Data di pubbl.: 2026
Pagine: 138
Prezzo: € 14,90
Nel 1998 Francesco Aliberti riceve l’incarico dalla rivista di teologia, cultura e politica Il Sicomoro di intervistare Francesco Guccini.
La conversazione tra il giornalista e il cantautore – scrittore si svolse nell’appartamento di via Paolo Fabbri 43.
Con il titolo Locomotiva della memoria quella memorabile intervista oggi è stata ritrovata e diventa un libro.
In queste pagine troviamo il Maestro in grande forma. Nelle risposte alle domande di Aliberti, Guccini si confessa aprendo le porte più intime del suo cuore e della sua coscienza, racconta la sua vocazione di cantautore e di scrittore e soprattutto ribadisce il ruolo fondamentale che la memoria ha avuto nella sua ricerca.
La memoria è il filo conduttore di tutta l’opera di Francesco Guccini.
La memoria e la ricerca delle radici attraverso il vocabolario delle cose perdute.
«Quindi non è che io viva soprattutto in una dimensione della memoria, ma anche in una dimensione della memoria, del ricordo, di quest’ ambiente che non esiste più e che in qualche modo ho cercato di fermare, di raccontare, di scrivere».
Fu proprio partendo da questa idea di memoria come radice che Francesco Aliberti andò a trovare Guccini in via Paolo Fabbri 43. Il giornalista ci aveva visto giusto e questa sua intuizione permise a Guccini di aprirsi nelle risposte e consegnare la vera essenza del suo mondo interiore che non si può comprendere senza il concetto di memoria.
«Per quanto riguarda la memoria c’è una cosa importante per me: il pensiero di essere cresciuto in un luogo e in un ambiente particolare, che mi ha dato un imprinting fortissimo, tant’è vero che poi tante cose vengono da lì. Quindi la memoria, la memoria e le tradizioni, che ho scoperto relativamente tardi, negli anni Settanta, quando ho cominciato a fare ricerche sui canti popolari, per poi esaminare questa Pàvana, questo mio paese, la sua vita, tutti i suoi aspetti la gente».
Da leggere assolutamente questo libro – intervista perché Guccini, trovandosi d’accordo con Leopardi, ci insegna che senza memoria non siamo niente, non sappiamo niente.


