A tu per tu con…Giovanni Magistrelli

Titolo: L'Unione nel Mirino
Autore: giovanni magistrelli
Casa Editrice: Astro editore
Genere: intervista

Questo Novembre 2020 sarà un mese che ricorderemo per molti motivi, alcuni dolorosi e spiacevoli altri più positivi. Uno di questi è la scoperta di nuovi autori, in grado di regalarci storie che ci appassionino e che ci aiutino a rendere più dolci queste giornate intense. Giovanni Magistrelli, con il suo ultimo lavoro “L’Unione nel mirino” (che trovate recensito su questo sito a questo link http://www.gliamantideilibri.it/lunione-nel-mirino-giovanni-magistrelli/) ci ha saputo stupire ed emozionare molto con il suo lavoro. abbiamo deciso di fare una piccola intervista a questo ottimo autore per i nostri lettori.

a cura di Gabriele Scandolaro

 

1)Chi è Giovanni Mgistrelli? Ci parli un po’ di lei.

Sono lombardo, bustocco per la precisione. Ho 56 anni e scrivo da una vita ma solo da sei anni ho avuto il coraggio di mettermi in gioco. Fino a quel momento ho fatto un lavoro che mi ha portato in giro per il mondo e questo viene fuori sopratutto nei miei libri con le ambientazioni che sono reali almeno al 90%.

2)Quando nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce subito dopo la mia passione per la lettura. Ricordo ancora il momento. Era il Natale del 1971 ed ero in seconda elementare e ricevetti come regalo quattro libri, tutti quanti di Jules Verne. Il primo che lessi, e di cui mi innamorai, fu “il giro del mondo in 80 giorni”. I primi tentativi di scrittura incominciai a farli proprio alle elementari quando prendevo storie più famose come canovaccio e ci ricamavo sopra. Erano solo esercizi di scrittura, per le mie prime storie avrei dovuto aspettare di superare i vent’anni.

3)“L’Unione nel mirino”: quando nasce questa storia e come?

L’Unione nel mirino nasce nel 2016. inizialmente doveva essere un romanzo di fantascienza esattamente come un mio precedente romanzo “I Volti dell’Apocalisse”. Ma, esattamente come per “I Volti dell’Apocalisse”, si è trasformato in qualcosa che non era fantascienza. Probabilmente non ho ancora dentro di me queste “corde” che si intonano con la fantascienza.

Mentre “I Volti dell’Apocalisse “è ambientato nella Milano dei giorni nostri, L’Unione nel mirino è ambientato in un ipotetico futuro. È un romanzo fantapolitico che nasce da un pensiero: immaginiamo un uomo di potere che decide di fare di tutto per raggiungere il suo obiettivo, fa i suoi sacrifici fa le sue azioni e sta per arrivare al traguardo…continuerebbe la sua ascesa sapendo che, una volta conquistata la vetta, c’è qualcuno pronto a toglierti la vita?

Ecco, quella è stata la scintilla del romanzo. Una donna che ha in mano saldamente il potere e proprio in una occosaione pubblica perde la vita a causa di un cecchino. Il potere è allettante ma se per averlo devi perdere la vita ne vale davvero la pena?

4)Come nasce la figura del protagonista, il maggiore Ian Lamm?

Per la figura di Lamm sono partito un po’ da me. È un individuo che crede nell’individuo. + un illuminista che crede nella libertà, nel pensiero, nella ragione. Non è una persona che si lascia ingannare dall’idea di “stato perfetto”. Non esiste uno “stato perfetto”. Le utopie non esistono e quando c’è una utopia che sembra davvero perfetta è perchè dietro si nasconde qualcosa d’altro. Le imperfezioni, nelle dittature e nelle utopie, ci sono sempre, è la natura umana che è imperfetta di suo. Se non si trovano imperfezioni è perchè sono state fatte sparire, sono nascoste sotto il tappeto, ma non si tratta di polvere, di sporcizia o di piccole crepe. Sono uomini che sono stati fatti sparire. Lamm vuole abbattere questo Stato fantoccio, vuole il diritto di sbagliare. È un integrato nel sistema, non un outsider, ma nonostante ciò mette in gioco se stesso per consentire la libertà anche degli altri. Senza la libertà l’uomo non esiste.

