Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Marco Federici Solari
Pagine: 125
Prezzo: € 16,00
«Una madre è ciò di cui non ci si libera. Nemmeno con la morte. Una storia che non finisce mai e di cui la morte è solo l’inizio».
Lukas Bärfuss dopo aver parlato di suo padre nel libro precedente torma al memoir con La regina della notte e racconta sua madre e soprattutto le sue assenze anaffettive.
Lo scrittore nonostante le incomprensioni sostiene che nessun uomo è un’isola, ma madre e figlio formano un arcipelago solitario, inaccessibile agli altri. Non c’è traghetto. Non c’è libertà.
Bärfuss non dimentica che sua madre gli ha voltato le spalle proprio quando aveva bisogno del suo sostegno e del suo amore.
Adesso che la mamma non c’è più il figlio che nel frattempo è diventato uno scrittore apre il cassetto della memoria e mette nelle pagine di un libro tutta la storia di quella donna che è stata sua madre suo malgrado e gli ha lasciato in eredità un fardello infinito di disamore.
Egli affronta questo bagaglio ingombrante e ne ricostruisce il percorso risalendo all’origine e seguendo nella narrazione tutte le tracce del suo personale lessico famigliare.
Il racconto è crudo, la prosa di Bärfuss è sempre tagliente e in ogni pagina alla madre non fa sconti: ne mostra la superficialità, e innesca sempre il detonatore quando ricorda il modo con cui la donna ha trascurato il figlio privandogli sostegno, affetto e amore.
Racconta sua madre che frequentava il sottobosco e gli ambienti della prostituzione e del malaffare.
Una donna che si muoveva tra trafficanti, avventurieri, ladri e truffatori.
Una madre che gli ha fatto mancare l’affetto e che lo ha abbandonato fino alla solitudine.
E adesso che è tutto finito e che il conto è sul tavolo il figlio – scrittore si mette a nudo in un racconto e si chiede quale demone abbia spinto sua madre nella vita e dentro una casa di fantasmi.
La regina della notte è un memoir doloroso e Bärfuss ipnotizza il lettore con una scrittura vertiginosa, affilata e tagliente e lo trascina in una spirale da cui è difficile uscire.
Davanti all’ analisi spietata che il figlio fa della madre è lo scrittore che alla fine ci consegna la verità quando afferma che una madre è ciò di cui non si libera. Nemmeno con la morte.
E lui davanti alla donna che non aveva mai voluto essere sua madre, ma che voleva essere una regina della notte senza mai lamentarsi, e senza spigare nulla, una sovrana senza regno, immersa nelle tenebre di una società per la quale non conta niente, scende a patti con l’eredità scomoda, sapendo di uscire sconfitto da quel confronto. Nella consapevolezza che non smetterà mai di fare i conti con il fantasma di sua madre.

