A tu per tu con… Silvano Bertaina

Oggi una piacevole chiacchierata con lo scrittore Silvano Bertaina, di origini cuneesi, insegnante presso un Istituto superiore e giornalista, scrive su riviste e giornali locali tra cui La Stampa nella pagina della sua provincia. Già autore di Come eliminare un collega di lavoro…e perché, Manuale semiserio per sopravvivere ai colleghi molesti e, sempre per l’editrice Impressioni Grafiche, Bocciati & Sbocciati, ovvero 40 sfumature di Studenti viste da un perfido prof , quest’ultimo dedicato al mondo della scuola, di cui dice che  negli ultimi 10 anni ha osservato il comportamento dei suoi allievi, arrivando ad una conclusione: Dio li fa, poi la natura pensa ad istruirli, perché la Scuola non si capisce come possa farlo. Tuttavia, i miracoli avvengono e alcuni sbocciano, come fiori in primavera. E gli altri? “per i miracoli non saremo mai attrezzati”. Le bocciature, oggi, si giustificano così. Dunque, ben si capisce, autore umoristico. Da pochi mesi è in libreria con Il matrimonio del mio amico Joe…e altri racconti.

Benvenuto su Gli Amanti dei Libri. Insegnante, giornalista, scrittore… come riesce a coniugare queste attività?

Scrivere è una passione, per cui mi ritaglio in qualche modo gli spazi di tempo necessari e da quando i miei due figli sono grandi e autonomi ci riesco meglio. La collaborazione con i giornali è un mio pallino. Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista, purtroppo non ebbi il coraggio di provarci e per molti anni ho lavorato come tecnico elettronico, per poi entrare nel mondo della scuola come insegnante di laboratorio. Confesso che a scuola ogni tanto deraglio e, anziché spiegare la legge di Ohm, mi lancio nel racconto di un mito delle Metamorfosi e spiazzo un po’ i ragazzi …  

Come ha avuto l’ispirazione per scrivere “Il matrimonio del mio amico Joe”?

Ho partecipato malvolentieri a molti matrimoni. Mi annoio sempre moltissimo. In quello di un mio nipote, un paio di anni fa, vidi l’eccesso in ogni cosa, dalla cerimonia in chiesa al ricevimento, ai balli,  … forse lì germinò l’idea. In piemontese c’è una parola adatta a queste cose: “fé Spatùfli” (fare smargiassate). Non ho voluto prendere in giro l’istituzione matrimoniale (tant’è che Joe e la sua brutta moglie sono ancora insieme dopo vent’anni), ma il ridicolo giorno del fatidico sì, le buffonate di corollario, gli sprechi.

Oggi tutti cercano di far ridere, tanto che in tv in certi film mettono le risate in sottofondo per convincerci che sia divertente. Secondo lei quali sono gli ingredienti che portano alla risata? E come si fa a distinguere umorismo buono da quello scadente?

I meccanismi che scatenano ilarità sono molti: dall’inconsueto ai giochi di parole, dalla situazione paradossale all’esagerazione, dalla battuta sull’aspetto fisico all’inversione dei ruoli. Recentemente ho sentito dire da Gino & Michele, famosi autori di Zelig, che la letteratura umoristica è un campo difficile e loro non l’hanno mai affrontato. Il loro modo di scrivere dà per scontato che ci sarà un attore che metterà il restante 70% della riuscita finale. L’autore che scrive un racconto o un romanzo umoristico deve giocare altre carte e creare le situazioni divertenti attraverso il surreale, l’anomalia, l’impensabile o l’assurdo; deve tenere legato il lettore al racconto e intanto farlo ridere, portandolo in un contesto bizzarro e allo stesso tempo quasi credibile. Credo che l’umorismo diventa scadente quando si aggrappa alle volgarità e a troppi doppi sensi sessuali. Non sono vietate le parolacce, a volte si rivelano efficaci, ma non bisogna abusarne. 

Mark Twain sosteneva che “la fonte segreta dell’umorismo non è la gioia ma la tristezza”.  Lei si riconosce in questa definizione di scrittore umoristico?

Purtroppo sì. Temo che scrivere cercando di divertire gli altri, sia anche scrivere per divertire se stessi. Un modo come un altro per farsi passare la malinconia, per consolarsi. Una reazione insomma. Tra l’altro io trovo spesso pagine esilaranti anche in autori o testi molto seri. Leggendo Pian della Tortilla di Steinbeck io ho riso tantissimo, come in certi racconti di Faulkner, per non parlare di Vargas Llosa e Marquez e perfino Tolstoj è buffo in certe occasioni. Le prime pagine de Il cavaliere inesistente e Il barone rampante di Calvino, ad esempio, sono irresistibili capolavori di ironia e comicità.

Ironia come forma di intelligenza. Quanta nei suoi libri?

Sono convinto che non prendersi troppo sul serio sia una forma di intelligenza. Le persone meno dotate di sense of humor sono spesso ottuse e difficilmente capiscono davvero una situazione comica. Io cerco sempre di scrivere correttamente, in un italiano leggibile e di “raccontare” al lettore, come fosse davanti a me, una storia che a me pare divertente. Se riesco cerco di incuriosirlo, perché mi è sempre piaciuto quando un autore, nel contesto di una trama, mi ha messo in difficoltà spingendomi a scoprire cose che non conoscevo, parole nuove, argomenti a cui non avevo mai badato, materie di cui non sapevo nulla. Ne La macchia umana di Roth,  ho capito cosa significa invecchiare, più di quanto potrei capire in un manuale di psicologia senile. Ho un obiettivo: riuscire a scrivere una storia seria, serissima, ma  intrisa dalla prima all’ultima pagina di ironia. Credo sia il massimo per un umorista.

Un obolo per i lettori de Gli Amanti dei Libri: 3 libri umoristici che dovrebbero assolutamente leggere e perché.

L’incontinente bianco di Giobbe Covatta, perché è un libro drammatico (se vogliamo) che fa ridere moltissimo, pieno di genialità, di  immagini assurde, di battute indovinate, doppi sensi clamorosi, scritto benissimo. Tra l’altro pubblicato per un progetto benefico a favore dell’Africa.

Il bar sotto il mare di Stefano Benni, perché Benni è il maestro e perché ci sono due racconti “La traversata dei vecchietti” e “La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case” che sono straordinari.

La fata carabina di Daniel Pennac, perché la saga dei Malaussène va letta da chiunque si affacci all’umorismo. Uno vale l’altro, anche Il paradiso degli orchi va bene. L’importante è entrare in questa famiglia, fatta di personaggi strampalati e ricchi di umanità.

In ultimo … il più grande autore umoristico rimane Schulz, con i suoi Peanuts. Chissà perché non gli hanno mai dato il Nobel …

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