Data di pubbl.: 2026
Pagine: 255
Prezzo: € 19,00
Anni dopo aver lasciato Isola Sacra a Fiumicino, Ambra Cortese ritorna. Ha trascorso molto tempo come poliziotta sotto copertura addestrata da un pezzo grosso dei Servizi che tutti chiamano il Fioraio. In lei, l’uomo aveva visto doti particolari, quella camaleontica abilità di entrare in panni non suoi, di trasformarsi cambiando personalità e quindi identità. L’ultimo caso affrontato, però – la cattura terminata con la morte di un famoso narcotrafficante, Julio Mosquera – ha avuto pesanti ripercussioni sull’equilibrio psichico di Ambra tanto da spingerla a chiedere il trasferimento da Trieste, dove vive con il marito traduttore Roberto, al commissariato di Fiumicino. Lì ci arriva da sola – Roberto la seguirà presto – di nuovo nella vecchia casa dei genitori, Ida e Umberto, lei casalinga, lui pescatore morto quattro mesi prima per un infarto. Una morte difficile da accettare per Ambra che ricorda le volte in cui, bambina, usciva con lui a pesca e poi gli anni di nuoto agonistico che l’avevano portata a un passo dalle Olimpiadi e infine la scelta di entrare in polizia. Era rimasto deluso suo padre? Si aspettava che lei prendesse in mano le redini del suo lavoro a bordo del peschereccio Paranza? Il dubbio da anni tormenta Ambra, come la tormenta il ricordo del silenzio di suo padre ogni qualvolta lei chiamava i suoi genitori. Anche questa è una colpa che si somma ad altre che la donna si porta dentro e che sono diventate un solido muro intorno alla sua anima. Gli unici, ormai, a comprenderla e ad attendere che lei ‘ritorni’ sono sua madre Ida e il marito Roberto, pazienti e amorevoli.
A Fiumicino viene accolta bene dal commissario Vincenzo Starace, un napoletano lì trasferito che vive solo visto che moglie e figli hanno preferito restare a Napoli e lo gratificano di qualche visita occasionale; dall’agente Lorenzo Pilosu, dall’agente scelto Giusi Portanova e dal sovrintendente Silvestro Valdarin, forse il solo a guardarla con un moto di stizza mal contenuta, soprattutto quando Starace dirà a tutti quali compiti svolgeva Ambra prima e perché non se ne debba parlare.
Il primo caso da affrontare è la morte di Celeste Di Fazio, insegnante di matematica in un liceo di zona. Morte per suicidio, come tutto fa supporre, ma la cosa non convince Ambra e neppure l’agente Giusi Portanova che ha subito legato con la nuova ispettrice. Vero, il marito della morta Luchino Alfano, a capo dell’agenzia assicurativa Fidelity, era da tutt’altra parte quando il fatto è accaduto eppure c’è qualcosa che non torna. Come mai Celeste non ha lasciato un biglietto d’addio, né Luchino ha chiesto se c’era? Com’è possibile che Celeste un’ora prima di suicidarsi abbia ordinato dell’aglio nero via Internet? Come mai aveva di recente chiesto il trasferimento in Abruzzo, sua regione di origine, e benché non lo avesse ricevuto si era licenziata dalla scuola dove insegnava? Prendeva delle benzodiazepine, come il suo medico conferma, ma non era depressa, era arrabbiata. Ambra si accanisce ma sembra non riuscire a venirne a capo mentre un nuovo delitto appare sulla scena. Stavolta a morire colpito in testa da una grossa pietra è un giovane spacciatore, Ivano Ballarate. Il corpo viene rinvenuto in uno sterrato, ma come è arrivato fin lì? Conosceva il suo assassino? Ancora una volta Ambra si vedrà costretta a una trasformazione da camaleonte per catturare un’indiziata sotto gli occhi stupefatti di Giusi. Con testardaggine e perseveranza Ambra e la squadra arriveranno alla soluzione dei due casi, ma come lo lasciamo scoprire ai lettori.
C’è però molto altro che Ambra Cortese dovrà scoprire nel suo privato, qualcosa che riguarda suo padre e degli strani biglietti che ha trovato nella cabina del peschereccio. Già, perché il sogno di Ambra – forse un modo tardivo di dichiarare l’amore per suo padre e chiedergli perdono -, è di trascorrere ancora un anno in polizia e poi seguire le orme paterne, rimettersi a pescare. Le resta ancora questo enigma da risolvere, come deve ricostruire il rapporto con Roberto seppellendo i ricordi del passato. Ci riuscirà grazie all’aiuto del ristoratore Marino Ansaldo:
“Tutti abbiamo fatto cose…per cui proveremo rimorso per sempre… Tornare indietro, pensarci continuamente…non serve, tranne che a farsi del male all’infinito. Conta solo cosa si fa e come si vive dopo aver sbagliato…” (p. 225)
Conta solo non farsi risucchiare dalla palude, sprofondando nell’oscurità.
Un giallo avvincente scritto in modo magistrale, secco, intrigante e a tratti condito da sferzate di sano umorismo che ci ricorda come siamo tutti camaleonti, disposti o costretti dalla vita e dalle circostanze a mutare forma e colore per sopravvivere.



