Data di pubbl.: 2022
Pagine: 167
Prezzo: 20.00 euro
“Se devo immaginare, perché non immaginare un paradiso?”
Si muove con me questo libro, sta da settimane nello zaino dopo che lo ho letto, insieme ad altri “colleghi”, ognuno con la sua matita “6b” tra le pagine. Prosegue con me la storia, dopo che ho concluso la lettura, mi richiama, mi solletica la mente.
Mi parla, le parlo, rileggo e riascolto le parole delle due protagoniste che dialogano abitando gran parte della narrazione, davanti a uova sode, verdure dei loro orti e un bicchiere, anche più d’uno, di buon vino.
“Vino gratis a chi racconta storie.”
Dimenticavo: stiamo per leggere di “Dio a me ha dato la collina” scritto da Margherita Loy e pubblicato da Edizioni di Atlantide, casa editrice che fa un lavoro di ricerca eccezionale.
Vorrei dare un nome alla narratrice protagonista, l’altra la conosciamo come Enza, ma mi limiterò a chiamarla Lei. Siamo in Toscana, dove le colline abbondano in quantità e bellezza, e di conseguenza le valli. In uno di questi angoli di paradiso naturale trovano posto le due abitazioni delle nostre signore delle colline, ognuna con il suo podere, il proprio orto, gli animali. Enza vive con il figlio Biagio, Lei vive sola, apparentemente libera, ma in realtà non lo è. L’aveva scelta questa abitazione in collina. Aveva immaginato, progettato e realizzato la vita perfetta, tre figli e un marito fantastico. Aveva. Sì. Aveva.
Ma questa storia, pur sovrapponendo i piani temporali, si rivolge al futuro, ci offre una possibilità, ci propone di ributtare le reti in mare anche dopo un’intera notte di pesca infruttuosa.
Questo e molto altro, Margherita Loy e la sua collina hanno dato a me. E pensare che appena ci siamo conosciuti a Parma, nella famosa Libreria Diari di Bordo, lei mi ha chiesto (di solito lo faccio io alla scrittrice o scrittore che incontro), che cosa stavo leggendo (per me è interessantissimo e molto bello che mi venga posta questa domanda da chi scrive). Le ho detto la pura verità: “Sto leggendo Aspetta primavera, Bandini” di John Fante, un libro che mi ha trasmesso un forte sentimento di speranza.
E mi chiedo ora, dopo aver letto “Dio a me ha dato la collina”, da dove viene il coraggio che anima Lei, la protagonista? Come fa a riemergere dall’antipatico abisso in cui è precipitata? Giro intorno eh! Ve ne siete accorti. Vi dico e non vi dico, perché voglio che saliate in tanti su queste colline ad ascoltare e vedere Lei ed Enza, che si raccontano storie. Le immagini che la scrittura riesce a creare, di queste due donne sedute a raccontarsi e ad ascoltarsi attentamente, e che la lettura trasforma in emozioni, sono una meraviglia per i sensi. Senti gli odori del cibo sulla stufa mentre leggi.
“Tu Enza sei una che si carica la mia pena e me la restituisce maneggevole. Provo una gratitudine che mi commuove e ti aiuto in silenzio a lavare e ad asciugare l’insalata. Mettiamo a posto la spesa che ti ho portato e dimenticato nell’ingresso nella fretta di parlarti.”
Questo lungo racconto è della giusta misura che consente di costruire un profondo rapporto con i personaggi. Chi legge ha la possibilità di conoscerle bene, di calarsi nei loro panni, ora al di qua ora al di là del tavolo della cucina. E in questo modo conosci due storie. Eh sì! Perché anche Enza ha la sua grande vicenda da condividere.
L’aiuto che Enza dona, non proprio gratuitamente, alla sua vicina, e non solo nella coltivazione dell’orto, ci mostra concretizzata una grande verità: più dai, più ricevi.
Margherita Loy ci dona a sua volta, con questo suo scritto, tante di queste considerazioni, ne ho evidenziate molte sul libro (anzi, sottolineate con la solita matita, mica che qualcuno si arrabbia). Frasi, parole, sentimenti. Mi verrebbe istintivo dire “formule” ma poi si va subito a pensare alle formule magiche, o alle formule matematiche. Ma nella vita non sempre fare calcoli è così fruttuoso, e tantomeno scevro da brutte sorprese.
Questo libro è quello che più di tanti, tantissimi altri, mi lascia un sacco di domande, e perciò a differenza di, alcuni altri, dei quali condivido spesso la necessità di rileggerli ma poi non lo faccio, questo lo rileggerò a brevissimo. E non lo farò per trovare risposta alle domande prima citate, ma per chiarirmi le domande stesse.
Nonostante la scintilla che infiamma la storia, lo stile di questo racconto lungo è di una dolcezza, di una eleganza, di una piacevolezza ineguagliabili.
Grazie alla scrittrice, grazie a chi mi ha permesso di conoscerla. E buona lettura alle tante e ai tanti che decideranno di salire e scendere dalla collina.
Claudio Della Pietà.
“Quanto sarà necessario allontanarmi dal passato per essere capace di giudicarlo con giustizia?”


