Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Marina Visentin
Pagine: 297
Prezzo: € 25,00
Florence Noiville, scrittrice e giornalista, responsabile della narrativa straniera per Le Monde de livres, ha avuto il privilegio di essere amica di Milan Kundera e di poter entrare nella vita pubblica e privata di uno dei più grandi scrittori sfuggenti del nostro tempo.
Da Neri Pozza esce Scrivere che strana idea! Vita di Milan Kundera. Questo libro non è una semplice biografia.
Noiville che Kundera l’ha conosciuto da vicino ci propone in queste pagine una passeggiata letteraria e esistenziale nell’opera dello scrittore.
Alessandro Piperno nella prefazione scrive che Milan Kundera è uno degli ultimi giganti che hanno creduto nel romanzo come impareggiabile strumento di conoscenza.
Al di là di ogni retorica con i suoi libri lo scrittore boemo ha visto nel romanzo il viatico per «andare all’anima delle cose» (che significa svelare un aspetto dell’umano che fino a quel momento era invisibile e questa è l’unica morale del romanzo).
L’autrice entra nelle pagine della narrativa di Kundera, dimenticando la sua vita e aprendo i libri, rispettando la sua volontà.
Scrivere che strana idea! è un ritratto intimo e inedito dell’ultimo poeta del romanzo, come lo definisce Piperno nella prefazione.
Kundera appartiene a quella categoria di scrittori che vedono il mondo attraverso le sue dissonanze, proprio come Cervantes, Beckett, Kafka e Cioran e come la maggior parte degli scrittori della Mitteleuropa.
«Kundera non crede nell’uomo né nel suo futuro. Ciò non gli impedisce di amare la vita. Di ridere e di riderne. Quando penso a lui, vedo un uomo che ride. C’è voluttà, piacere e persino una certa bellezza nella sua totale assenza di speranza».
Noiville entra nelle ragioni della vocazione dello scrittore che crede nell’arte del romanzo che è incompatibile con l’universo totalitario, lo spirito del romanzo è lo spirito di continuità: ogni opera è la risposta alle opere che l’hanno preceduta, ogni opera contiene tutta l’esperienza anteriore del romanzo.
Queste sono intuizioni di Kundera sullo spirito del romanzo che è soprattutto spirito di complessità.
«Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato». Così scrive Kundera nel suo capolavoro L’insostenibile leggerezza dell’essere.
Ogni romanzo, che lo si voglia o no, propone una risposta alla domanda: che cos’è l’esistenza umana, e dove sta la sua poesia?».
Per Kundera essere uno lo scrittore significa compiere una scelta, prendere sempre posizione, escludere qualsiasi identificazione con un movimento politico, una religione, un’ideologia, una morale o una collettività: è un non- identificazione consapevole, tenace, rabbiosa, sentita non come evasione o passività, ma come resistenza, sfida, rivolta.
Milan Kundera, lo scrittore che in vita ha deciso di sparire volontariamente dal mondo e dalla scena letteraria, torna nel bellissimo libro di Florence Noiville e ci invita a dimenticare la sua vita e aprire i suoi libri, perché quello che conta è sempre l’opera e non lo scrittore e per lui scrivere è stato soprattutto il viaggio nelle oscure profondità di una barzelletta. E poi quando tutto è finita, strappare tutto!.

