Giveaway – L’equazione africana

GIVEAWAY 

L’ EQUAZIONE AFRICANA

Da uno dei maggiori scrittori di lingua francese, un avventuroso e sconvolgente romanzo che ci trasporta nel cuore di un’Africa splendida e terribile 

COME SI VINCE?
Basta rispondere alla domanda sotto riportata entro lunedì 18 marzo alle ore 21 rispondendo sotto questo post.
La redazione sceglierà il vincitore tra i partecipanti, individuando chi ha formulato il post più originale e attinente alla richiesta (il giudizio è insindacabile). Dopo che avremo verificato l’iscrizione alla nostra newsletter, a questi sarà attribuita una copia del romanzo “L’equazione africana” di Yasmina Khadra – Marsilio Editori.

* I libri in palio sono messi a disposizione dall’editore in forma di omaggio secondo la normativa prevista dal dpr 633 del 1972 che regolamenta i concorsi.

LASCIATEVI ISPIRARE DALLA FRASE:

«Gli dèi non hanno più pelle sulle dita a furia di lavarsene le mani»

QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

 

LA TRAMA DEL LIBRO

In seguito a un terribile lutto famigliare e allo scopo di superare il suo dolore, il dottor Kurt Krausmann accetta di accompagnare un amico in un viaggio alle isole Comore. La loro barca viene attaccata dai pirati al largo della Somalia, e il viaggio «terapeutico» del medico si trasforma in un incubo. Preso in ostaggio, picchiato, umiliato, Kurt scopre un’Africa traboccante di violenza e intollerabile miseria, dove «gli dèi non hanno più pelle sulle dita a furia di lavarsene le mani». Insieme al suo amico Hans e a un compagno di sventura francese, Kurt troverà la forza per superare questa prova? Guidandoci in un viaggio sorprendentemente vivido e realistico che, dalla Somalia al Sudan, ci mostra un’Africa orientale di volta in volta selvaggia, irrazionale, saggia, fiera e infinitamente coraggiosa, Yasmina Khadra conferma ancora una volta il suo immenso talento di narratore. Magistralmente costruito e condotto, L’equazione africana descrive la trasformazione lenta e irreversibile di un europeo i cui occhi si apriranno a poco a poco alla realtà di un mondo fino ad allora sconosciuto.

L’AUTORE
Yasmina Khadra (1955) è lo pseudonimo dello scrittore algerino francofono Mohammed Moulessehoul, che solo nel 2001, quando ha lasciato il suo paese, ha rivelato la sua vera identità. Acclamato in tutto il mondo come un grande scrittore, è autore, tra l’altro, dei romanziL’attentatrice (2006) e Le sirene di Baghdad (2007).

INFO:

  • I romanzi di Yasmina Khadra sono tradotti in quaranta paesi e hanno venduto 4 milioni di copie nel mondo.
  • Con “L’equazione africana” Yasmina Khandra ha partecipato al Festival della Fiction Française 2013.
  • http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171305/l-equazione-africana.

LA STAMPA:

<<Yasmina Khadra è bravissimo a scuotere le nostre convinzioni, facendoci capire i difetti di ogni personaggio. Se pure evita di dare risposte, apre con talento il campo della nostra riflessione>> Paris Match

<<Con grande verve romanzesca, Khadra ci catapulta in un’Africa Orientale disorientata e sconvolta>> Lire

<<Yasmina Khadra racconta stavolta l’irreversibile trasformazione di un europeo e celebra la grandezza di un continente afflitto dalle peggiori calamità>> L’Express

E IL VINCITORE E’… 

Guglielmo

 

Il vincitore è pregato di contattare la redazione all’indirizzo concorso@gliamantideilibri.it entro e non oltre venerdì 22 marzo.

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  • Alessandra

    ..erano cechi. Accecati dai fumi. Inebriati dei vini. Erano uomini i cui occhi non vedevano che gli ori che avevano e del dolore del popolo, ne facevano teatro di barzellette. Ma dal potere stesso che se mal usato punisce, gli dei vennero riportati in terra e costretti a prendere il posto degli uomini….