5)Parilamo del personaggio di Dita, la guerrigliera a capo del movimento di resistenza. È un personaggio complesso e affascinante, sembra sbucato dal nulla e sembra avere una vita propria. Era già presente nella sua idea di partenza o si è aggiunta strada facendo?

Dita era già presente nella mia idea di base. Senza Dita, Lamm non sarebbe riuscito a fare nulla di quello che ha fatto e senza Lamm, Dita non avrebbe fatto nulla e il movimento sarebbe rimasto quello che era all’inizio. In ogni dittatura esiste un movimento di dissidenti, persone che non cercano di cambiare le cose. Il potere costituito, finchè questi movimenti restano solo proteste marginali, li tollera. A volte li lascia stare, a volte li usa come capri espiatori per dimostrazioni di potere o per incolparli di qualsiasi guasto stia inceppando il meccanismo perfetto. Dita era questo: il capo di un movimento che era praticamente inutile per lo scopo che si era prefissato. Ma proprio l’incontro con Lamm risveglia in lei lo spirito battagliero e la porta a fare determinate scelte. I due si completano, non esiste uno senza che ci sia anche l’altro. Ò’elemento femminile, per me, non è mai subordinato a quello maschile. Dita è la cosienza di tutti noi, la forza che impedisce al movimento di non mollare ed è impoertante perchè è quell’elemento che consente a Lamm di essere uomo e di comportarsi come tale.

6)Geerts, il quarto uomo di potere alla guida dell’Unione è un personaggio che mi ha lasciato un po’ perplesso. Per arrivare a quel ruolo deve essere una persona capace, eppure una volta preso il potere non riesce a trovare la strategia giusta e commette un sacco di errori. Ci parli di lui.

Geerts non è niente di più di un prodotto dell’elite dell’Unione. Lui fa lo stesso errore che fa il governo e l’intero apparato della provincia orientale. Lui si sente troppo sicuro e non pensa che possa esistere qualcosa di davvero dannoso per l’Unione. È vero, ha l’appellativo di “macellaio” ma alla fine ha sempre combattuto contro i deboli e contro coloro che non erano armati o organizzati. Avendo sempre vissuto così, quando si ritrova davanti a un movimento ormai militarizzato e pronto a combattere non sa cosa fare e interviene anche la paura ad offuscare il suo giudizio. Succede sempre così. Quando siamo troppo sicuri di noi stessi ci troviamo impreparati ad affrontare le sfide e non riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo. Così anche i politici dell’Unione del mio libro. Si sentono intoccabili nelle loro torri d’avorio e questo li rende vulnerabili. Quando la resistenza attacca Berlino l’effetto è quello di una pallina di neve che rotola giù da una montagna diventando sempre più grande via via che scende. È qualcosa di improvviso che non si era pronti a fronteggiare. Anche le manifestazioni popolari, nate dal risveglio di coscienza, sono qualcosa che un burocrate, abituato a un popolo asserito e silenzioso, non è pronto a fronteggiare.

7)Come mai doveva essere proprio un militare a far crollare l’Unione e non un intelettuale?

Perchè al fuoco si risponde con il fuoco. La storia insegna che le dittature non sono mai cadute solo grazie a delle idee. C’è sempre stato bisogno di qualcuno pronto e armato che si mettesse in campo. Le idee sono..idee. Sono astratte. Gli uomini sono carne e sangue. Le idee possono modificare le dittature, possono aiutarle a cadere, ma non sono mai l’elemento definitivo. Per poter distruggere questo sistema occorreva che ci fosse una persona addestrata, che conoscesse l’Unione dall’interno e che avesse dalla sua meccanismi e capacità in grado di consentirle di raggiungere lo scopo.

8)Sta lavorando a qualcosa in questo momento?

Ho appena consegnato un nuovo romanzo e sto scrivendo una nuova storia. Non anticipo nulla. Nel frattempo sto studiando per un master editoriale, quindi anche lo studio mi occupa molto della mia giornata.

9)Quale è stato il libro che le è piaciuto di più scrivere? Quale quello che ha trovato più difficile da completare?

Non c’è un libro che mi è piaciuto di più scrivere o uno che ho faticato a completare. Posso dirti quale è stato il più facile da scrivere ovvero “Sconcertato: guida alla sopravvivenza fronte palco” perchè si tratta di un libro biografico. Ho dovuto solo concentrarmi per ricordarmi alcuni eventi e alcuni dettagli ma il libro si è scritto quasi da sé.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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