A tu per tu con… Alessandro D’Avenia

Alessandro D’Avenia è il professore-scrittore che ha esordito nel 2010 con “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (del quale i fan attendono con ansia l’uscita del film a breve) conquistando i lettori italiani. Nel 2011 ci ha regalato “Cose che nessuno sa”, la conferma del suo successo. Oggi, aspettando il suo prossimo romanzo, noi Amanti Dei Libri gli abbiamo fatto qualche domanda…

“Cose che nessuno sa” è il suo secondo romanzo; proprio come “Bianca come il latte rossa come il sangue” ha come sfondo la scuola e come protagonisti degli adolescenti. Quanto dei suo alunni c’è nei personaggi? E quanto di lei c’è nel professore di Leo prima e di Margherita poi?

I miei personaggi nascono dalle vite dei miei ragazzi ed è inevitabile che le loro lotte, sogni, sconfitte, scelte mi si attacchino addosso ed entrino nelle vite dei miei protagonisti. Quanto ai professori: il bello di scrivere è immaginare le cose come possono essere, non come sono…

Il successo dei suoi romanzi è stato immediato. Qual è, secondo lei, la componente vincente?

Quel poco di verità che chiediamo ad ogni libro.

Com’era da adolescente? Aveva un buon rapporto con la scuola e i professori? Ha preso spunto anche dalla propria esperienza di crescita per dare vita ai personaggi dei suoi romanzi?

Ero come molti ragazzi: pieno di idee, progetti, sogni, illusioni, assetato di autenticità e poco incline al compromesso. Il rapporto con la scuola è sempre stato buono. Facevo un gran casino e spesso la pagavo, ma per il resto mi piaceva studiare quello che i professori erano capaci di testimoniare con la loro professionalità e amore. Per raccontare da dentro due adolescenti era inevitabile rivivere alcuni tratti della mia adolescenza, ma è ancora più bello scoprire e sondare territori nuovi e vite diverse dalla tua, come nel secondo romanzo.

La protagonista di “Cose che nessuno sa”, Margherita, vive una situazione molto attuale: la crisi familiare. Pensa che il suo romanzo possa anche essere d’ispirazione per tutti quei ragazzi che si trovano ad affrontare questo problema?

Dal numero di lettere che mi giungono credo proprio di sì. La solitudine di molti ragazzi è davvero impressionante: scrivono a me che sono uno sconosciuto. Come mai?

All’interno della narrazione diverse generazioni si incontrano e si intrecciano. Per esempio, la nonna di Margherita con tutta la sua saggezza è in forte contrasto con il fratellino.

Il romanzo è un grande canto all’amore in tutte le fasi della vita, con le sue luci e le sue ombre. Credo che uno dei punti di crisi della nostra cultura non sia tanto lo spread ma la difficoltà a passare la memoria da una generazione all’altra, la capacità di ascoltare, la capacità di sacrificarsi per gli altri.

Da dove comincia il suo percorso editoriale? Come è riuscito a farsi notare?

Semplicemente inviando il romanzo alle due case editrici più importanti. Una delle due mi ha contattato dopo dieci giorni. Il resto era imprevedibile, sia per loro sia per me. Il fatto che i libri siano tanto apprezzati anche all’estero è la parte più entusiasmante: i miei personaggi parlano anche in lingue e a culture diverse dalla nostra: dalla Russia alla Cina, dal Brasile alla Turchia.

“Gli Amanti dei Libri” si schierano contro l’editoria a pagamento. Cosa pensa di chi sostiene finanziariamente la pubblicazione del proprio romanzo?

Credo che se uno vuole farsi un regalo ne ha il diritto: è uno sfizio. Ma pubblicare è un’altra cosa.

Una lettrice de “Gli Amanti dei Libri” vorrebbe porle una domanda: “Sono anche io una prof di lettere sognatrice e grata al mio destino per il mestiere che svolgo… Grazie Alessandro per l’articolo “il primo giorno di scuola che vorrei” . Ma vorrei chiederle: il suo entusiasmo è sempre contagioso? Io ho colleghi disillusi, tristi, polemici, svogliati che hanno perso la l’entusiasmo di trasmettere gioia e passione. Hai una ricetta per poterli “contagiare”?

L’unica ricetta è provare a dare il buon esempio e coinvolgerli, poi ognuno userà la sua libertà come meglio crede. Io così sono felice, se gli altri preferiscono non esserlo e rendere la vita impossibile ai propri alunni che si accomodino. Alla fine della loro carriera si guarderanno indietro e cosa vedranno?

Pensa che i suoi romanzi possano essere un buon copione da riproporre sul grande schermo? Le piacerebbe trasformare il suo lavoro in un film o preferirebbe che i suoi personaggi rimanessero tra le pagine dei libri?

Dipende dalle storie. Il primo romanzo sarà un film al cinema all’inizio del 2013. Per il secondo ho ricevuto delle proposte, ma devo ancora decidere se sia il caso. Per ora mi concentro sugli altri libri che voglio scrivere.

Ringraziamo Alessandro D’Avenia e speriamo di incontrarlo presto alla prossima presentazione di un nuovo romanzo!

Leggi anche la recensione di “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia

Leggi anche la recensione di “Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia

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