diviso in quattro sezioni: Immagino dunque sono (Poesismi patafisici), Aforismi sull’Arte, Illuminazione, Lo Strip – tease del linguaggio.

«La differenza tra un poesisma e un aforisma? Un poesisma a volte sfiora i vertici del sublime. Un aforisma spesso è solo un versamento di bile».

Inizia dalla patafisica la riflessione di Donato Di Poce che nelle pagine inziali riflette sulla scrittura, sulla poesia, sull’essenza del linguaggio, dedicando le sue parole a Enrico Baj, genio dell’immaginario e della patafisica applicata.

«Io non mi occupo di poesia. Ma è la poesia che si occupa di me»; «La poesia è un viaggio nell’ascolto. Di sola andata».

Di Poche annota sul suo taccuino le parole del suo pensare breve per poesismi cercando di fissare sulla pagina bianca l’essenza del linguaggio, quello che resta di un pensiero diventa la briciola di conoscenza da catturare e da attraversare con la scrittura e con le sue intuizioni della coscienza.

Gino Ruozzi nella prefazione scrive di Lo strip – tease del linguaggio come di un denudamento che tende all’essenziale e coglie nelle parole di Di Poce una sempre maggiore insofferenza verso le ipocrisie dominanti.

Per scrivere un aforisma bisogna avere i pensieri spettinati e la coscienza inquieta.

Per scrivere un aforisma l’inchiostro deve avere l’odore del sangue e le parole devono lasciare una traccia di cenere.

I poesismi di Donato Di Poce si misurano con la mediocrità del pensiero di questa nostra epoca vuota e omologata.

Le sue parole non suggeriscono nessuna morale, sono sbattute sulla pagina per cercare una forma di resistenza, per aprire le porte a un depensamento della realtà affinché tra i buchi neri della vita si possa avere una visione che contempli una costellazione di mondi nuovi.

Di Poce in questo libro tocca il cuore delle parole, rende omaggio alla lingua, che è un luogo di affetti e riflessioni.

Con il Roland Barthes de Il grado zero della scrittura sostiene che non esiste letteratura senza un’etica del linguaggio.

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