Autoritratto in verde – Marie NDiaye

Titolo: Autoritratto in verde
Traduttore: Antonella Conti
Pagine: 171
Prezzo: 17,00 euro

Dei libri molto belli bisogna parlare, favorirne la massima diffusione e la lettura. Tutto questo deve accadere per “Autoritratto in verde” romanzo di Marie NDiaye che Prehistorica Editore ci permette di leggere dopo l’apprezzatissimo “La Strega”, anch’esso nella traduzione di Antonella Conti.

Ho pensato molto alle migliori parole da usare per esprimere il fascino di questo romanzo, alla modalità più adatta a tradurre in poche righe la meraviglia e lo stupore che mi ha trasmesso, e rilanciare questi sentimenti verso tante altre lettrici e tanti altri lettori,

Leggere “Autoritratto in verde” è come sognare, entrare ed essere accolti in uno e più mondi altri, incontrare persone di oggi e di ieri, sconosciute e familiari, collocate in un’ambientazione dallo sfondo verde.

Nel tragitto casa-scuola , accompagnando i figli, uni mamma passa davanti ad una casa dal grande giardino di un verde smagliante, e individua la sagoma di una donna vestita di verde, non così evidente in questa commistione di colori, e infatti i ragazzi che stanno con lei, in realtà non la vedono. Chissà perché? I piccoli, si dice siano la “bocca della verità”, ma se non basta la loro naturalezza, a sostenere la curiosità, i dubbi e le profonde domande della protagonista, ci sono le immagini. Magnifiche. Da contemplare. Il libro è popolato di stupende foto che da un lato rievocano un periodo passato, un quotidiano mai dimenticato e importante, e dall’altro fanno proprio da sostegno, innalzano secondo me, le stesse domande. Sono immagini che parlano anche loro, pur nel loro grigio silenzio.

“La rivedrò, diventeremo quasi amiche. So che un giorno sarà sostituita da un’altra donna verde che, ancora una volta, non mi sarò scelta io.”

Siamo solo alle prime pagine, e mentre ci viene raccontato questo fatto singolare, un fiume, la Garonna, minaccia il paese con una possibile esondazione. Questa immagine del fiume, che già in passato esondò, è stupefacente. Mi fa pensare al gesto ideale di versare una grande quantità di colore verde sul mondo, sul paesaggio circostante. Mi fa immaginare la possibilità di ricoprire il mondo dello spirito femminile, ricoprirlo di donne in verde. In un andare e venire, nel tempo e nello spazio, chi legge continua a muoversi come all’interno di un sogno, ma rimane. Rimane lì, nel proprio quotidiano, nella sua vita vera, viva che lo fa anche sognare. Una spirale, un otto, l’infinito che si perpetua. Le immagini che questa lettura suscita si moltiplicano continuamente, e aprono mille possibilità di pensiero. Ed è quello che farà per tutta la storia, e per tutte le storie nella storia principale, la nostra protagonista-narratrice. Lei penserà, rifletterà, si interrogherà, soprattutto sulle relazioni con amici/che e parenti, sui rapporti con i membri della propria famiglia. Perché è andata così? Perché non è andata diversamente?

“Mia madre è una donna in verde, intoccabile, deludente, capace di infinite metamorfosi, molto fredda e in grado, con la sola forza di volontà, di diventare bellissima, e in grado anche di non desiderarlo. “

Fate caso alla seconda di copertina, che si conclude con queste parole: “…più domande che risposte.” Il libro si presenta fin da subito, quasi inquietante, Quando si legge, si cerca qualcosa o addirittura qualcuno, è innegabile, e spessissimo lo si fa per comprendere, o almeno tentare di approfondire. Altrettanto frequentemente cerchiamo risposte, anche una sola, alle innumerevoli domande che bussano con insistenza dentro di noi. Ecco allora che “più domande che risposte” un tantino mi ha destabilizzato. Ma le esperienze della vita, e le tante letture, mi hanno insegnano che è estremamente fecondo porsi domande, porsi quelle giuste possibilmente, forti e provocanti, sempre, per vivere una vita consapevole e realmente viva.

Dopo questa riflessione, un altro elemento fondante di questa opera, a mio parere, è il tema del viaggio, dello spostamento nello spazio e nel tempo. Muoversi, viaggiare proseguire la ricerca interiore anche fisicamente, anche accompagnando semplicemente i figli a scuola, con lo sguardo attento a tutto ciò che ci circonda, a tutti coloro che incontriamo lungo il nostro cammino.

E allora condivido una sensazione che ho avuto subito, poco dopo aver iniziato la lettura di “Autoritratto in verde” e che mi ha accompagnato fino alla fine, e pure nella lettura della postfazione di Ornella Tajani, letta come sempre faccio, dopo aver buttato giù queste mie righe. Tanti altri libri, tante altre opere mirabili vengono citate da Ornella Tajani, opere che in un modo o nell’altro si ritrovano nella lettura di questo romanzo, Ma ce n’è una che mi permetto anch’io di citare, alla quale la scrittura di Marie NDiaye mi ha rimandato per atmosfere secondo me molto allineate. Parlo della saga “Blackwater”, scritta da Michael McDowell, scrittore molto ammirato da un altro autore che insieme a lui se ne intende un po’ di inquietudine: il Re, Stephen King. L’acqua del Perdido, contiene grandi segreti e forse anche quella della Garonna. Potremo immaginare o sognare, a lettura conclusa, il nostro autoritratto, o vederlo specchiandoci nel fiume? Può essere e può essere che la libertà dei bambini ci aiuti a vederlo nitido, chiaro.

“L’aria è mite e profumata e colma di speranza.”

Dopo tutto quello che ho raccontato, di questa lettura mi rimane questa breve frase, che bussa violentemente alla porta del mio profondo pessimismo.

Buona lettura.

Claudio Della Pietà.

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