A braccia aperte tra le nuvole – Fabio Salvatore

Titolo: A braccia aperte tra le nuvole
Autore: Salvatore Fabio
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Piemme
Genere: Spiritualità / Religione
Pagine: 224
Prezzo: 15
INTERVISTA ALL'AUTORE

Un meraviglioso affresco tra cielo e terra quello di Fabio Salvatore, classe 1975, che dipinge con i colori del sangue, il suo, e quelli azzurri di Dio. E’ la storia di un’anima quella raccontata da Salvatore, attore e regista, allievo di Albertazzi e Garinei, ma anche di Gesù Cristo, il più grande dei maestri per un cristiano come lui. Tutto parte da un maledetto senso di inquietudine, dall’odore acre del sesso nelle notti “brave”della Romagna, da quell’amore sempre troppo distante.

“Quante volte tradiamo noi stessi e gli altri con le parole. E buttiamo via sentimenti come fossimo involucri che vagano per il mondo privi di un cuore, senza un’anima. Siamo creature ingabbiate da leggi inutili dettate dalla mente. Accecati dalla frustrazione di essere ciò che non vogliamo, automi di una vita che non ci corrisponde”.

E poi un crescendo di colpi di scena, come segni di un destino: una  medaglietta con l’effigie della Madonna trovata per caso, in una notte più cattiva delle altre. E poi la confessione, le lacrime che sgorgano a precipizio a delineare un nuovo cammino. L’incontro con Rossana, l’amore e con il cancro, soprannominato lo Scarafaggio, la morte. Un tumore alla tiroide mette in forse i suoi 21 anni e il tempo che verrà. Fabio nasconde per mesi la malattia ai suoi affetti più cari, ma arriva il giorno del giudizio e della sua verità. Operazione e radioterapia e una spada di Damocle sulla testa che lo accompagnerà come un monito. Nella sofferenza cresce e cerca, stanandolo con la preghiera e l’accettazione fiera della sua condizione, il senso della Vita. Dietro l’angolo incontri straordinari, come quello con Chiara Amirante, fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti, e con la terra di Medjugorje, piccolo angolo della Bosnia Erzegovina in cui da molti anni, si dice appaia la Madonna. Ma lo attende un’altra terribile prova: la morte per incidente stradale del padre, mentre lui lotta con una recrudescenza dell’antico male che vuole ucciderlo. Fabio non si dispera: combatte, aiuta gli altri, prega sentendosi sorretto da braccia materne, quelle di Maria. E ce la fa, sopravvive un’altra volta; se il fisico è provato, l’anima rinasce. Testimonia questo suo accadimento interiore in tante occasioni pubbliche e stringe amicizia con vite disperate e devastate da malattie fisiche e morali, dalla tossicodipendenza, dalla depressione, aprendo speranze e facendo strada come un Cavaliere della Luce, quale egli è (www. cavalieridellaluce.net). Nasce un rapporto forte con un altro Cavaliere della Luce, il cantante  Nek: ad unirli la fede e l’amore per l’arte. E  lascia la conclusione di questo suo libro ad un post scriptum di Martina Imarisio Neviani sedici anni di speranza, una pennellata luminosa e viva della nuova generazione, di cui spesso vediamo solo il lato più nero nelle cronache dei Tg.  Un racconto quello di Fabio Salvatore che commuove dall’inizio alla fine, tra corsivi di pensieri e paure, e stampati di ricordi, fatti e speranze. Un inno all’Amore che provoca domande e, ai più fortunati, dona anche risposte.

“Un dito in cielo e un piede in terra, così ho scelto di vivere, accettando di diventare scomodo, persino a me stesso. Ma non mi fermo, non ho paura, proseguo nel cammino sulle orme di Gesù”.

 

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Elena Cartotto

Curiosa e ironica mi piace andare fuori dai sentieri battuti, nei libri come nella vita. Se dovessi scegliere un titolo per raccontare la mia storia sarebbe sicuramente “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. Il mio eroe letterario è Sherlock Holmes, l’autore con cui andrei a cena Oscar Wilde e i miei miti storici Gesù di Nazareth e Socrate. Sono un’idealista che ancora si scalda su alcuni temi sociali come dignità umana, libertà, lavoro e giustizia. Le mie passioni sono l’astrologia, la psicologia, il paranormale, la spiritualità e la musica che ci salva da noi stessi, ogni giorno. Per dirla con Vecchioni: “Ho combattuto il cuore dei mulini a vento, insieme ad un vecchio pazzo che si crede me….”.

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