  • Rossella Manzo

    Quando il dolore è talmente forte che non trovi via d’uscita, una sola domanda rimbalza spontanea: dove sono coloro che le mille religioni glorificano come fonti della nostra salvezza? Allora capisci che la cattiveria degli uomini contro i suoi stessi fratelli è destinata ad emergere con la stessa indifferenza di un anestetico iniettato a tradimento e tu, diverso tra mille uguali, vittima innocente di un sacrificio necessario, ti accorgi che è fiato sprecato urlare ai quattro venti se nessuno ti sta ad ascoltare. Ma la speranza è l’ultima ad abbandonarti e così a volte rimani senza parole quando vedi che basta dire facciamo silenzio e una folla interminabile e vociante, all’unisono, in una piazza famosa di Roma, ammutolisce. E così ti domandi, sarà mica che avranno finito lassù l’acqua e si è dovuti camminare insieme tra l’immondizia del mondo?

  • CRISTINA FONTANELLI

    PARAFRASANDO OSCAR WILDE, “SIAMO TUTTI NEL FANGO, MA QUALCUNO DI NOI GUARDA LE STELLE”: A FORZA DI LAVARSENE LE MANI SONO SEMMAI STATI SOLO GLI UOMINI DI CATTIVA VOLONTA’ E/O A VOLTE ANCHE ALCUNI SEMI-DEI CHE ANCORA BRANCOLANO NEL BUIO DELLA NOTTE, PREDA DI UN’INFINITA IGNORANZA, PRIVI DI STELLE POLARI E DI MAESTRI CHE GLI INDICANO LA RETTA VIA … FIN DALLA NOTTE DEI TEMPI, SI NARRA CHE GLI DEI SONO SEMPRE STATI DOTATI DI ALI E SORVOLANDO NELLE SFERE CELESTI OSSERVANO DISPIACIUTI LE NEFANDEZZE UMANE TROPPO SPESSO COMPIUTE SUL NOSTRO PIANETA

  • Stefania C.

    Una frase scioccante che mi fa riflettere sul fatto che se anche gli dei, entità superiori, si sono stancati dei nostri problemi qualunque essi siano, e se ne lavano appunto le mani, allora vuol dire forse che non c’è speranza di redenzione e soluzione?

    Forse sta a noi trovare la forza e il coraggio per migliorare il nostro unico mondo, la nostra casa. Basta affidarci agli altri.
    Vedo la frase come una sferzata di energia che ci deve prima far riflettere e poi scuoterci e farci agire!

    Stefania C.

  • olivia centelli

    Come Ponzio Pilato non volle avere e prendere responsabilità nel giudicare Gesù e,….. si lavò le mani.

  • Elena

    Guardando l’Africa mi cresce sempre l’angoscia, tuttavia non facciamo niente per cambiare le cose e continuiamo a sprecare cibo e acqua.
    Se noi non appreziamo ciò che abbiamo e siamo, come posso gli déi darci una mano?

    • Elena

      possono

  • maria

    …e io mi domando: Dio dove eri mentre milioni di ebrei venivano trucidati, bruciati vivi? non sentivi i pianti dei loro figli appena nati strillare? non vedevi i loro corpi dimagrire, perdere il peso della loro dignità? le loro teste rase dalla loro stessa anima? Tu, mio Signore, Dove eri? e dove eri quando oggi migliaia di donne vengono ogni giorno violentate? quando scoppia una guerra, quando bambini muoiono di fame? E se fossi tu anche come ogni altro uomo, pronto all’occorrenza a chiudere gli occhi e tapparti le orecchie e la bocca pur di non vedere, non sentire e non parlare della crudeltà umana? Chissà se ancora avrai la pelle sulle dita delle mani…

  • giacomoni79

    E mi ritrovo a guardare le mie mani, a contarne le venature di sporcizia, ché quelle mani sono sempre piccole e sporche ogni volta che accarezzano mia figlia in questa nuova notte- l’ultima, dicono i dottori da una settimana- e la sua pelle, morbida come la neve prima di sciogliersi, profumata come un fiore nell’attimo stesso in cui si apre al sorriso.
    Le mie mani non sono più mani di uomo. Vorrebbero farsi divine, miracolose. Ed invece ad ogni suo sussulto, ad ogni suo gemito – ché oramai siamo elettronegativi anche nella più piccola delle emozioni, un’equazione di dolore– le mie dita perdono l’epidermide e poi il midollo. Sono invertebrate. Diventano invisibili. E non sono più come speravo che fossero, divine. Sono mani d’uomo, incapaci di centellinare il sudore delle lacrime.

