Il cuore della lince – Adriana Assini

Titolo: Il cuore della lince
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 222
Prezzo: € 19,00

Da anni Adriana Assini, acquerellista e inappuntabile scrittrice, ci racconta con stile impeccabile le storie di donne “che fecero l’impresa”, famose nella loro epoca per aver conquistato, ciascuna a suo modo, il centro della scena. 

Con Il cuore della lince la Assini ci porta nel XVI secolo permettendoci di viaggiare non solo fra Italia e Francia, ma nell’Europa intera. È questo, infatti, il secolo di Carlo V – colui sul cui impero non tramonta mai il sole – e del regno francese dei Valois, suoi grandi oppositori. Ed è il secolo di Caterina de’ Medici che a soli quattordici anni va sposa al figlio di Francesco I Valois, Enrico, forte di una ricca dote che però suo zio, papa Clemente VII, non consegnerà mai. Matrimonio di alleanze, come era d’uso al tempo, per la ‘mercantessa’ Caterina, divisa fra fede cattolica e attrazione per maghi e indovini. Tra le molte figure che incontrerà, e con le quali si scontrerà, a corte spicca quella di Diana di Poitiers, la Vedova, la grande Siniscalca – dal titolo del defunto marito. Donna di straordinaria bellezza e innegabile carisma, a lei le Roi Chevalier Francesco I aveva affidato l’educazione del giovanissimo Enrico, devastato dalla lunga prigionia in Spagna, preso in ostaggio a seguito della sconfitta del padre in una delle guerre contro Carlo V. Diana, inoltre, è cugina di Caterina che in lei, almeno all’inizio, crede di aver trovato un’alleata in una corte che le è ostile e di fronte a un marito che lei ama disperatamente non ricambiata. In realtà, sarà grazie a Diana se, dopo dieci anni di matrimonio senza eredi, Caterina finalmente avrà il primo figlio, Francesco, come il nonno, e a seguire altri nove, tre dei quali diventeranno a turno re di Francia. Sarà la potente Siniscalca a spingere il riluttante Enrico nel letto della moglie, piccolina, grassottella, innamorata del cibo che usa come surrogato e conforto per le pene d’amore e la mancanza di un ruolo di primo piano a corte. Enrico, infatti, non tarderà a dichiarare il suo appassionato amore per la donna che lo ha allevato e liberato dai terribili ricordi della prigionia e dall’astio verso il padre. Ed è un amore reciproco e fortissimo quello che lega Diana ed Enrico, nonostante i molti anni di differenza, un amore che Caterina deve sopportare in silenzio, ma del quale finirà per vendicarsi.

“… l’incondizionato amore di Enrico di Valois per Diane de Poitiers restava quel sorprendente enigma senza soluzione che era stato sin dagli inizi della loro storia.” (p. 171)

Intelligente, colta, ammaliante nel bianco e nero dei suoi abiti, ottima amazzone e cacciatrice, rispettata da Francesco I per la sua cultura, la sua saggezza e le doti diplomatiche, e poi da Enrico II, Diana di Poitiers, duchessa di Valentinois, otterrà dall’amante il castello di Chenonceau ampliandolo con il magnifico ponte a cinque archi che lo collega all’altra sponda del Cher, ponte opera dell’architetto Delorme. Otterrà addirittura i gioielli della Corona e un ruolo invidiabile a corte almeno fino alla morte di Enrico II nel 1559, gravemente ferito alla testa in un torneo. Solo allora Caterina darà inizio alla sua lungamente attesa vendetta impedendole di vedere Enrico morente, pretendendo la restituzione dei gioielli della Corona, del castello di Chenonceau e cacciandola dalla corte. Eppure, in un rigurgito finale di riconoscenza per quei dieci figli avuti grazie all’intercessione di Diana, le lascia il magnifico castello di Chaumont. Diana morirà nel castello di Anet il 25 aprile del 1566 a seguito di una brutta caduta da cavallo dalla quale non si è più ripresa.

Questa, in breve, la vicenda narrata. A impreziosirla i molti riferimenti storici, architettonici, sociali, religiosi – siamo nell’epoca delle lotte fra cattolici e protestanti e sotto il regno di Carlo IX, figlio di Caterina, si consumerà la strage degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo, 1572 – e di costume, ciascuno ampiamente documentato. È l’epoca non solo di Carlo V, ma di Enrico VIII Tudor e delle sue sei mogli, di Maria Stuarda – andata sposa al Delfino Francesco Valois -, di Elisabetta I d’Inghilterra, delle guerre per la conquista del ducato di Milano, della costruzione de Les Tuileries, per ordine di Caterina, ad opera di Delorme; l’epoca dell’arrivo alla corte di Francia dei banchieri Strozzi, di profumieri, sarti e artisti da Firenze. Un’epoca difficile e complessa i cui eventi Adriana Assini intreccia alla perfezione con la storia di Caterina de’ Medici e della sua inarrivabile rivale Diana di Poitiers.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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