Sacro fuoco – Emmanuel Venet

“Il mondo va veloce, il mondo va forte. Mentre la guerra infuria alle porte dell’Europa, è tempo di erigere dei bastioni contro la barbarie, dei luoghi di pace e convivialità, dei luoghi in cui ritrovare le proprie radici e riconnettersi all’essenziale.”

I libri cercati, scelti, tradotti, editati e pubblicati da Prehistorica Editore sono sempre una gradita sorpresa. Ogni loro volume che tieni tra le mani contiene una originalità magnifica, che va oltre ogni aspettativa. Si manifesta nella trama, o nel linguaggio, o nei luoghi dove la storia è ambientata, o nell’idea di fondo, nei personaggi, e aggiungiamo tutti gli altri aspetti che ci sovvengono. I tanti libri che Gianmaria e Giulia hanno portato in Italia dalla Francia hanno questa caratteristica fondamentale a mio parere, e ce l’ha anche “Sacro fuoco” romanzo scritto da Emmanuel Venet, e tradotto da Alice Laverda.

In questo romanzo, l’originalità si manifesta secondo me nella sua struttura, nella costruzione di un percorso di storie che l’autore mette in tavola, come scoprisse le carte di una mano di gioco. Via via che ce le racconta, l’iniziale sorpresa che ciascuna storia genera nel lettore, apparentemente disorientato dall’entrata in scena di un nuovo ennesimo personaggio, o più d’uno, la sorpresa si disvela, e i nuovi elementi trovano posto sulla strada maestra stimolandoci a trovare un senso logico, una prospettiva comune, un fil rouge.

La vicenda principale del romanzo, è ambientata in una cittadina francese immaginaria, e in gran parte in una cattedrale della cittadina stessa descritta nei minimi dettagli tecnici, tanto da rimandare chiaramente al Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento ( Salomone costruì anche la sua reggia e la portò a compimento in tredici anni. Costruì il palazzo detto Foresta del Libano. Di cento cubiti era la sua lunghezza, di cinquanta cubiti era la sua larghezza e di trenta cubiti era la sua altezza; era su quattro ordini di colonne di cedro e con travi di cedro sulle colonne, e in alto era coperto con legno di cedro sulle traverse che poggiavano sulle colonne, in numero di quarantacinque, quindici per fila.)

I protagonisti sono un religioso di alto livello, e una signora, sposata e con figli. Et voilà, il titolo pare già azzeccatissimo, e ove non fosse per alcuni, le prime righe che l’autore ci regala aiutano meglio a comprendere. Chiarita l’origine della storia fondante di questo romanzo, della trave portante di questa costruzione letteraria, ci accorgiamo dopo un paio di capitoli che era “solo” l’innesco di un incendio più vasto, i cui lapilli daranno fuoco a molti altri eventi, creeranno danni incalcolabili coinvolgendo soggetti ignari e qualche volta innocenti. L’autore arricchisce la vicenda fin quasi alla metà del volume, con storie nella storia, e personaggi che solo per un attimo ci paiono totalmente estranei, ma una volta capito il meccanismo si inseriscono come elementi naturali nel corpo del romanzo. A seguire l’indagine si fa più meticolosa, si cerca il colpevole dell’incendio, il perché di quel sacro fuoco, e magari anche il perché di quel 15 aprile, proprio quel giorno specifico, per arrivare ad un finale curioso, come tutto il romanzo.

Emmanuel Venet è scrittore e psichiatra, e questa sua formazione professionale permette di poter godere di passaggi di scrittura interessantissimi, di presentazione di personaggi più che verosimili, e di riflessioni fra le righe che applichiamo facilmente alla realtà quotidiana che viviamo. Come riportavo all’inizio della recensione, l’autore ci racconto che il mondo va “troppo” veloce, “troppo” forte, la sensazione che andremo presto e pesantemente a sbattere si fa sempre più intensa, come appunto un fuoco che ti avvolge e ti consuma inesorabilmente. Si urla, si sbraita, cresce la violenza ma prima ancora l’ipocrisia, e la solitudine, l’egoismo. Chissà, forse anche questo è un messaggio nascosto nella struttura di questo romanzo, fatto di capitoli che fanno storia a sé, come ciascuno per cui conta solo il proprio io, non considerando che ogni gesto, ogni azione creano conseguenze per la comunità che abitiamo.

“Ma cosa c’è di più rassicurante…di fare <<vetrin-watching>> in centro? Esiste attività più pacifica della spesa in un ipermercato…?”

Ho messo qui, prima di chiudere, questo passaggio, di proposito. Non è un pezzo di recensione di un altro romanzo. Cosa significa?  Tuffatevi in questa lettura, e godetevi il gran finale.

Buona lettura.

Claudio Della Pietà.

Ti potrebbero interessare...

Per continuare a navigare su questo sito, accetta l'informativa sui cookies maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi