Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Monica Messa
Pagine: 73
Prezzo: € 7,00
Dalle macerie umane di Gaza sentiamo le grida del popolo palestinese massacrato dal genocidio.
Nonostante questa verità atroce, niente di concreto viene fatto per fermare questo bagno di sangue che sta continuando ininterrottamente.
Per tenere alta l’attenzione e per non dimenticare Gaza quello che bisogna fare è ascoltare le testimonianze che arrivano fino a noi d chi vive nella Striscia il dramma quotidiano del terrore e fa i conti con la morte tutti i giorni.
Inaam Sa’ id è una poetessa, scrittrice, insegnante di inglese, lavora come mediatrice culturale.
Dall’inferno di Gaza ci ha fatto pervenire la sua voce che testimonia dal vivo tutto quello che ogni giorno viene ucciso.
Ed ecco nella nostra lingua Ho lasciato una canzone sulla soglia, un piccolo libro in cui sono raccolte otto voci di donne che come Inaam cercano di sopravvivere a questo gioco al massacro che sembra non avere fine.
Otto donne raccontano dal vivo come è impossibile resistere sotto il fuoco dei cecchini israeliani mentre i droni finiscono il lavoro.
«Dicono – si legge nella testimonianza di Hala Ayoub – che la guerra sia finita. Balle! Per me la sofferenza non finisce, non ti dà tregua. Ti resta piantata nei polmoni. E poi noi donne, per noi che dobbiamo tenere insieme i cocci di questo macello e inventarci la vita tra i rifiuti, il supplizio continua. Giorno dopo giorno. Senza fine».
Ha ragione Monica Messa quando scrive che Inaam Sa’ id è una donna che a Gaza abita il confine sottile tra il silenzio e la parola e con questo libro si è trasformata da semplice cronista in custode di anime.
Non ci lasciano indifferenti queste otto voci che all’unisono raccontano lo stesso dolore: «Voglio sbattervelo in faccia, – scrive Najwa al –Arquan – l’orrore. Quello nudo, quello che ti fissa senza battere ciglio. L’ho visto con questi occhi, perdio, mentre la dignità di noi donne veniva calpestata come fango, stracciata, finita con una ferocia che non ha nulla di umano. È una bestialità che non appartiene a questa specie o, forse le appartiene fin troppo».
Abbiamo il dovere di leggere queste pagine, di ascoltare lo strazio di queste voci di donne che tra le macerie provano a sopravvivere di giorno in giorno mentre intorno a loro si sta consumando un genocidio che si concluderà soltanto quando all’ultimo palestinese sarà tolta la vita.
«Gaza – scrive Shadia Al – Habil oggi non è più una città, ma un’entità che affoga nel proprio dolore. I sogni che un tempo abitavano le nostre notti, sono stati sommersi da una realtà che non concede tregua né sonno. Assistiamo all’oltraggio supremo: intere stirpi, secoli di memoria e di nomi, vengono cancellate dal libro dei vivi con la facilità di un tratto di penna sul registro».
Ho lasciato una canzone sulla soglia richiama le nostre coscienze al dovere della testimonianza perché, come scrive Primo Levi ne I sommersi e i salvati, se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.
Ascoltando queste voci di donne, non dimentichiamo Gaza, Perché se lo facciamo ci schieriamo dalla parte dei carnefici.
Il ricavato sarà devoluto a Amnesty International. Qui il link per acquistare il libro:

