Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Luigi Sanvito
Pagine: 551
Prezzo: € 18,00
Un graditissimo ritorno questa nuova avventura dell’ufficiale di cavalleria della Wehrmacht, in forza all’Abwehr – il servizio di controspionaggio creato e governato dall’ammiraglio Canaris nella Germania nazista – Martin von Bora.
Siamo nell’ottobre 1941 e il capitano Martin Bora – dal suo arruolamento ha deciso di eliminare il von – è di stanza nell’Oblast di Brjansk, avamposto russo a nord dell’Ucraina e a est della Bielorussia. In una scaramuccia con l’esercito sovietico ha appena rimediato un braccio rotto e una fuga disperata, durata una settimana, fino al ricongiungimento con il suo battaglione. Vorrebbe riprendersi – la frattura scomposta ridotta dai medici senza anestesia – avere un attimo di quiete prima di rituffarsi nella guerra, ma non è il suo destino. A buttarlo giù dal letto di ospedale all’alba è il tenente colonnello Arland Gummert dell’Ufficio Crimini di Guerra che gli impartisce ordini precisi: visto che con quel braccio al collo in combattimento non può ancora tornare, andrà a Odessa ad indagare sull’omicidio del maggiore Josef Alt, dottore in giurisprudenza e giudice volante, uno degli “specialisti inviati ad accertare gli accadimenti sul campo al fine di valutare la natura di uno specifico crimine, interrogare i testimoni e fare raccomandazioni.” (p. 32). Il maggiore Alt è morto con il cranio sfondato da un colpo di pistola a Spolka, comunità di Tatarka, lungo la strada di Odessa-Ovidiopol. Alt stava indagando su un crimine di guerra commesso dall’NKVD, la polizia segreta sovietica, poco prima della ‘liberazione’ della città da parte delle forze congiunte tedesche e romene. È solo per questo che Martin deve andare fin lì? Per un’indagine che qualunque altro ufficiale tedesco già di stanza a Odessa potrebbe svolgere? Naturalmente no. Come sempre alla missione ufficiale si unisce un incarico ‘sommerso’, qualcosa che Martin ha già affrontato tempo prima in Polonia e che gli è valso il sospetto e il rancore delle SS: scoprire l’esistenza di fosse comuni, il numero, vicino per quanto possibile al reale, dei morti e i responsabili degli eccidi. Di tutto questo, Gummert ha notizie sparse, abborracciate. E all’inizio di una campagna militare – quella contro la Russia sovietica – è importante che si faccia chiarezza su chi e come ha fatto cosa. Qualcuno verrà a coadiuvarlo. Chi, a Martin non è dato sapere, ora, ma Gummert qualche dritta gliela dà: con chi parlare a Odessa e chi evitare. Martin obbedisce a malincuore, il volto solo per un attimo sconvolto. Non è il pericolo a fargli paura, ma la crudeltà senza senso, la morte ingiustificata all’interno di una guerra che ancora ritiene giusta. Solo il tempo e la dura legge dell’esperienza, lentamente, cambieranno lui e le sue idee.
E così parte per questo ennesimo pellegrinaggio nella desolazione di un paese, l’Ucraina, e di una città, Odessa, che da troppi anni non trovano pace e sono intrisi di sangue e disperazione. Molti gli incontri, tanti i pericoli da evitare, difficile per le mappe vecchie, obsolete, orientarsi nella città e nei suoi dintorni. Intricata l’indagine fatta di fili sciolti che stentano ad annodarsi e lo riportano a tratti indietro, a quel 1918 in cui fu il suo padrino e secondo marito di sua madre Nina ad abitare quella incredibile città con l’esercito dell’Impero Austroungarico; come pure il suo padre biologico, l’affascinante Frederick von Bora, acclamato direttore d’orchestra per il quale c’erano donne respinte pronte a tagliarsi le vene.
Il suo singolare ‘Virgilio’ è un vecchio capo cameriere di un famoso hotel cittadino, colui che diventerà suo domestico impeccabile e guida nel passato di Odessa, Kudrin. Ad affiancarlo nel ‘sommerso’, il sacerdote americano-polacco Malecki. A metterlo di fronte all’orrore, alla sua opaca vergogna e inutilità, l’SS Lambert capo delle Einsatzkommando, le squadre della morte artefici degli eccidi di ebrei e civili inermi. Infine, intorno a lui, la città di Odessa, perla del Mar Nero, congerie di mille etnie, bugiarda come bugiardi per definizione sono i suoi abitanti, e quelle terre intrise di sangue che sembrano, costantemente, richiamarne altro. Anche questa avventura si concluderà con un Martin che opera una simbolica spoliazione – cede il suo pastrano a un personaggio emblematico del racconto – e torna alla base. Chissà, forse passerà il prossimo Natale a Lipsia, in famiglia, dalla sua bellissima e giovane moglie Dikta al pensiero della quale la sua mente freme e si consola.
Un libro, come già gli altri della saga, da leggere e assaporare pagina dopo pagina, la migliore delle quali è la discesa e la risalita di Martin Bora a cavallo della famosa scalinata verso il mare del film di Ėjzenštejn La corazzata Potëmkin. Un entusiasmante pezzo di bravura di un’autrice eccellente nel panorama del giallo storico.