  • Francesco

    gli dei, in questa frase, a mio avviso siamo noi. che siamo ormai abituati e non ci stupiamo più delle nostre grandi fortune. che apriamo un rubinetto e con grande naturalezza ci troviamo l’acqua, che con un click abbiamo la luce anche nella più buia delle notti, che abbiamo case di mattoni e macchine per spostarci in fretta da un posto a un altro… e che, purtroppo, ci giriamo troppo spesso dall’altra parte, e sappiamo che a loro penserà qualcun altro, e cambiamo canale perchè “stiamo mangiando!”… gli dei siamo noi perchè infondo abbiamo mezzi e fortune e perchè, uniti e insieme, avremmo anche il potere e la forza di cambiare il mondo…

  • Chiara B.

    Sarà per questo motivo che gli dèi si sono astratti sempre di più, fino a reincarnarsi nei più svariati fenomeni naturali, come il vento, la piogga, la terra fertile che dà un buon raccolto o il sole.
    Gli uomini hanno preso i loro peggiori difetti e li hanno modellati nei più perfetti volti divini: eccolo il primissimo scopo della religione, ovvero giustificare noi stessi, le nostre colpe e trasferirle a qualcun altro, meglio ancora se costui è una divinità che fa del tuo difetto il suo miglior pregio. Gli dei sono magnanimi, ma hanno un’animo irascibile e vendicativo, richiedono estenuanti preghiere e tantissimi sacrifici e,se questo anno il raccolto andrà male o la pioggia avrà devastato i campi e distrutto le case, sarà colpa nostra perchè non avremo pregato abbastanza o non sarà perchè, semplicemente, al vento e alla pioggia non importa nulla di quello che accade qui sulla Terra? Perchè la loro bella immagine perfetta e splendente si è dissolta e al suo posto è rimasto il cuore vuoto e scettico dell’uomo ferito più e più volte dai suoi stessi errori.

  • Maria Antonietta Paoletta

    è una frase toccante, cruda,ma bellissima. In una singola frase è racchiusa la disperazione di un popolo, di un intero continente che assiste inerme allo scorrere del tempo senza avere i mezzi per cambiare il corso delle cose. E nella sua disperazione perde anche la fede e non crede più in un aiuto divino che non è mai arrivato.

  • cristina

    Quando davanti ai nostri occhi si materializza la sofferenza, ingiusta in tutta la sua crudezza, all’essere umano viene spontaneo pensare che non esista nulla. Se ci fosse un dio, o anche solo delle divinità superiori, non permetterebbero che certe cose avessero luogo. Molte persone hanno perso la fede, in questo modo. E si sono sentite abbandonate,sole, in balìa agli eventi. Pensando che la divinità superiore, sia esso degli umani, o degli dei, nulla possa contro il destino. Se ne sia lavato le mani,appunto.

  • daniela

    ah bhè SIAMO A POSTO SE ANCHE GLI DéI SI LAVANO LE MANI…. DAVVERO NON C’è PIù RELIGIONE!!! ihihihih

  • Donatella

    Abbiamo sempre pensato ad elogiare e venerare gli dèi, per avere protezione e riuscire nelle nostre imprese. Ma non abbiamo mai pensato all’idea che in realtà erano loro a venerarci per il nostro stesso essere, per la nostra forza e determinazione. Non abbiamo fatto altro che accrescere la loro invidia.L’uomo può scegliere il corso della propria vita.Siamo noi che ce ne laviamo le mani, quando le cose non ci riguardano o non siamo in grado di affrontarle. Non attribuiamogli anche questa colpa. Cominciamo ad avere noi le mani un po’ più pesanti e un po’ più sporche.

