Un ospite alla festa – Colm Tóibín

Titolo: Un ospite alla festa
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Giovanna Granato
Pagine: 169
Prezzo: € 19,00

Colm Tóibín è uno scrittore che riesce sempre a stupire con la sua verve provocatoria.

Esce da Einaudi Un ospite alla festa, una raccolta di saggi in cui lo scrittore irlandese parla del suo rapporto con il suo paese che nel corso degli ultimi anni ha subito trasformazioni profonde.

L’Irlanda contemporanea e quella rigida della censura religiosa che teneva i romanzi lontani dalle librerie e quella dei festival musicali che erano considerati scandalosi per la morale.

Tra memoria privata e dibattito pubblico Tóibín racconta, andando indietro nel tempo, l’infanzia a Enniscorthy, la giovinezza brillante a Dublino, la sua formazione, la scomparsa della madre.

Il nucleo centrale del libro è il rapporto tra la Chiesa Cattolica e l’Irlanda e lo scrittore ricorda come la religione nel suo paese non fosse solo una questione legata alla fede, ma influenzava anche la società con la sua ortodossia oscurantista, decretando ciò che doveva essere accettato e rifiutato.

Un ospite alla festa è una raccolta di scritti molto personale in cui la memoria privata incontra quello di un intero paese e del mondo.

Il libro si apre con pagine bellissime sull’esperienza che lo scrittore ha avuto con il cancro, che per fortuna è riuscito a debellare.

In questo scritto troveremo intuizioni folgoranti sulla malattia. Un racconto senza orpelli e crudo in cui lo scrittore rivolge al lettore la propria esperienza di malato non nascondendo mai il dolore provato, anzi manifestandolo nella sua crudeltà con le parole e per dirci che alla fine di tutto dalla malattia si esce sempre cambiati e forse da essa non c’è nulla da imparare.

Fuori da ogni retorica lo scrittore con una pungente onestà intellettuale racconta il cancro, la diagnosi, l’esperienza clinica soprattutto per condividere con il lettore quel momento in cui la sofferenza fa parte della vita, sua e di ognuno di noi.

Il libro si chiude con un testo intenso e suggestivo dedicato a Venezia durante la pandemia. Lo scrittore ha potuto vivere la città nella sua desolazione e senza turisti in quei giorni terribili per il mondo intero.

«Il silenzio lasciava spazio alla riflessione, forse poteva bastare. Quando mi sono fermato fuori dall’Accademia, l’unico rumore veniva da una barca sperduta in uno dei canali minori e da un vaporetto sul Canal Grande, diligente, utile fantasma che portava la ridotta popolazione veneziana da un posto a un altro mentre le orde che di norma invadono la città restavano rintanate in casa, timorose, socialmente distanti».

Un ospite alla festa è una lettura coinvolgente perché abbiamo a che fare con uno scrittore che si racconta senza parlarsi addosso, un narratore che tiene in considerazione i lettori e il loro punto di vista, che sta tutto nelle parole di Tóibín, che allo stesso tempo è uomo e testimone per tutti noi.

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