Cominciò che era finita – Luisa Viglietti

Titolo: Cominciò che era finita
Autore: Luisa Viglietti
Data di pubbl.: 2021
Casa Editrice: Edizioni dell'asino
Genere: Autobiografia
Pagine: 223
Prezzo: € 16,00

Luisa Viglietti ha vissuto accanto a Carmelo Bene negli ultimi otto anni della sua vita.  Anni intensi di amore e di lavoro che non potevano non essere raccontati.

Luisa ha amato Carmelo e forse più di ogni altro lo ha compreso con tutte le sue contraddizioni.

A quel periodo straordinario accanto al genio infatti ha dedicato un libro.

Cominciò che era finita, pagine che bruciano di passione, di devozione e di ammirazione in cui l’autrice ci fa conoscere Carmelo Bene nel quotidiano. Bene persona, oltre e fuori dal personaggio.

Un lungo racconto intimo ma non solo dove gli sguardi incontrano i respiri e le gioie i dolori.

In Cominciò che era finita Luisa Viglietti racconta l’ultima vita di Carmelo Bene nei minimi dettagli

La casa romana di via Aventina, la vita consumata a Otranto nell’amata e rassicurante dimora di via Scupoli 34, sono i luoghi del cuore in cui Luisa Viglietti ci fa conoscere senza maschere Carmelo, lo scrittore, il poeta, l’attore più controverso del Novecento e soprattutto l’uomo con il suo carattere difficile, il genio eccentrico.

«In qualche modo, avevamo bisogno l’uno dell’altra. Carmelo cercava qualcuno che si dedicasse solo a lui, io cercavo qualcuno che mi facesse sentire necessaria. Tutto questo è avvenuto negli anni. Nei primi tempi eravamo due sconosciuti che si prendevano le misure. La mia vita cambiava».

Nelle pagine intime di Luisa Viglietti troveremo Carmelo   autorecluso tra le mura domestiche con il suo tempo intenso dedicato allo studio e alla preparazione maniacale dei suoi spettacoli, ma anche l’uomo che riceve i pochi amici fedeli, le bellissime cene di Capodanno a Otranto e i momenti sereni con i gamberoni e le aragoste.

La vita dell’artista Bene  si intreccia spesso con quella dell’uomo nelle pagine di Luisa Viglietti che prima di tutto sono memorie intime. In ogni parola troviamo CB con tutti i suoi scomodi e geniali eccessi che facevano parte del suo carattere. Quegli eccessi  per cui o lo si amava o lo si riteneva odioso e immorale.

Il Carmelo quotidiano che ci consegna in queste pagine  l’autrice è altrettanto unico come quello pubblico che abbiamo conosciuto nei teatri e in televisione.

Carmelo uno contro tutti in pubblico,  nel privato CB contro se stesso e naufrago nel tentativo di uscire da sé.

Carmelo che aveva paura degli sguardi dei bambini e dei loro occhi indagatori e delle domande senza veli e che ha pianto per tutta la vita la perdita del figlio Alessandro a soli sei anni.

In ogni bambino lui vedeva il destino di Pinocchio.

«Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza  del talento.

Fin dal nostro fiorire – sfiorire alla cecità della luce, l’orale ha la precedenza sullo scritto: lo scritto come orale».

Così Carmelo Bene, il grande e irriverente genio del depensamento totale, si definisce – senza mai prendersi sul serio – nell’ Autografia d’un ritratto.

Carmelo Bene genio lo è stato davvero, una macchina attoriale che ha demolito – senza fare sconti a nessuno – la cultura e tutte le sue forme istituzionalizzate, compresi quei luoghi comuni che hanno formato interi eserciti di cretini e di imbecilli.

Una macchina attoriale capace di andare oltre se stesso e dissacrare tutto, comprese le forme narcise di vanità che in ogni momento condannano a morte la cultura.

«Si deve depensare e basta, c’è chi non ci pensa o ci pensa fin troppo fin troppo a guastare le cose» (Carmelo Bene, Cos’è il teatro? La lezione di un genio, Marsilio 2014).

Carmelo Bene è il genio che nega tutto, forse per questo motivo è diventato un personaggio scomodo.

I suoi depensamenti hanno distrutto ogni forma d’arte, intesa nei suoi accademismi più banali e perversi, ma soprattutto Carmelo ha distrutto se stesso, andando oltre se stesso, la cultura e il teatro.

«Stavo dicendo prima che una delle chance di cui non bisogna privarsi è detestare quello che si è, non condividere quello che si fa, non essere d’accordo non tanto con gli altri, ma soprattutto con se stessi». Così ancora Carmelo Bene in Cos’è il teatro, per sottolineare che l’unico comportamento è dare di fuori, altro che amore per l’arte, a Carmelo Bene fa schifo l’arte, l’arte consolatoria, l’arte della committenza, l’arte della storia, l’arte nell’espressione.

Carmelo Bene è un genio assoluto perché ha avuto il coraggio di essere sempre contro tutti, non dimenticando prima di tutto di essere contro se stesso a cui non ha fatto mai sconti.

Adesso che le laceranti beghe ereditarie e giudiziarie gli hanno tolto in certo senso la memoria e non esiste più la fondazione che lui stesso aveva voluto (L’immemioriale di Carmelo Bene) arriva questo libro bellissimo libro di Luisa Viglietti, memorie intime e necessarie per tornare a parlare di un uomo unico nel suo genere e di un artista geniale che non smette mai di stupire.

«Perché – si chiede Goffredo Fofi nella prefazione –  non dovremmo concluderne che Carmelo è stato nel nostro Novecento e alla pari dei Più grandi della cultura del Novecento, il nostro più acuto e attuale, e dunque il più moderno dei nostri artisti e dei nostri filosofi (e persino dei nostri teologi)?».

Anche noi siamo davvero grati a Luisa Viglietti per questo libro che ci restituisce un Carmelo quotidiano, l’uomo al di là del personaggio e il genio con un’unicità inimitabile.

Ecco il link per l’acquisto del libro:

https://asinoedizioni.it/libro/comincio-che-era-finita/

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