  • Gianluca D.T.

    «Gli dèi non hanno più pelle sulle dita a furia di lavarsene le mani»

    L’intento di questa frase e dell’intero libro è, a mio avviso, quello di scuoterci una volta per tutte dalle nostre convinzioni, farci uscire dal nostro bozzolo di “normalità” e aprirci gli occhi su un paese devastato dalle calamità, dalla miseria e dalla violenza.

    Sull’Africa, un paese bellissimo ma sconvolto dalle atrocità dove “anche gli dei hanno perso la speranza di poter risolvere qualcosa e se ne lavano da tempo le mani”. Proprio per questo non dobbiamo voltargli le spalle anche noi, piccoli uomini dagli occhi offuscati.

    La penna di Yasmina Khadra ci “apre gli occhi” e ci fa riflettere, ora sta a noi agire in nome del popolo africano.

    Gianluca D. T.

  • http://Www.miraggiedizioni.it Alessandro

    Così era un tempo, poi gli uomini li hanno costretti a levar le mani scarnificate in segno di resa. Le hanno levate, ma non è valso loro ad aver salva la vita. Da allora alcuni uomini sognano che gli dei ci siano ancora, e ne parlano anche da svegli.

  • luisa

    il nostro nuovo Pontefice proprio in questi giorni ha riportato l’attenzione sulla MISERICORDIA.Il primo e unico passo, è quello di riconoscersi bisognosi di misericordia. Chi è abituato a giudicare gli altri, a sentirsi a posto, a considerarsi giusto e buono, non avverte il bisogno di essere abbracciato e perdonato. E c’è invece chi lo avverte ma pensa di essere irredimibile, per il troppo male commesso.
    Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare».

    Dio non si stanca mai di accogliere e di perdonare, se soltanto riconosciamo di essere bisognosi del suo perdono. Questa è la prima grande enciclica non scritta del nuovo Papa. Si dirà: ma questo è da sempre il cuore del messaggio cristiano. Eppure da quattro giorni le parole semplici e profonde di Francesco sono una boccata d’ossigeno. Per tanti. Proprio perché presentano il volto di una Chiesa che non rinfaccia agli uomini le loro fragilità e le loro ferite, ma le cura con la medicina della misericordia.

  • Gruppo Frency & Co.

    Smarrita nel buio, sola e abbandonata, sono alla ricerca di un appiglio che non arriva ma che si allontana vieppiù… ora la crudezza della vita, l’ingiustizia del destino e la lontananza degli affetti più cari mi attanagliano senza darmi una possibilità di uscita… cosa fare? Soccombere agli eventi o tentare di combattere fino all’ultimo, aggrappandosi con le dita e le unghie a mura scivolose e rapprese… senza sostegni, senza puntelli cui arrotolarsi superando la sospensione dal vuoto?
    Il vuoto… il vuoto interno cosparso solo di nuvole intangibili e pioggia fitta e diffusa ovunque, invisibile quasi ad occhio nudo che tutto cosparge di rugiada… il sole è ancora nascosto e le prime luci dell’alba danno un senso di speranza e di recupero, una sensazione di salvezza che neanche gli Dei in questi momenti sembrano potermi assicurare… sola, per ora, per sempre…

  • Claudia

    La bellezza della Fede sta proprio nel riuscire ad accettare quello che non riusciamo a spiegare con la ragione e a mettere nelle mani del Signore quello che ci fa soffrire, ma che, forse, ci rende anche più forti e più consapevoli della Sua presenza.

  • Guglielmo

    Troppo spesso gli uomini si dimenticano che “esistere” vuol dire sempre e solo essere se stessi, troppo presi da ciò che credono di essere e ciò che vorrebbero essere. E quando questi “stati” non riescono spostano subito la responsabilità su “chi sta al di sopra”, qualunque sia il credo… Troppo comodo!!

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