Data di pubbl.: 2026
Pagine: 256
Prezzo: € 19.00
Benvenuti all’Inferno! viene da dire alla fine di questo potente e selvaggio poliziesco di Daniele Sanzone ambientato alla periferia di Napoli fra le Vele di Secondigliano – quelle ancora in piedi – e Scampia, con brevi escursioni nei paesi di Anversa e Melito.
Protagonista Mirco Del Gaudio, a capo del commissariato di Scampia, reduce da tre mesi di ricovero all’ospedale Cardarelli a seguito di un tremendo incidente d’auto che lo ha messo fuori combattimento. Proprio lui, ex promessa olimpionica di boxe, uno sport che gli ha insegnato l’arte del fallimento e quella di rialzarsi sempre in piedi – all’epoca era stato un altro, devastante incidente in moto a spezzare la sua carriera e a incrinare il rapporto con il padre -, uomo integerrimo, padre e marito impegnato a ricostruire un rapporto d’amore con la moglie Sara, tormentato e avvilito dal degrado che lo circonda, disgustato dalla superficiale grettezza del questore e dall’assenza delle istituzioni che si manifestano solo in presenza di guerre di camorra e morti ammazzati. Già, perché la pace non fa cronaca, non interessa a nessuno. E proprio mentre Mirco cercava di riprendersi in ospedale è scoppiata un’altra guerra. La faida fra due clan egemoni, quello dei Carlino padroni di Secondigliano contro i Monfrecola signori di Scampia. Ciascuno vuole la supremazia assoluta e un morto da una parte ne chiama due dall’altra in una escalation che sembra impossibile fermare.
Come se non bastasse, un cane, il piccolo Colt – non come la pistola, ma come il grande musicista Coltrane – della giovane Roberta viene ucciso sotto gli occhi della padrona il giorno dell’Immacolata da un proiettile sparato da un fucile di precisione, un M24 Sniper Weapon System. Insolito e assurdo, pensa Del Gaudio e i suoi uomini con lui, mentre Roberta, disperata, scatena un circo mediatico per sensibilizzare l’opinione pubblica. Un fucile, l’M24, difficile da ottenere e che prevede, inoltre, l’abilità di un cecchino. Non è solo il povero Colt a farne le spese, ma anche altri due abitanti delle Vele le cui abitazioni vengono colpite dagli stessi proiettili. Del Gaudio e i suoi devono dividersi fra il tentativo di fermare l’ennesima guerra di camorra, condita da ‘stese’ e altri morti, e questo enigma che li porterà fino al campo nomadi di Cupa Perrillo alla ricerca dell’arma incriminata o comunque della sua provenienza. Ma tutto quello che Del Gaudio otterrà sarà un ennesimo pugno nello stomaco di fronte alle condizioni di miseria, sporcizia e orrore del campo rom. Cupa Perrillo è la Scampia di Scampia, l’abisso senza remissione, popolato da gente che nessuno vuole, dagli odiati invisibili in una guerra dei poveri senza senso o scopo.
La collaborazione con il capitano Russotto dei carabinieri, grande amico di Del Gaudio, li aiuterà a fare dei piccoli passi avanti insieme ai tentativi di intercettare le conversazioni fra il boss Monfrecola, ai domiciliari, e i suoi accoliti, ma non a impedirne l’assassinio proprio la notte di Capodanno. La cattiveria di Monfrecola gli si è rivoltata contro proprio come un bumerang! Un omicidio per il quale viene arrestato il killer dei Carlino, Ciro Lo Russo, ma è stato davvero lui a uccidere? O la faccenda è molto più complessa e insolita di così?
Un poliziesco potente, come si diceva all’inizio, ma anche profondamente dolente in cui l’autore non fa sconti a nessuno e usa un linguaggio crudo e diretto per raccontare non solo il presente, ma rievocare anche i mille errori commessi in passato. La costruzione dissennata di un quartiere nato, forse, con le migliori intenzioni e poi consegnato all’abbandono e al degrado per insipienza, incuria, indifferenza, da istituzioni e cittadini. Un quartiere da ignorare e nascondere sotto il tappeto come polvere sporca, perché se facciamo finta che una cosa non c’è eccola sparire. Ma, come diceva De André, anche sul letame nascono i fiori. Ecco allora le tante iniziative che Scampia è riuscita a creare e che appaiono in questo libro come il ristorante Chikù di Barbara ed Emma, i bar che producono ottimi caffè e deliziosi cornetti, le tante piccole vite oneste, condannate alla paura e ai soprusi, che però si staccano dai malavitosi, l’opera silenziosa e coraggiosa di sacerdoti come Padre Pizzuti. E ci sono i riti delle feste comandate, l’amore e l’attenzione per il cibo, la condivisione e la comprensione dell’altro, la follia e l’allegria di una città che, proprio come un boxeur, nonostante i pugni presi, è decisa a non arrendersi.
Infine c’è l’autore di questo libro, Daniele Sanzone, leader degli ‘A67 con la loro musica e un motto invincibile: se la paura fa 90, la dignità fa 180.


