Un’estate in Grecia – Giuseppe Ciulla

Titolo: Un'estate in Grecia. 4000 km ai confini dell'Europa nell'anno della crisi
Autore: Ciulla Giuseppe
Casa Editrice: Chiarelettere Editore
Genere: saggistica
Pagine: 151
Prezzo: 12.90 €

Un libro in divenire, ecco cosa mi è sembrato, dopo averlo letto d’un fiato, Un’estate in Grecia. Il divenire di un Paese nella Storia, dai gloriosi tempi di Pericle al regime dei colonnelli, dal genocidio del Ponto all’epoca della crisi. Il divenire di un popolo, ora intero, ora diviso, ora d’Oriente, ora nell’Unione Europea. Il divenire dello scrittore stesso, Ciulla, che parte con piglio da reporter giornalistico attento a ogni minimo dettaglio per trovare la strada (orari di partenza dei treni, costo delle consumazioni sulle navi, numero delle mucche di un agricoltore), e che finisce quasi da poeta (pur senza perdere l’incedere del giornalista), capendo come “la mia sofferenza ha incontrato quella di un popolo” (pag. 151). E che la strada l’ha trovata.. semplicemente percorrendola.

Un libro sulla crisi? No, affatto. Nè geopolitica, nè economia. Un coinvolgente road book di 4000 km e molte meno pagine, che si apre fortunatamente e doverosamente con una cartina del Paese, la quale già dice molto. Perchè è lì che già si vede, già ci si accorge di una lingua di terra alla frontiera dell’Europa, con le isole come piccole pezzettini lanciati verso la Turchia, verso quell’Oriente a cui la Grecia tende da sempre. Un libro per scoprire in questo viaggio che “i Greci” non sono affatto “la Grecia” di cui sentiamo quotidianamente ai notiziari. La Grecia rischia l’uscita dall’euro, la Grecia trucca i conti, la Grecia si indebita; i Greci fanno spallucce, i Greci sono abituati alla precarietà, i Greci lottano e sopravvivono e continuano, semidimenticati dalle decisioni “dall’alto” di Bruxelles. I Greci sono il primo avamposto che l’Europa offre alla Turchia, eppure si sentono più orientali che mai. I Greci fondano una propria moneta (il Tem) con cui, “dal basso”, gestire la propria economia; mantengono tradizioni e spiriti religiosi come quelli che albergano nel monte Athos. I Greci hanno a che fare con migranti e minoranze di ogni tipo; e intanto la Grecia (l’Europa) costruisce un muro, per aiutare il fiume Evros a fermare immigrati attratti da ingannevoli paradisi che la Grecia difficilmente darà loro.

Questo libro parla di un popolo, perchè troppo spesso ci si dimentica che dietro a uno stato, o meglio, davanti, c’è necessariamente un popolo. Ciulla non vuole mitizzare il popolo greco più di altri, non ci sta dicendo che magicamente in qualche isoletta del Peloponneso stanno radunati i più virtuosi uomini del pianeta. In questo senso, i Greci non sono diversi dalle altre popolazioni del mondo, quando queste si ricordano della loro identità. Il messaggio è un altro. Riprendendo von Metternich, le notizie “eurocentriche” che ci investono ogni giorno rischiano di farci dimenticare come la Grecia non sia una mera espressione geografica, ma un cuore pulsante di persone reali, dove “nessuno morirà per difendere l’euro” (p. 151).

E come spesso accade, solo viaggiando, solo sperimentando con la propria mano e sulla propria pelle, si può capire davvero.

Finalmente trovo la Grecia che cercavo, quella che si offre come una vergine nell’unica notte d’amore che conta. Ecco il senso di tutto. Le storie che m’importano sono quelle che non hanno mai adattato la propria vita alla ragnatela della crisi. Le prefiche che non piangono, l’armonia di un paese che guarda al futuro con gesti antichi: gli stessi con i quali ha affrontato crisi ben peggiori. Ora, nell’alba pesca che filtra dai monti di Pan, mi godo un’altra Grecia alla faccia di Atene. Mi spiego la lontananza dal resto dell’Europa. Bruxelles non può neanche immaginare” (p. 121).

Un libro per chi davvero vuol capire la Grecia e i Greci. Certo, Ciulla insegna che per capire non c’è nulla come andar lì di persona, ma questo libro è comunque un ottimo inizio.

 

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Sono un viaggiatore, sia con la testa che per davvero. Un vagabondo che sproloquia di chimica aspirando a conoscere tutte le lingue del mondo, per crearsi amici dappertutto e storie da raccontare attorno a un fuoco. Ma in realtà il mio piccolo mondo antico di Bizzarone è il posto piu’ bello del mondo, e la parola che preferisco è quella distesa sulla carta, con la tastiera a far da tramite tra il bailamme nella mia testa e il mondo là fuori. Nella mia stanza troverete di tutto, Hobsbawm e Walt Disney, Calvino e Paolo Villaggio; ogni libro ha qualcosa da dirmi e da insegnarmi, ha voglia di giocare con me e farmi sognare. La fantasia, qualche birra, la mia bici, la mia ragazza e i miei amici: sono il papero disastro piu’ ricco del mondo, come dovremmo sentirci tutti piu’ spesso. Se 5 righe sono troppe ditemi che la accorcio...

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